Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha scelto la cautela e la pazienza come risposta alla decisione dell’amministrazione Trump di imporre un dazio del 25% sulle importazioni brasiliane. Durante una visita all’Istituto Oswaldo Cruz, a Rio de Janeiro, Lula ha chiarito che non intende alimentare una spirale di scontri.
“Il Brasile non ha nessun interesse a fare una guerra”, ha affermato il presidente, ribadendo un concetto che dice di aver già espresso tre volte a Trump. “Noi qui siamo di pace”. L’unico terreno su cui Lula dice di volersi confrontare con il presidente statunitense è quello delle parole e della verità. “Io voglio provare al mondo chi sta dicendo la verità in questa guerra tariffaria tra Brasile e Stati Uniti”, ha dichiarato. Secondo Lula, il magnate USA “dovrà imparare a fare la guerra con un’altra arma, che è l’arma della parola”.
LULA DESAFÍA A TRUMP: “QUIERO HACER UNA GUERRA DE LA NARRATIVA Y DE LA VERDAD.”
Luiz Inácio Lula da Silva, afirmó que no busca un conflicto con Estados Unidos, pero aseguró que enfrentará a Donald Trump en el terreno del discurso tras la imposición de nuevos aranceles del… pic.twitter.com/iCMoAgeDGq
— Fabian Dicosta (@fabiandicosta) July 17, 2026
Il presidente brasiliano ha giustificato il suo silenzio sulla nuova misura vessatoria contro il Brasile con un ragionamento politico preciso: finora Trump non si è espresso direttamente sull’argomento. “Non ho parlato del ‘tarifazo’ perché fino ad ora Trump non ha parlato”, ha spiegato Lula, sottolineando che i commenti sono arrivati solo da funzionari di secondo livello del governostatunitense. “Quando Trump parlerà, parlerò anch’io”, ha ribadito il presidente, stabilendo un confronto diretto e paritario da capo di Stato a capo di Stato.
In parallelo, Lula ha rivendicato la sovranità del Paese sudamericano. “Il Brasile non accetta che nessun altro Paese al mondo lo sfidi”, ha dichiarato in un passaggio della sua agenda a Rio. “Noi vogliamo rispetto così come diamo rispetto a tutti”.
La posizione ufficiale del governo brasiliano, per ora, è affidata a una nota diffusa dalla Segreteria di Comunicazione Sociale della Presidenza, che ha definito il dazio nordamericano un “episodio deplorevole” nelle relazioni bilaterali, segno dell’abbandono degli impegni storici di cooperazione. Il governo ha già annunciato l’avvio delle procedure per applicare la Legge della Reciprocità Economica e il ricorso all’OMC, oltre al rafforzamento del programma “Brasile Sovrano” per sostenere le imprese colpite.
Secondo il professore dell’Università di Brasilia José Luis Oreiro come riporta il quotidiano Brasil de Fato, l’impatto concreto sull’economia brasiliana potrebbe essere più contenuto di quanto il discorso di Trump lasci intendere. “La partecipazione degli Stati Uniti nelle esportazioni brasiliane è al suo minimo storico, rappresenta meno del 10%”, ha spiegato. Da quando lo scorso agosto furono applicate altre tariffe, ha osservato Oreiro, il Brasile ha già dirottato parte dei suoi scambi verso Cina e Unione Europea. “La misura produrrà l’effetto opposto a quello voluto: metterà il Brasile ancora di più nel polo della Cina”, ha concluso.
Dai documenti emersi in questi giorni, emerge anche una pressione più politica: secondo quanto divulgato, l’amministrazione Trump avrebbe chiesto al Brasile di bloccare gli investimenti cinesi nei settori minerari e delle terre rare e di aprire completamente il mercato nazionale ai prodotti USA. Per l’analista internazionale Amanda Harumy, la mossa ha un chiaro carattere di ingerenza politica, con l’obiettivo di isolare l’America Latina dall’influenza cinese in un mondo sempre più multipolare. “La Cina è il maggior partner commerciale del Brasile”, ha ricordato Harumy. “Il tentato ‘ricatto’ della Casa Bianca mostra il carattere politico della questione, cercando di destabilizzare il Brasile in vista della disputa elettorale di ottobre.”





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