Iran: rigettata la proposta di Teheran, si muovono i cinesi
di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Davide Malacaria)

Tornano ad addensarsi nubi oscure sull’incerto futuro, che nessuno può prevedere dal momento che dipende da due variabili impazzite: Trump e Netanyahu, che hanno i loro obiettivi all’orizzonte, ma nessuna strategia a lungo termine per raggiungerli, solo tattiche improvvisate.
“Totalmente inaccettabile”. La bocciatura di Trump della riposta iraniana alla proposta di pace americana non poteva essere più decisa e inquietante; né poteva essere diversa dal momento che, ricevuto il documento di Teheran, ha chiamato Netanyahu, che di pace non vuol sentir parlare tanto da dichiarare che “la guerra con l’Iran non è finita“.
Tornano ad addensarsi nubi oscure sull’incerto futuro, che nessuno può prevedere dal momento che dipende da due variabili impazzite: Trump e Netanyahu, che hanno i loro obiettivi all’orizzonte, ma nessuna strategia a lungo termine per raggiungerli, solo tattiche improvvisate.
Tanto per dettagliare, l’obiettivo di Netanyahu è fare di Israele una potenza globale, come denota anche la sua dichiarazione riguardo la prospettiva di “ridurre a zero” il sostegno finanziario Usa all’apparato bellico israeliano; quello di Trump è sopravvivere ai ricatti di Netanyahu e soci e conseguire successi geopolitici pirotecnici dove capita (tranne che in Venezuela, finora non gli è andata troppo bene).
Nell’incertezza, di interesse uno scenario descritto da al Akbhar: “Oggi il mondo intero si trova sulla soglia di un futuro ignoto, che dipende da ciò che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump intende fare riguardo alla guerra in corso”.
“Rimangono pochi margini di manovra, sia a lui che all’Iran, dal momento che gli sforzi diplomatici hanno raggiunto il loro limite. Infatti, ciò che l’Iran ha inviato agli Stati Uniti tramite i mediatori pakistani non era un documento aperto alla negoziazione, come accadeva di solito”.
“I mediatori di Islamabad si sono confrontati su ogni punto separatamente, lavorando per ridurre i margini di manovra di entrambe le parti. E nessuno dei mediatori voleva mettere fretta agli iraniani [all’opposto degli americani ndr.]; piuttosto, ciò che era richiesto a Teheran era una risposta chiara e decisa per determinare la natura della fase successiva”.
Trump potrebbe cedere alle pressioni per un attacco militare, ieri rinnovate dal solito Lindsey Graham, il senatore bombardiere. Le tante e fondate obiezioni sui rischi che comporta la ripresa della guerra per la macchina da guerra Usa e per il pianeta hanno un peso relativo. Pur di disintegrare l’Iran, Netanyahu, che ha un peso quasi decisivo sulla crisi (dove il “quasi” è importante), incendierebbe il mondo. Non è una esagerazione, basti pensare ai danni globali sempre più catastrofici causati dal blocco americano di Hormuz (stanno condannando milioni di persone alla fame; d’altronde gli risulta facile dopo aver già affamato Gaza, Libano e Cuba).
Ora è davvero difficile immaginare come possa proseguire la diplomazia. Secondo Haaretz potrebbe aiutare la visita di Trump a Pechino (13-15 maggio) che, dati i rapporti tra il Dragone, l’Iran e i Paesi del Golfo, inevitabilmente avrà come focus la crisi iraniana.
Secondo Haaretz in quella sede il presidente americano intende chiedere aiuto a Xi Jinping per sbloccare la situazione (in realtà, secondo il media israeliano Trump intende far pressioni in tal senso, ma è irrealistico pensare che abbia la forza per poter esercitare pressioni sui cinesi).
Non sappiamo se un incontro de visu possa rompere lo stallo, anche perché a tale scopo in realtà non servirebbe un confronto ravvicinato perché la Cina è ben presente in questa mediazione, sia attraverso l’alleato Pakistan sia in maniera diretta, tanto da aver lanciato una proposta in quattro punti per risolvere la criticità, proposta subito accolta dall’Iran.
Non la riportiamo perché è talmente generica da avere un mero valore simbolico: dimostrare l’interesse di Pechino per la questione. Ma è importante che sia arrivata subito dopo la bocciatura della proposta iraniana da parte di Washington. Serve a tentare di rilanciare la diplomazia e, si spera, ad allontanare le bombe.
Anche se la Cina riuscisse a superare la palude, sembra probabile che a mediare tra le parti rimarrà il Pakistan, che grazie a questo ruolo si è attirato interesse e rispetto internazionale. E, insieme, anche le bombe: ieri, giornata cruciale per le trattative, un attentato suicida ha ucciso 14 uomini delle forze di sicurezza.
Quanto alla guerra pregressa, o fase iniziale della stessa nel caso riprendesse, notevole quanto ha scritto su Arab News (riportato da Middle East Eye) il principe Turki al-Faisal, a capo dei servizi segreti dell’Arabia Saudita per oltre due decenni, secondo il quale il suo Paese ha sopportato con pazienza i danni subiti, opponendosi al “piano israeliano volto a scatenare una guerra tra noi e l’Iran”.
“Se il piano israeliano di scatenare una guerra tra noi e l’Iran fosse andato a buon fine, la regione sarebbe precipitata nella rovina e nella distruzione […]. Migliaia dei nostri figli e delle nostre figlie sarebbero andati perduti in una battaglia in cui non avevamo alcun interesse. Israele sarebbe riuscito a imporre la propria volontà sulla regione e sarebbe rimasto l’unico attore presente nel nostro territorio”.
#TGP #Geopolitica
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