Il confronto. Il 20% di affluenza e la Russia.
di FERDINANDO PASTORE (Pagina FB)
L’ossessione delle nostre classi dirigenti per le autocrazie degli altri nasce dalla loro crisi di credibilità che si può definire irreversibile. Il sistema dei vincoli esterni, della governance manageriale postmoderna e postpolitica, del primato della concorrenza di mercato rispetto alla democrazia economica, non ha alcuna possibilità di conquistare consensi. Può inventarsi situazioni tampone, vezzi scenografici, coalizioni spettacolarizzate o grandi coalizioni, oppure può scatenare guerre di civiltà, esasperare lo stato di eccezione, dividere i consumatori in schieramenti culturali dalla dialettica televisiva manichea, ma non ha più la possibilità di recuperare fiducia.
La ragione neoliberale, il suo apparato post democratico, hanno definitivamente concluso la loro spinta egemonica. Ma per resistere alle intemperie, devono ragionare di nemici, di guerra, di compressione democratica. Cresce in tutti i paesi occidentali un’estrema destra di governo per assolvere a questa mutazione del neoliberalismo. I toni manageriali dei tecnici non bastano più perché ormai screditati. Serve una presa diretta dei capitalisti per proteggere la postdemocrazia dalle influenze degli altri, di chi ancora rifugge dal nostro modello. Il 20% di affluenza alle elezioni suppletive specifica la morte di un intero cartello di potere, quello che ha delegato ai “mercati” la regolazione economica, politica e culturale della società.
Per questo motivo, mentre per sopravvivere il nostro sistema ha necessità di congegnare altissimi sbarramenti elettorali, annullare elezioni, escludere o silenziare formazioni politiche indigeste all’europeismo di guerra, contemporaneamente si indica la Russia (allo stesso modo di Cina, Venezuela, Iran) quale prototipo della dittatura contemporanea. Luogo, la Russia, nel quale il consenso per il governo raggiunge percentuali impensabili se confrontate con quelle delle nostre amministrazioni, che siano di destra o di sinistra. Servono forze di opposizione, che facciano opposizione nella società e di conseguenza anche in sede politica. Non che progettino governi di coalizione nel disinteresse generale. Oggi il disinteresse assume un significato politico. È l’impegno, paradossalmente, a risultare impolitico quando è speso per la sopravvivenza del 20%.
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