La bufala Vannacci
di FERDINANDO PASTORE (Pagina FB)
Il generale Roberto Vannacci ha partecipato alla guerra in Afghanistan nel 2001 in una coalizione a guida Usa, alla guerra civile irachena del 2013 sempre in una coalizione a guida Usa, alla prima guerra civile libica del 2011 supportata dalla NATO, alla forza multinazionale della NATO Stabilisation Force (SFOR), alla missione International Security Assistance Force in Afghanistan capeggiata dalla NATO, all’intervento militare contro lo Stato Islamico del 2014 sotto il comando degli Stati Uniti e all’operazione Inherent Resolve sempre del 2014 e sempre contro l’ISIS sotto la completa egida degli Stati Uniti.
Insomma il legame del generale con la NATO e con gli Stati Uniti appare continuativo e significativo, motivo per cui è davvero assurdo pensare che il suo movimento possa essere stato finanziato dalla Russia. Al contrario, dal dopoguerra in poi, tutti i movimenti neofascisti, Movimento sociale italiano compreso, sono stati appoggiati strutturalmente e finanziariamente, dai servizi segreti anglosassoni. Ordine Nuovo in epoca passata e Forza Nuova in tempi più recenti rappresentano due esempi paradigmatici del connubio tra neofascisti e spioni occidentali. Anche nel caso di Vannacci non si comprende perché le cose debbano essere andate diversamente.
Difatti, quando Vannacci era pressoché uno sconosciuto che si apprestava nel dare alle stampe un libricino autoprodotto, il vangelo progressista “La Repubblica” iniziò a pubblicizzare quotidianamente le idee strampalate dell’aspirante caudillo con titoli sparati a sette colonne. Oggi è “La7” il canale televisivo più attento alle gesta del nostro eroe, pronto a dedicargli anche spazi in esclusiva. Insomma sembra che questo Vannacci faccia davvero comodo al sistema. La sua sola presenza potrebbe portare al tanto sospirato pareggio elettorale che finalmente libererebbe le energie di quell’estremismo di centro rappresentato da una larga coalizione che va da Avs fino a Fratelli d’Italia.
Un buon governo del Quirinale a rappresentare il sovversivismo di quelle classi dirigenti che presero le redini dello Stato nel 1992 e che oggi ci vogliono in guerra. A tutti i costi. E in guerra non c’è alcuno spazio per alcuna critica all’impostazione generale dettata dalle strutture sovranazionali. Altro che Russia, facciamo i seri.
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