di TERMOMETRO GEOPOLITICO
IRAN-USA, IL TRANELLO DELL’URANIO – “Netanyahu spinge Trump al blitz che può riaprire la guerra”
Veti reciproci tra Iran e USA, trattativa bloccata. Si rischia che gli americani assecondino l’idea israeliana di prendersi l’uranio arricchito di Teheran
La proposta americana non va bene agli iraniani e la risposta di Teheran non piace a Trump. La trattativa Iran-USA è punto e a capo. E c’è il rischio, spiega Fabio Mini, generale già capo di stato maggiore della NATO per il Sud Europa e comandante delle operazioni di pace della NATO in Kosovo, che gli Stati Uniti seguano per l’ennesima volta la strategia di Israele, mettendo in conto un nuovo passo falso. L’obiettivo stavolta sarebbe un’azione in territorio iraniano per prendersi l’uranio arricchito. Una missione potenzialmente foriera di conseguenze gravissime, che se fallisse potrebbe danneggiare pesantemente gli Stati Uniti.
Il vero problema nell’area è che Israele continua nella sua strategia di guerra e fino a che non cambierà idea su questo punto il Medio Oriente non sarà mai stabilizzato. L’unica strada per uscire dal conflitto sarebbe l’abbandono da entrambe le parti dei rispettivi piani massimalisti e una trattativa serrata di confronto su tutti i problemi da affrontare, a partire dallo stretto di Hormuz, per finire al nucleare, ai proxy iraniani o alle garanzie per evitare nuovi attacchi all’Iran. Intanto per Trump il cessate il fuoco è in condizioni critiche.
Le richieste americane sono state giudicate eccessive, mentre Teheran presenta la sua risposta come generosa e razionale. Per Trump, però. è inaccettabile. Intanto Netanyahu dice che la guerra non è finita e che bisogna andare a prendere l’uranio arricchito dell’Iran. Dove si va a parare?
Trump, che non è assolutamente indipendente nelle sue decisioni, ha bisogno a tutti i costi di trovare il modo per presentarsi a Xi Jinping tra pochi giorni, non dico come il vincitore, ma come colui che sta dettando legge. Però si sta allineando in tutto e per tutto a quello che chiede Netanyahu. E una delle cose che vuole Israele, che Tel Aviv crede di poter realizzare, è fare un blitz per andare a prendersi gli oltre 400 chili di uranio arricchito di cui disporrebbe l’Iran.
Ci sono delle difficoltà tecniche, perché, tra l’altro, l’uranio è allo stato liquido. Gli israeliani sono abituati a tentare operazioni del genere, con forze di terra, eventualmente partendo anche da basi vicine, come quelle dei curdi, per puntare ai depositi dove si troverebbe l’uranio. Trump dice di sapere esattamente dove si trova e di conoscere tutto ciò che è necessario per dare il via a un’azione del genere. Netanyahu, tuttavia, ha già “fregato” una volta Trump, trascinandolo nella guerra con Teheran e non è escluso che questo sia un altro tranello.
Se il blitz andasse male sul terreno potrebbero rimanere molti morti, da una parte e dall’altra, se non addirittura prodursi un incidente nucleare di quelli che porterebbero gli Stati Uniti non solo a perdere la faccia, ma a perdere tutto: non avrebbero più posto dove nascondersi a partire dalle Nazioni Unite e dalla NATO. Bisogna stare attenti alla capacità di Israele di “tirare il bidone” agli americani. Se poi l’azione andasse a buon fine non è detto che agli iraniani si faccia davvero un dispetto.
Gli iraniani non possono accettare di spostare 400 chili di uranio, per una questione di prestigio. Ma se dovessero portarglieli via per loro non sarebbe un grosso problema, tanto avevano detto che erano disposti a non arricchirlo più per decenni.
A cosa servirebbe allora l’operazione?
I 400 chili di uranio sarebbero l’esca attaccata all’amo per realizzare con gli americani un’operazione dentro i confini dell’Iran.
Se anche il blitz fosse un successo il problema dello stretto di Hormuz rimarrebbe intatto: non servirebbe a risolvere davvero la situazione?
Certo, assolutamente. Anzi, la situazione si aggraverebbe. Se Israele continuerà a bombardare il Libano e l’Iran, Teheran dovrà rispondere. E allora si ritorna a Hormuz e anche a Bab-el-Mandeb. Se non si va a un tavolo di negoziato e l’Iran abbassa il livello di ambizioni non cambierà niente: non si può pensare di imporre agli americani delle condizioni per cui apparirebbero come i perdenti assoluti. E la stessa cosa non deve succedere a parti inverse. C’è bisogno di una bella conferenza internazionale o anche un incontro bilaterale, in cui si analizzino tutti gli elementi della questione e si trovi un accordo.
Perché non si percorre questa strada?
Questa è una teoria, ma prima, o allo stesso tempo, occorre convincere gli israeliani di smetterla, ottenendo un congelamento totale delle loro operazioni militari. Fino a quando gli israeliani non smettono di fare la guerra, che loro considerano ormai permanente, tutti questi ragionamenti rimangono oziosi. Il nodo non è tra America e Iran, il nodo è Israele. In questa parte del mondo sono 80 anni che si va avanti così.
La trattativa non è mai partita veramente, di chi è la colpa?
Tutti criticano l’Iran per le sue pretese massimaliste, ma se andiamo a vedere cosa pretendono gli americani, altro che massimalisti: vogliono l’azzeramento dell’Iran, perché Israele vuole azzerare l’Iran, mantenendo gli iraniani sotto controllo. Nella sostanza ci terremo questa crisi energetica ancora per un po’.
intervista di Paolo Rossetti al Generale Fabio Mini

FONTE: https://www.facebook.com/TermGeopol/posts/pfbid02GPuMgCPfhjqoafnsSUQofzTzTkg6wZotoMdK1LhCZp41ZESLUzTr2YTsjHfvwYXgl
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