Terre rare e basi militari: gli USA stanno conquistando la Groenlandia senza invaderla
di L’INDIPENDENTE (Giorgia Audiello)
Non occorrono armi e soldati per conquistare la Groenlandia come minacciato mesi fa dal presidente statunitense Donald Trump: gli Stati Uniti, infatti, hanno mezzi più accomodanti per controllare l’isola e le sue ingenti risorse, tra cui la leva economico-politica. Proprio recentemente, la società statunitense quotata in borsa Critical Metals ha stretto un accordo col governo di Nuuk, attraverso il quale ha ottenuto il controllo del 70% di 60° North ApS (società che fornisce servizi di logistica a supporto delle operazioni minerarie) accelerando così lo sviluppo del progetto del giacimento di Tanbreez, un’importante riserva che comprende 4,7 miliardi di terre rare. Allo stesso tempo, Washington è in trattative con le autorità della Groenlandia per espandere le sue basi militari sull’isola, dove gli USA gestiscono già la base spaziale di Pituffik nell’estremo nord. La strategia della potenza a stelle e strisce è chiara: dopo aver “distratto” i governi europei ventilando un’invasione remota dell’isola, Washington ha agito dietro le quinte sfruttando il cosiddetto soft power per essere competitiva nella corsa alle terre rare, fondamentali per tenere testa alla Cina e alimentare diversi settori, dall’energia pulita alla mobilità elettrica, dalla difesa all’aerospazio fino alla robotica e le tecnologie avanzate. In questo contesto, la grande esclusa risulta l’Unione europea.
«Le nostre attività in Groenlandia consentono di sfruttare uno dei giacimenti di terre rare più ricchi e ancora inesplorati al mondo» ha annunciato Critical Metals, aggiungendo che le terre rare «alimentano settori cruciali […] accelerando l’innovazione e guidando la transizione energetica globale». Il giacimento di Tanbreez possiede una percentuale importante della fornitura mondiale di materiali critici, sebbene la Cina resti la nazione con le disponibilità più alte di queste risorse strategiche. In particolare, il giacimento groenlandese contiene Ittrio (45 per cento), terbio (45 per cento), disprosio (62 per cento), gadolinio (35 per cento), lutezio (80 per cento) e samario (19 per cento). È anche noto per le elevate concentrazioni di zirconio (Zr), niobio (Nb), tantalio (Ta), afnio (Hf) e gallio (Ga). La riserva «rappresenta la maggior parte della fornitura globale di zirconio metallico, fondamentale per le armi ipersoniche e relativamente facile da estrarre da questo tipo di minerale». Inoltre, il giacimento – situato nel sud dell’isola, a circa 35 chilometri dall’aeroporto internazionale di Narsarsuaq – è particolarmente importante perché un quarto delle sue terre rare è classificato come «pesante», ossia essenziali per il settore della difesa.
Con questa mossa, l’amministrazione di Donald Trump sta perseguendo un duplice obiettivo: emanciparsi dalla dipendenza cinese di terre rare e indebolire l’Unione europea, che risulta la grande sconfitta nella corsa all’accaparramento di queste risorse essenziali. Mentre al momento la Cina possiede ancora il monopolio globale, controllando circa l’85% dell’offerta totale, l’UE – in seguito all’accordo sottoscritto tra la società americana e il governo della Groenlandia – ha perso un’importante fonte di approvvigionamento. Il che rende difficile attuare l’agenda ecologica e i piani di difesa di Bruxelles, decretando anche l’impossibilità dell’autonomia strategica tanto invocata dall’esecutivo comunitario e dai governi europei. L’Ue non è stata in grado di prevedere la mossa di Washington, nonostante gli USA avessero già mostrato l’intenzione di primeggiare nel settore delle terre rare quando Trump aveva prospettato all’Ucraina aiuti economici e militari in cambio della possibilità di sfruttare le sue riserve di terre rare.
Anche sul fronte del controllo militare dell’isola, gli Stati Uniti stanno lavorando col governo di Nuuk per incrementare la loro presenza in un territorio strategico per il controllo dell’Artico: il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen ha fatto sapere, infatti, che sono in corso negoziati tra Groenlandia, Danimarca e Stati Uniti per concedere nuove basi militari sull’isola agli USA, sebbene nessun accorso sia ancora stato raggiunto. Secondo alcuni funzionari statunitensi, i colloqui vertono sulla possibilità di nuove installazioni militari nella Groenlandia meridionale, tra cui Narsarsuaq e Kangerlussuaq, entrambe ex basi militari americane. Al momento gli Stati Uniti hanno una sola base importante sull’isola, quella spaziale di Pituffik, un’installazione chiave per l’allerta missilistica e la sorveglianza spaziale. L’intento di Washington è chiaramente quello di contenere Russia e Cina nella crescente competizione nel territorio artico. L’isola è infatti fondamentale per il controllo e la difesa dell’Atlantico settentrionale, il monitoraggio missilistico e l’accesso alle regioni polari.
La Groenlandia è stata chiara sul fatto che la sovranità dell’isola non è oggetto di negoziazioni, sebbene il governo sia aperto a una collaborazione con gli Stati Uniti in materia di difesa, sviluppo economico e risorse minerarie. La Groenlandia è un territorio autonomo della Danimarca che gode di potere legislativo e giudiziario proprio oltre che di gestione delle risorse naturali. La Danimarca resta invece a capo delle scelte di politica estera, di difesa e sul controllo delle finanze. Sebbene il governo locale voglia difendere la sua sovranità, la cessione del controllo delle risorse minerarie e il possibile ampliamento della presenza militare USA appaiono già come forme indirette di cessione di sovranità.
In definitiva, gli USA con una sola mossa hanno messo fuori gioco l’Ue, si sono potenzialmente emancipati dalle terre rare cinesi e potrebbero ottenere un controllo più stringente sul territorio artico. Ancora una volta, l’Ue non è stata in grado di prevedere e anticipare le mosse di Washington che sta riuscendo a conquistare la Groenlandia senza sparare un colpo.





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