Cosa ha scritto Trump e cosa dicono i numeri
Se quelli di Bombardier “vogliono il nostro mercato”, ha scritto Trump sul suo social network Truth, “devono costruire qui e smetterla di trattare l’America come un salvadanaio”.
In realtà, l’azienda è molto presente sul territorio americano, dove impiega direttamente circa 3500 persone – soprattutto in Kansas – e dove possiede oltre una decina di stabilimenti, tra siti manifatturieri, uffici, centri di distribuzione e di assistenza. Bombardier, inoltre, è ben inserita nella filiera industriale statunitense e possiede 2800 fornitori sparsi in 47 stati del paese.
Quanto contano gli Stati Uniti per Bombardier
Il gruppo canadese, insomma, è fondamentale per l’occupazione e per l’attività industriale degli Stati Uniti, la stessa che Trump dice di voler incoraggiare. Ma è vero anche il contrario: il mercato americano è cruciale per Bombardier, visto che più della metà delle sue vendite annuali – il 56 per cento nel 2025 – avvengono qui, stando ai dati elaborati da Bloomberg.
Il commercio aerospaziale tra Stati Uniti e Canada
L’attacco diretto di Trump a Bombardier è stato in un certo senso preceduto da una dichiarazione del 9 luglio scorso, quando il presidente ventilò la possibilità di dazi sulle importazioni di aerei commerciali ai sensi del Trade Expansion Act del 1962 poiché questi velivoli verrebbero importati “in quantità e in circostanze tali da minacciare la sicurezza nazionale”.
Il Canada è effettivamente un paese chiave per la filiera aerospaziale americana, sia come fornitore che come cliente: nel 2025 gli Stati Uniti vi hanno infatti esportato prodotti aerospaziali per un valore di 9,4 miliardi di dollari.
La crisi tra Stati Uniti e Canada, in breve
Probabilmente, Trump ha voluto prendere di mira Bombardier anche perché – a suo dire – le autorità di Ottawa avrebbero impiegato molto tempo per approvare due velivoli del principale concorrente del gruppo canadese, ovvero Gulfstream, una controllata della società statunitense General Dynamics.
Più in generale, c’è parecchia distanza ideologica tra Donald Trump e il primo ministro canadese Mark Carney: oltre ad avere delle “idee di mondo” molto diverse, i due la pensano differentemente sul libero commercio. A questo proposito, la Casa Bianca insiste molto sullo squilibrio nella bilancia degli scambi: nel 2025 gli Stati Uniti hanno infatti registrato un deficit commerciale di 48 miliardi di dollari con il Canada, causato principalmente dalle importazioni di greggio.
È anche per questo motivo che Washington ha deciso, a luglio, di non rinnovare automaticamente l’Usmca, cioè il trattato di libero scambio nel Nordamerica: è entrato in vigore nel 2020 in sostituzione del trattato Nafta ed era stato negoziato durante la prima amministrazione Trump, che lo definì “il miglior accordo che abbiamo mai concluso” prima di passare a criticarlo.






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