Era nell’aria da giorni, ora è ufficiale: il Dipartimento della Giustizia Usa ha ufficialmente incriminato l’ex presidente cubano Raul Castro, 94 anni, per l’abbattimento di due Cessna Skymaster dell’organizzazione basata a Miami Brothers to the Rescue, oppositrice al regime socialista di L’Avana, avvenuta nel 1996 quando il fratello di Fidel Castro era Ministro della Difesa. L’accusa è pesantissima: omicidio e cospirazione per uccidere cittadini americani, un combinato che a livello federale è potenzialmente punibile con l’ergastolo o con la pena di morte in presenza di aggravanti.
Todd Blanche, che guida temporaneamente il Dipartimento della Giustizia dopo il licenziamento di Pam Bondi da parte del presidente Donald Trump, ha comunicato l’incriminazione di Castro evidenziando che si tratta della prima volta che la giustizia a stelle e strisce chiama in causa un esponente di spicco del regime cubano. E che esponente: Raul Castro ha attraversato tutte le epoche dalla Rivoluzione cubana del 1959 a oggi e a dieci anni dalla morte del fratello maggiore, è stato tra gli oltranzisti dell’opposizione a Washington nel pieno della Guerra Fredda ma nello scorso decennio, mentre era presidente (in carica dal 2008 al 2018), ha anche patrocinato la breve distensione concretizzata con la visita del presidente Barack Obama a Cuba nel 2016 dopo complessi negoziati mediati dal Vaticano.
Assieme a Castro sono stati incriminati gli allora piloti e ufficiali dell’Aeronautica di Cuba Lorenzo Alberto Perez-Perez, Emilio Jose Palacio Blanco, José Fidel Gual Barzaga, Raul Simanca Cardenaz e Luis Raul Gonzalez-Pardo Rodriguez. Secondo le accuse, questi ultimi avrebbero supervisionato alle operazioni di addestramento dei piloti deputati a controllare lo spazio aereo dell’Isla Grande dall’intrusione di possibili aerei civili statunitensi chiamati a controllare i movimenti degli esuli che a più riprese lasciavano Cuba in tempi di grande difficoltà economica e sociale.
Tutto questo, chiaramente, con l’obiettivo di abbattere i velivoli di organizzazioni come Brothers to the Rescue. E c’è di più: le accuse parlano di operazioni d’infiltrazione dell’intelligence cubana nell’organizzazione basata a Miami con l’obiettivo di trasmettere poi a L’Avana informazioni precise su come, dove e quando colpire eventuali aerei che avessero violato lo spazio aereo cubano. La torbida vicenda del 24 febbraio 1996, quando i due Cessna furono colpiti dai MiG cubani, richiama a un’epoca buia della storia di Cuba e dei rapporti con gli Usa. Un’epoca di grande fragilità interna del Paese e del regime, segnata dal “Periodo Speciale” di austerità e scarsità di risorse interne, dalla fuga massiccia dei profughi e dalla crisi del regime castrista, ma anche da un’intensificazione della pressione della comunità cubana esule e dei suoi referenti politici per il rovesciamento del regime.
Fu in quegli anni che si creò il blocco politico-sociale, spesso vicino al Partito Repubblicano, dei “Cubani di Miami”, divenuti un elemento chiave per la prosperità del Grand Old Party in Florida, trent’anni dopo ormai Stato solidamente rosso, e a livello nazionale. A Cuba, peraltro, proprio per questo organizzazioni come i Brothers to the Rescue sono sempre state viste con sospetto perché operanti in quella zona grigia tra umanitarismo, sostegno ai profughi, pressione geopolitica che spaventa chi, come l’apparato di governo di L’Avana, vive dal 1959 in un contesto di stato d’assedio. E oggi, spingere per l’incriminazione di Castro non significa solo, o forse significa solo secondariamente, cercare di capire cosa provocò la morte di quattro piloti dei Cessna abbattuti o fare chiarezza sui fatti dell’epoca.
Significa mandare un potente messaggio politico mentre Washington e L’Avana sono impegnate in una competizione serrata, con l’embargo che stritola Cuba, il presidente Miguel Diaz-Canel che cerca di mediare tra richieste perentorie di concessioni politiche a Washington e la pressione interna per il carovita e le carenze energetiche e diverse frange degli apparati americani che sperano in un regolamento di conti definitivo. Non a caso sono stati i deputati repubblicani della Florida Mario Diaz-Balart, Maria Elvira Salazar, Carlos A. Gimenes e Nicole Malliotakis a chiedere a febbraioa Trump di consegnare Castro alla Giustizia, e non a caso della Florida è originario nientemeno che Marco Rubio, Segretario di Stato e Consigliere alla Sicurezza Nazionale, figlio di esuli cubani, fautore della massima pressione sul regime.
L’idea che presto Trump e la sua amministrazione possano svelare le carte contro Cuba, chiedendo una capitolazione totale di fronte alle richieste di allineamento americane, è sostenuta dalle mosse ispirate da Rubio e dal suo partito. E tutto passa per l’incriminazione di Castro, 94enne che è più un simbolo che una minaccia reale per la politica americana. Così come è un simbolo la percezione statunitense che Cuba possa essere un pericolo per la sicurezza nazionale, ultimo relitto di una Guerra Fredda mai davvero archiviata dai pensatori strategici di Washington.






Commenti recenti