Israele sull’orlo dell’abisso
di GIUBBE ROSSE NEWS (Target)
Nel podcast di stamattina, ho usato l’espressione “psicopatologia collettiva” per definire l’ideologia sionista. E, mi sembra, gli avvenimenti delle ultime ore stanno confermando che ormai Israele è un paese totalmente fuori controllo, in preda ad una follia distruttiva ma anche autodistruttiva.
Definiamo un attimo il contesto generale. Ormai da settimane la Cisgiordania occupata è teatro di violenze continue, coordinate tra le milizie dei coloni di ultradestra e l’IDF, che fanno il paio con crescenti spinte amministrative e legislative per espandere gli insediamenti illegali, annettere più porzioni di territorio, e cacciare quanti più palestinesi possibili, con ogni mezzo. Parliamo di migliaia e migliaia di sfollati.
A Gaza, il finto cessate il fuoco ha prodotto in questi otto mesi oltre un migliaio di morti, i bombardamenti – dal cielo, dal mare e da terra – sono continui. L’ingresso degli aiuti (sempre mantenuto molto al di sotto di quanto concordato) è stato nuovamente sospeso. La linea gialla viene continuamente ed arbitrariamente spostata, e il governo israeliano dichiara pubblicamente di voler espandere la zona di occupazione dall’attuale 60% ad almeno il 70.
Non passa giorno senza che esponenti del governo – e non solo i soliti Smotrich e Ben Gvir, ma anche il ministro della difesa Katz ed altri – rilascino dichiarazioni di fuoco, vere e proprie orgogliose rivendicazioni di crimini di guerra.
La crisi dell’IDF, denunciata dal capo di stato maggiore Halevi settimane fa non fa che aggravarsi, mentre decine di migliaia di haredim protestano contro la legge che vorrebbe costringerli a prestare servizio militare come tutti, e la polizia ne reprime le manifestazioni con violenza.
In questo quadro, Trump firma il Memorandum d’Intesa con l’Iran, che contempla la fine delle ostilità in tutta la regione, e segnatamente in Libano. L’intero governo di Tel Aviv, Netanyahu compreso, fa orecchie da mercante e prosegue con i bombardamenti ed i tentativi di avanzare sul terreno. Mentre Hezbollah risponde duramente (tra ieri e oggi almeno 5 o 6 morti, tra cui un paio di alti ufficiali), l’Iran sospende l’incontro delle delegazioni negoziali in Svizzera. Oggi Trump chiama Netanyahu imponendogli di smettere, e viene concordato un ennesimo cessate il fuoco a partire dalle 16.00. Neanche 5 minuti più tardi, ripartono gli attacchi israeliani. E per capire qual è il livello di follia che ormai anima lo stato ebraico, basta sentire quel che dicono le TV israeliane. Channel 12: “Un cessate il fuoco non significa smettere di sparare. Significa non intensificare gli attacchi.” Channel 15: “Se Hezbollah tenterà di contrastare gli avanzamenti israeliani nel sud del Libano, ci difenderemo e contrattaccheremo.” Delirio allo stato puro.
Con ogni probabilità, tutto questo non cesserà finché Teheran non deciderà per un massiccio attacco su Tel Aviv, tale da mettere in ginocchio questa banda di fuori di testa. Ma questa è un’altra storia…
Il punto è che, con tutta evidenza, Netanyahu – sia pure obtorto collo – capisce che non può arrivare a rompere con Trump e gli Stati Uniti, poiché – come gli ha ricordato oggi Vance – “sono gli unici al mondo disposti ancora a difendere Israele”. Ma al tempo stesso appare chiaro che sta perdendo il controllo sul suo stesso governo, che l’esercito comincia a fregarsene degli ordini ricevuti dal vertice politico, che – insomma – la crisi interna sta diventando ingovernabile, e si prospettano giorni assai difficili. Tutto è ormai possibile, forse anche prima della scadenza elettorale di settembre. Negli scenari peggiori, la secessione della Galilea e Samaria, o la guerra civile, passando per un pronunciamento militare per contestare la linea politica di Netanyahu. Il quale è ormai tra l’incudine e il martello, e la sua proverbiale abilità di politico navigato potrebbe stavolta non bastare a salvarlo. Paradossalmente, la sua caduta però potrebbe significare un passo avanti verso l’abisso.
Fonte: https://t.me/rossobruni/62920





Commenti recenti