L’alleanza per la Costituzione senza la Costituzione.
di FERDINANDO PASTORE (Pagina FB)

Esiste questo richiamo consolatorio. Un rifugio prospettico quando mancano le parole. La Costituzione è evocata a mo’ di facciata, è argomento buono per tutte le stagioni. Negli anni è diventata una pièce teatrale, un monologo da recitare con tono ampolloso, un oggetto di antiquariato da collezionare. Insomma è la più bella del mondo, ma nulla più di questo.
Il motivo è semplice. Da qualche decennio la Costituzione non è più in vigore. I suoi canoni non ordinano più la nostra collettività che si muove seguendo altre tracce esistenziali e politiche. Il riferimento continuo alla Carta diventa così esercizio di maniera, un rimbombo retorico impercettibile per quelle masse ancora incatenate al territorio e poco avvezze alla letteratura intimista e autocompiaciuta del progressismo adolescenziale, sempre così affascinato della propria catechesi moraleggiante.
Non c’è più Costituzione perché quella serie di articoli non voleva comporre un culto asfittico o un’orazione assembleare. La grande novità storica che la Carta interpretò alla perfezione risiedeva nel riconoscimento della lotta di classe quale motore della democrazia. Le libertà positive si agganciavano a quelle negative, tipicamente liberali, per far scorgere all’orizzonte pennellate di socialismo. Lo Stato rimuove gli ostacoli posti dall’ingiustizia congenita al sistema capitalista. L’iniziativa economica individuale ha la strada sbarrata di fronte all’utilità sociale. Il lavoro è un diritto effettivo promosso dalla sfera pubblica. Pronunciati così, questi postulati costituzionali, sembrano oggi fantascienza.
Già perché non può esservi alcuna rimozione degli ostacoli quando il pareggio di bilancio impone spending review. Non c’è alcuna utilità sociale nella libera circolazione dei capitali o quando si vogliono attirare investitori esteri. E non c’è lavoro se la piena occupazione è sottoposta al funzionamento di un mercato “fortemente competitivo”, così come statuiscono Maastricht e Lisbona. La nostra nuova Costituzione economica, eretta dalla rivoluzione civile del 1992 e sigillata da Mani Pulite, pretendeva la socializzazione dell’individualismo concorrenziale. E da allora la Presidenza della Repubblica protegge in via sovversiva quell’assetto. Che è anticostituzionale.
Quindi, per carità, è sempre bene difendere ciò che resta della Carta dagli ultimi assalti eversivi della nostra infima classe dirigente, ma la sua esposizione a baluardo programmatico di governo è involontariamente comica. Tra l’altro è altresì comico presentare un’alleanza per la Costituzione con chi ha contribuito, più di ogni altro, a distruggerla negli anni, svuotandola di ogni contenuto sostanziale.
Non è un caso che a quei sabotatori, sempre poco appariscenti e così aristocraticamente presentabili, interessa principalmente una sola carica, quella di stanza al Quirinale. Il luogo nel quale si progetta da almeno trent’anni la definitiva liquefazione dei principi costituzionali. Così come desiderato dai grandi fondi di investimento internazionali, così come immaginato da vecchie logge massoniche e così come imposto dagli enti sovranazionali. La Seconda Repubblica è stata solo il braccio armato di questa conventicola. Ed è proprio la Seconda Repubblica che andrebbe sconfitta definitivamente. Quella sì che sarebbe un’alleanza.
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