Perché i talebani offrono i minerali dell’Afghanistan a Trump?
da START MAGAZINE (Marco Dell’Aguzzo)

I talebani stanno invitando gli Stati Uniti a investire nei giacimenti minerari dell’Afghanistan (già adocchiati dalla Cina) in cambio dello sblocco dei beni congelati. Kabul vuole rientrare in possesso delle riserve della banca centrale depositate all’estero, e spera che le risorse naturali catturino l’interesse di Trump.
Il governo talebano dell’Afghanistan ha offerto agli Stati Uniti l’accesso alle risorse minerarie del paese in cambio di un alleggerimento delle sanzioni e dello sblocco dei beni congelati, come le riserve della banca centrale depositate all’estero. Il ministro degli Esteri Amir Khan Muttaqi ha detto che Kabul accoglierebbe “senza alcun dubbio” gli investimenti americani non solo nell’industria estrattiva, ma anche nei settori dell’agricoltura, delle infrastrutture e del commercio.
I Talebani corteggiano Trump?
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito il ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan nel 2021, dopo vent’anni di guerra, “il momento più imbarazzante nella storia del nostro paese”: la ritirata fu effettivamente caotica e disastrosa, morirono una decina di soldati americani e l’allora presidente Joe Biden venne molto criticato.
Il ministro Muttaqi ha dichiarato al Financial Times che “i rapporti tra l’Afghanistan e gli Stati Uniti non dovrebbero essere valutati sulla base degli ultimi vent’anni di guerra, ma piuttosto sulla base della cooperazione futura. La nostra politica economica”, ha aggiunto, è aperta”. Non ha però specificato se il governo afghano abbia contattato direttamente la Casa Bianca per illustrare i dettagli dell’accordo sulle risorse minerarie.
I minerali dell’Afganistan
Stando alle stime geologiche effettuate dagli Stati Uniti e dal precedente governo afghano, il paese possiede risorse minerarie dal valore di almeno 1000 miliardi di dollari. I depositi – principalmente di rame, minerale di ferro, oro, litio, cobalto e niobio – sono stati avviati a sfruttamento solo in minima parte per via della lunga guerra.
Da quando sono tornati al potere nel 2021, però, i talebani hanno annunciato investimenti minerari dal valore di oltre 7 miliardi di dollari con paesi come la Cina e l’Iran relativamente all’oro, alle gemme e alla cromite (si utilizza principalmente nella produzione dell’acciaio).
L’Afghanistan vuole lo sblocco delle riserve della banca centrale
I talebani stanno mettendo in mostra i giacimenti minerari dell’Afghanistan per convincere Trump a firmare un accordo di investimento, consapevoli dell’interesse del presidente americano per il controllo delle risorse naturali (come in Groenlandia e in Venezuela, ad esempio). Al momento, tuttavia, Trump non ha rilasciato dichiarazioni che facciano pensare a una volontà di avvicinamento ai talebani; ha detto invece che gli Stati Uniti dovrebbero riprendere il controllo della base aerea di Bagram, ma il governo di Kabul è contrario.
Per i talebani, si potrebbe dire che le ricchezze minerarie dell’Afghanistan rappresentano la “merce di scambio” per ottenere da Washington lo sblocco delle riserve della banca centrale depositate all’estero: valgono in tutto circa 9,5 miliardi di dollari, di cui 7 miliardi conservati negli Stati Uniti. Il governo afghano ha bisogno di questi fondi perché il paese si trova in una condizione di povertà estrema, con quattordici milioni di persone – cioè quasi un terzo dell’intera popolazione – che soffrono la fame.
I Paesi che dialogano con i Talebani
I talebani, comunque, non sono completamente isolati a livello globale: la Cina, l’Iran, il Qatar, l’India e diversi paesi dell’Asia centrale hanno aperto dei canali diplomatici con Kabul; e la Russia, dopo aver riconosciuto il loro governo nel 2025, ha firmato lo scorso maggio un accordo di cooperazione militare.
Ma le Nazioni Unite – come ricorda il Financial Times – hanno invitato la comunità internazionale a non normalizzare il governo talebano fintantoché non compirà dei progressi tangibili sul rispetto dei diritti umani, in particolare delle donne e delle bambine. In Afghanistan vige infatti la sharia, la legge islamica, che tra le altre cose limita fortemente l’accesso delle donne alla vita pubblica, all’istruzione e al mondo del lavoro.
FONTE: https://www.startmag.it/energia/afghanistan-stati-uniti-minerali/





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