Iran, India, Venezuela, petrolio, oro, FED e mega-fusioni: niente è come sembra
da OTTOLINATV ( Il Marru)

USA-Iran: si riaccendono i canali diplomatici
Dopo una fase di costante tensione, emergono segnali di un possibile dialogo diretto tra Washington e Teheran.
Incontri segreti a Istanbul
Secondo The Cradle, emissari statunitensi e iraniani sarebbero pronti a colloqui diretti sul nucleare nella città turca, segnando una discontinuità rispetto alle minacce permanenti.
L’off-ramp è ancora aperta
Asia Times analizza che la via di uscita negoziata con l’Iran esiste ancora e che imboccarla eviterebbe una destabilizzazione regionale ingestibile.
La condizione di Teheran
Haaretz conferma che l’Iran non chiude la porta, ma pone una condizione minima: cessare le minacce pubbliche.
Accordo USA-India: fatto, ma a quali condizioni?
Trump annuncia un importante accordo commerciale con Nuova Delhi, ma i dettagli rivelano contropartite significative e limiti strutturali.
Dazi ridotti al 18%
Nikkei Asia e Reuters riportano la notizia dell’intesa che taglia i dazi sui prodotti indiani.
La diplomazia petrolifera incontra il mercato
Reuters spiega che le pressioni su Delhi per cambiare fornitori energetici non possono piegare le leggi del mercato.
La contropartita sul petrolio russo
The Cradle aggiunge che in cambio di dazi più bassi, Modi avrebbe promesso di ridurre gli acquisti di greggio dalla Russia.
Venezuela: la complessa partita del petrolio
Il Paese sudamericano rimane uno snodo critico per gli equilibri energetici globali.
Riprendersi il petrolio non è facile
Naked Capitalism evidenzia problemi infrastrutturali, di investimento e di controllo per una riconquista delle risorse venezuelane.
Le contromosse di Caracas
The Cradle racconta come il Venezuela stia rispondendo con riforme per tutelare la propria sovranità energetica.
Il modello del regime change 2.0
Responsible Statecraft utilizza il caso Venezuela come esempio dei nuovi metodi di pressione internazionale.
America Latina: Cina e nuovi equilibri
Gli sviluppi venezuelani influenzano l’intera regione, mentre il disaccoppiamento dalla Cina si rivela complesso.
Lo schema Venezuela non è replicabile a Cuba
ZeroHedge riferisce che la Russia insiste sul fatto che lo scenario venezuelano non si ripeterà a Cuba.
L’ancora della Cina
Nonostante l’avanzata delle destre in America Latina, Foreign Policy avverte che il disaccoppiamento economico dalla Cina è tutt’altro che scontato.
Medio Oriente: ridefinizione delle alleanze
Gli equilibri tradizionali nella regione sono in movimento, con nuove rivalità.
Investimenti per influenza
Il Wall Street Journal racconta come gli Emirati Arabi Uniti abbiano investito per assicurarsi influenza politica.
Fine di un’era emiratina?
The Cradle parla del possibile tramonto dell’egemonia degli UAE nel Golfo.
Il nuovo asse Riyadh-Islamabad
Middle East Eye mostra come gli accordi militari del Pakistan lo stiano posizionando nella frattura tra Arabia Saudita ed Emirati.
Cina in ritirata, USA di ritorno
Bloomberg nota un calo dell’influenza cinese in Medio Oriente, mentre Washington riafferma il proprio potere.
Industria globale: dipendenze reciproche
La narrativa del decoupling si scontra con le interdipendenze reali tra le economie.
L’India ha bisogno della Cina
Reuters ricorda che l’India non possiede i capitali necessari per industrializzarsi senza gli investimenti cinesi.
Il mito della reindustrializzazione USA
Il Wall Street Journal smonta l’idea che la reindustrializzazione americana stia decollando.
La robotica occidentale dipende dalla Cina
South China Morning Post e Guancha mostrano come i robot umanoidi di Tesla e gran parte della robotica occidentale abbiano fornitori cinesi.
Mercati: AI, IPO e tensioni finanziarie
Dalle mega-operazioni societarie alle turbolenze nei metalli preziosi.
SpaceX verso la mega-IPO
Reuters rivela che SpaceX ha generato circa 8 miliardi di profitti, preparando il terreno per una gigantesca offerta pubblica iniziale.
Fusione SpaceX-xAI
Financial Times e Bloomberg confermano la fusione tra SpaceX e xAI di Musk.
Stallo nel mondo AI
Il Wall Street Journal racconta del congelamento del mega-accordo da 100 miliardi di dollari tra OpenAI e NVIDIA.
Finanza globale: oro, FED e dedollarizzazione
Le mosse della Federal Reserve sotto nuova guida alimentano la volatilità e le strategie internazionali.
Crolli pilotati sui metalli
Bloomberg analizza come speculatori cinesi possano aver innescato violente discese dei prezzi di oro e argento.
La nuova FED di Kevin Warsh
La nomina del nuovo presidente della FED è analizzata da Financial Times, The Economist e Foreign Policy.
Ritorno al Quantitative Easing
Bloomberg si focalizza sul possibile ritorno al QE sotto la nuova guida.
Acceleratore per la dedollarizzazione
L’Antidiplomatico osserva che una politica monetaria espansiva della Fed rischia di favorire l’abbandono del dollaro come valuta di riferimento.
Il Soddu
USA: “Project Vault”, 12 miliardi per superare la dipendenza cinese dai minerali critici
Gli Stati Uniti stanno lanciando un’ambizioso piano da 12 miliardi di dollari denominato Project Vault, volto a ridurre la dipendenza di Washington dalla Cina per l’approvvigionamento di minerali critici utilizzati nei settori hi-tech e industriali strategici, come terre rare, gallio, cobalto, litio e nichel; il progetto combina un prestito da 10 miliardi della US Export-Import Bank con 1,67 miliardi di capitale privato per creare una riserva commerciale strategica di minerali che possa servire da ammortizzatore in caso di shock di offerta e volatilità dei prezzi. Questa iniziativa rappresenta la prima riserva commerciale su larga scala negli Stati Uniti specificamente dedicata ai minerali critici, in precedenza accumulati quasi esclusivamente per finalità militari; la riserva è destinata a rifornire industrie come automotive, aerospaziale, elettronica di consumo e altri comparti tecnologici dipendenti da catene globali di approvvigionamento. Il progetto dovrebbe includere accordi con grandi aziende, tra cui General Motors, Stellantis, Boeing e società di trading di materie prime per assicurare scorte adeguate e strategie di prezzo stabilizzate. La creazione di un porto sicuro di risorse strategiche si inserisce nel più ampio sforzo di Washington di diversificare supply chain e ridurre le vulnerabilità considerate di interesse per la sicurezza economica nazionale (qui l’approfondimento del South China Morning Post).
Xi Jinping e la strategia sul renminbi come valuta globale
Il presidente cinese Xi Jinping ha delineato una visione strategica per rafforzare il ruolo del renminbi (yuan) sui mercati internazionali con l’obiettivo di farlo diventare una valuta ampiamente utilizzata nel commercio globale e nei mercati finanziari, potenzialmente con status di valuta di riserva internazionale; le sue dichiarazioni, pubblicate ufficialmente nel giornale del Partito Comunista Qiushi, rappresentano alcune delle indicazioni più chiare finora espresse sul progetto di internazionalizzazione del renminbi da parte di Pechino. Xi ha sottolineato la necessità di costruire istituzioni finanziarie cinesi competitive a livello globale, un sistema bancario centrale forte e centri finanziari capaci di attrarre capitali internazionali per sostenere l’uso del renminbi nel commercio e negli investimenti; nel corso delle sue osservazioni, Xi ha insistito sulla costruzione di un potente centro finanziario che possa esercitare influenza su prezzi globali e flussi di capitale, in un contesto di cambiamenti nelle dinamiche economiche globali e crescenti tensioni geopolitiche. Attualmente, il renminbi ha una quota relativamente bassa nelle riserve ufficiali mondiali, significativamente inferiore a quella del dollaro statunitense, ma la leadership cinese ritiene che rafforzare il suo utilizzo internazionale sia un elemento chiave per un sistema monetario globale più multipolare; tale strategia si intreccia con considerazioni su capitale, apertura dei mercati finanziari e competitività delle istituzioni cinesi nel lungo periodo (qui l’approfondimento del Financial Times).
Corea del Sud e Hong Kong: la corsa dell’IA
Durante le contrattazioni di ieri, la somma delle capitalizzazioni di Samsung Electronics e SK Hynix ha superato quella combinata di Alibaba e Tencent, un passaggio simbolico che riflette lo spostamento di attenzione degli investitori verso l’hardware legato alla crescita dell’intelligenza artificiale: il dato è legato alle aspettative su domanda e margini per memorie e componenti destinati a centri dati, acceleratori e infrastrutture di calcolo, dove i produttori coreani sono considerati beneficiari diretti dell’espansione globale della capacità; al contrario, i grandi gruppi internet cinesi, pur investendo anch’essi in intelligenza artificiale, restano più esposti a cicli dei consumi, concorrenza interna e dinamiche regolatorie, oltre a un diverso profilo di crescita e monetizzazione. La variazione relativa delle valutazioni segnala anche un riequilibrio regionale: la catena fisica dell’intelligenza artificiale, fatta di semiconduttori e memorie, sta pesando di più nelle gerarchie di mercato rispetto alle piattaforme digitali tradizionali (qui l’approfondimento di Bloomberg). Intanto, gli accordi e le operazioni legate all’intelligenza artificiale in Cina stanno incidendo sul mercato dei capitali di Hong Kong, dove l’avvio d’anno è stato particolarmente intenso per nuove quotazioni e raccolta: secondo i dati, gennaio ha registrato un ammontare complessivo di collocamenti elevato per questo periodo, con un numero significativo di debutti che include società collegate a progettazione di chip per intelligenza artificiale, sviluppo di modelli linguistici e imprese attive in settori contigui. Il meccanismo è duplice: da un lato l’interesse per applicazioni e infrastrutture di intelligenza artificiale sostiene valutazioni e appetito di rischio; dall’altro, l’accelerazione delle finestre di mercato porta più emittenti a scegliere Hong Kong come piazza di raccolta, anche per la visibilità internazionale e la liquidità (qui l’approfondimento di Bloomberg).
Colloqui Cina-Russia: Groenlandia e Iran come possibili fattori di contesto
Nei colloqui recenti tra Cina e Russia, osservatori cinesi hanno indicato Groenlandia e Iran come possibili elementi di contesto che possono aver contribuito a dare urgenza o direzione alle consultazioni: la Groenlandia entra nel ragionamento per la sua rilevanza strategica e per le ripetute dichiarazioni di Trump sul tema, che hanno riacceso attenzione su Artico, rotte e risorse, oltre alle implicazioni per alleati europei e nordamericani; l’Iran, invece, si collega all’aumento delle tensioni regionali e ai dossier di sicurezza e energia che toccano direttamente gli interessi di Mosca e Pechino, anche in relazione a sanzioni, stabilità dei corridoi e dinamiche con Washington. Il punto centrale della lettura proposta è che l’agenda sino-russa non si esaurisce nel bilaterale, ma intercetta dossier che si muovono su più teatri e che possono rafforzare la logica di coordinamento tra i due Paesi quando percepiscono pressioni o incertezze generate dalle scelte statunitensi (qui l’approfondimento del South China Morning Post).
Trump e Modi: divergenza di tono su petrolio russo e dettagli commerciali
Dopo il colloquio telefonico tra Trump e Modi, le dichiarazioni pubbliche rilasciate dai due leader hanno mostrato una differenza di tono su aspetti chiave, in particolare sul petrolio russo e su elementi commerciali; nella lettura riportata, Trump ha rivendicato impegni o indirizzi più netti da parte indiana su acquisti di greggio e barriere commerciali, mentre la comunicazione indiana è risultata più prudente nel formulare promesse operative e più orientata a presentare l’intesa in termini generali. Un esperto citato dal giornale evidenzia che non sarebbe la prima volta che la parte statunitense anticipa risultati che poi necessitano di conferme in documenti o passaggi successivi. Il quadro rimanda a una dinamica strutturale: Washington tenta di legare energia, commercio e allineamento geopolitico; Nuova Delhi, pur cooperando con gli Stati Uniti, preserva margini di manovra per ragioni di sicurezza energetica e autonomia strategica (qui l’approfondimento del Global Times).
Venezuela: la Cina risponde su un’eventuale azione per la liberazione di Maduro e della moglie
In una conferenza stampa del ministero degli Esteri, la diplomazia cinese ha risposto a una domanda sul ruolo di Pechino nel garantire la liberazione del presidente venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie: la risposta si concentra sul principio di sovranità e sulla posizione di sostegno della Cina al Venezuela, evitando però di dettagliare iniziative operative specifiche o canali di intervento e mantenendo il linguaggio su un piano istituzionale; il tema è collocato nel quadro delle relazioni bilaterali e della linea cinese di opposizione a pressioni esterne e misure coercitive unilaterali, richiamando la continuità della postura diplomatica di Pechino in America Latina dove, negli ultimi anni, sono cresciuti investimenti, scambi e cooperazione energetica. La presa di posizione pubblica, per come viene riportata, mira a chiarire la cornice politica senza trasformare la vicenda in una trattativa esplicitata, lasciando implicito che eventuali contatti o mediazioni non verrebbero discussi nei dettagli in sede di briefing (qui l’approfondimento di Global Times).





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