Il Senato ha approvato la legge elettorale
di L’INDIPENDENTE (Salvatore Toscano)
Lo Stabilicum incassa un altro sì. Il Senato — con 113 voti a favore, 71 contrari e 2 astenuti — ha infatti approvato la riforma della legge elettorale presentata dalla maggioranza, trasmettendo il testo alla Camera per la terza lettura. Sono diverse le novità introdotte, a partire dal parziale sistema di preferenze che permetterà agli elettori di votare non solo il partito ma anche tre candidati. Il capolista sarà comunque bloccato e stabilito dalle varie segreterie. È per questo tra le misure più contestate dalle opposizioni, che oggi in Aula hanno protestato mostrando cartelli con scritto: «No alla legge truffa». Le forze extraparlamentari si concentrano invece sull’approvazione di un altro emendamento, relativo al numero di firme necessarie per candidarsi. Attualmente, con il Rosatellum, ai partiti e ai movimenti non presenti in Parlamento servono 1.500-2000 firme per collegio per presentarsi alle elezioni. La versione dello Stabilicum licenziata dal Senato innalza questa soglia a una cifra compresa tra le 6mila e le 7mila firme per collegio, circa il 300% in più.
Quello messo a punto dalla maggioranza Meloni — a un anno dalle prossime elezioni — è un sistema misto, cioè proporzionale ma con un premio di maggioranza che inevitabilmente altera quel rapporto tra consensi ottenuti e seggi conquistati in Parlamento. Le forze di centrodestra hanno mediato a lungo, trovando una sintesi nella versione approvata oggi in Senato. Venuto meno il cavallo di battaglia delle preferenze pure, Fratelli d’Italia ha dovuto ripiegare su un sistema con capolista bloccato e tre preferenze al seguito. Per i capilista è stata abolita l’alternanza di genere, oggi prevista dal Rosatellum. «State cacciando le donne dal Parlamento», ha detto in Aula Francesco Boccia, capogruppo del Partito Democratico. Le opposizioni hanno votato compatte, annunciando battaglia alla Camera, dove il testo è stato trasmesso per la terza lettura. Il capogruppo di Alleanza Verdi-Sinistra Italiana (AVS) Peppe De Cristofaro si dice convinto del fatto «che la maggioranza speri che la legge elettorale venga affossata alla Camera con il voto segreto perché non sanno come tornare indietro».
Il premio di maggioranza non ha subito modifiche, venendo fissato in 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la lista o la coalizione vincitrice, capace di ottenere almeno il 42 per cento dei voti in ciascuna delle due Camere. La soglia di sbarramento resta al 10% dei voti per le coalizioni e al 3% per le liste. Durante i lavori in Senato è stata operata una stretta verso le forze che non godono di rappresentanza in Parlamento. Per loro, la campagna elettorale inizia diverse settimane prima, con l’onere della raccolta firme. Le prossime tornate rischiano di complicarsi con le nuove soglie stabilite dall’emendamento presentato da Antonella Zedda (FdI). Saranno necessarie 450mila firme per presentarsi in tutto il territorio nazionale, un numero quattro volte maggiore rispetto alle previsioni attuali. Giuliano Granato, co-portavoce di Potere al Popolo, parla di «cifra mostruosa che praticamente nessun partito, nemmeno quelli che hanno i milioni di euro, quelli che hanno decine e decine di parlamentari, riuscirebbero a raccogliere. Però per loro questa regola non vale. Per quelli che sono dentro, ci sono zero firme da raccogliere». Le opposizioni avevano presentato un emendamento per permettere la raccolta digitale, ma è stato bocciato.
FONTE: https://www.lindipendente.online/2026/09/15/il-senato-ha-approvato-la-legge-elettorale/





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