Come è misera la vita negli abusi di potere
di LA FIONDA (Salvatore Bianco)

«Come è misera la vita negli abusi di potere».
Come è misero l’appello alle ragioni dell’ordine e della sicurezza se, in suo nome, si finisce per rendere accettabile la più grave violazione della dignità della persona umana, il cui rispetto costituisce un limite invalicabile, come afferma la Costituzione.
Non c’è bisogno di scomodare disegni o regie occulte per rendere ancora più insopportabile la tragedia della morte di Abderrahim Fakir, avvenuta ieri durante un fermo di polizia a Bologna. È già insopportabile così, perché sembra iscriversi in una dolorosa continuità che richiama alla memoria le tragiche vicende di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Riccardo Magherini, Carlo Giuliani, Giuseppe Uva e di tante altre.
Ogni storia è diversa. Ogni responsabilità va accertata. Ma ogni volta ritorna la stessa questione: l’esibizione della violenza repressiva più brutale è anche il volto di uno Stato sostanzialmente assente e impotente, che agisce nel vuoto dei legami sociali e dei progetti collettivi.
Puntare irresponsabilmente tutto sulla paura, ieri come oggi, intossica la convivenza civile. Alimenta diffidenza, esaspera i conflitti e finisce per gravare anche su chi è chiamato a garantire l’ordine pubblico. Al di là delle responsabilità individuali, che dovranno essere accertate, esiste una questione più profonda che riguarda la qualità della nostra democrazia e richiede una profonda rigenerazione etica. La politica e le istituzioni dovrebbero farsene carico, riscoprendo la capacità di esserne all’altezza.
Ad Abderrahim Fakir e ai suoi familiari sono dovute verità e giustizia. A tutti noi spetta il dovere di non assuefarci all’inaccettabile.
FONTE:https://www.lafionda.org/2026/07/20/come-e-misera-la-vita-negli-abusi-di-potere/





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