Funerali per Khamenei:
di L’ANTIDIPLOMATICO (Giulia Bertotto)
IL REPORTAGE DI GIULIA BERTOTTO “L’addio a Khamenei: Cordoglio e Collera a Teheran” E’ DA OGGI VISIBILE PER I NOSTRI ABBONATI E SUL CANALE YOUTUBE DE L’AD PER TUTTI DA DOMANI 21 LUGLIO DALLE ORE 20.00
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Di Giulia Bertotto
“I perseguitati non hanno sempre ragione, ma i persecutori hanno sempre torto”
Pierre Bayle
La Guida suprema iraniana Ali Khamenei è stata assassinata il 28 febbraio 2026 da un attacco congiunto israeliano statunitense. Una figura carismatica che ha ricoperto diverse cariche, incarnando le tensioni dell’uomo sciita; capo di stato mondano ma proteso nella sua dimensione religiosa, combattente, politico e teologo. L’Ayatollah Khamenei, massimo esponente nazionale del clero sciita, è stato Presidente dell’Iran dal 1981 al 1989, successivamente guida suprema dell’Iran dal 1989 fino alla sua morte. La sua uccisione è stata un delitto di immane gravità inflitto ad un paese sovrano, un attacco al cuore della fede islamica, un affronto a cui nella visione teo-politica iraniana si deve rispondere con la vendetta per ristabilire la giustizia e la convivenza pacifica. Cordoglio e collera, guerra terrena ed escatologia trascendente, così appare Teheran nei suoi simboli onnipresenti: la bandiera nera del lutto e il pugno stretto e rivolto al cielo.
I funerali solenni per l’Imam Ali Khamenei che si sono svolti a Teheran dal 4 al 6 luglio vanno letti e interpretati su diversi piani: si tratta di un evento di portata storica con numeri oceanici e in una fase di guerra aperta tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, nella quale la Repubblica Islamica ha segnato una clamorosa e inaspettata vittoria sull’aggressore.
A livello politico la cerimonia collettiva ha manifestato il potere dello stato e la coesione di un popolo fiero e unito; le sacre esequie non hanno soltanto salutato Khamenei nel suo trapasso terreno ma hanno mandato un messaggio di compattezza e resistenza al mondo intero, in un momento in cui gli avversari, l’imperialismo statunitense e il sionismo israeliano -incarnati da Donald Trump e Benjamin Netanyahu- sono sempre più aggressivi e ostili, ma isolati e impopolari anche nei loro rispettivi paesi. Khamenei intanto è venerato come martire, eroe in terra e maestro mistico altrove.
Anche sul piano spirituale è stata un’esperienza travolgente, emotivamente intensa, non solo per il credente musulmano ma per chiunque percepisca un legame ancestrale con il divino, con il Mistero soprannaturale che ci abita e insieme ci sopravanza.
Per questo poter filmare queste giornate e mostrarle in Italia è un onore e un dovere per un cronista contemporaneo. Questo reportage non ha l’ambizione irrealistica di esaminare l’Iran e la sua complessità sociale, non è un trattato di psicologia delle masse e non è un’apologia del governo iraniano, ma è l’opportunità di testimoniare un fatto straordinario e tragico e ciò che questa folla ha voluto comunicare all’umanità.
LA PREGHIERA ALLA MOSALLA E IL CORTEO VERSO PIAZZA DELLA RIVOLUZIONE
Un torrente umano in piena riempie via della Rivoluzione avanzando verso l’omonima piazza e non si fermerà per chilometri. È il corteo funebre per l’Imam Ali Khamenei, terzo giorno di cerimonia di strada e ultimo a Teheran. Nei giorni successivi il feretro verrà esposto nella città santa di Qom per poi essere portato in Iraq. Questa è l’antica civiltà persiana che Donald Trump ha minacciato di far sparire in una notte. La liturgia d’addio qui diventa manifestazione di popolo, prosternazione al Divino, sottomissione alla volontà di Dio e ribellione al Grande Satana americano e al piccolo satana israeliano. Il credo sciita è una dialettica costante tra interiore e pubblico, individuale e collettivo, finito e infinito.
Una giovane donna accetta il mio microfono e mi dice: “Noi siamo qui oggi per dire che sul sangue del nostro leader non tratteremo con nessuna sporca coalizione Epstein. Loro pensano di poter spegnere la Luce divina con un soffio ma ‘appartiene a Dio la Luce della Terra e dei Cieli’. E ‘la Sua Mano è al di sopra delle loro mani’*. ‘La vittoria proviene solo da Dio, l’Onnipotente e Saggio’ ” (versetto coranico e motto consueto delle dichiarazioni dei Pasdaran). *Il potere Divino è al di sopra dei malvagi, dice il sacro Corano.

“Ci accusano di cercare di sviluppare armi nucleari. No signori. Non stiamo pensando a costruire arsenali atomici […]. La nostra arma nucleare è questo Paese, è la nostra gioventù. Un sistema che ha talmente tanti giovani devoti e una nazione unita non ha bisogno di armi nucleari” Ali Khamenei, La stampa 7 novembre 2004
COSMOAGONIE, RAZZI VERSO LA LUNA E MISSILI SU TEHERAN
Sventrata, appare l’università Sharif di Teheran, il più prestigioso politecnico della città, martedì 7 luglio. Un missile lanciato da quella che qui chiamano coalizione Epstein ha colpito la facoltà di Ingegneria e Fisica nella notte tra 5 e 6 aprile 2026. 60 studenti e 5 docenti sono stati uccisi dalla deflagrazione. Secondo il ministero della cultura iraniano sono 30 le accademie attaccate dalla coalizione imperialista sionista nel corso della guerra 2025-26. Questo centro di studi e ricerca di altissimo livello è stato fondato nel 1966 e lavora in sinergia con grandi istituti di scienze, commercio e impresa. Alcune fonti riportano che la Sharif era diventata anche il fulcro dei movimenti studenteschi di opposizione al governo. La “Coalizione Epstein” l’ha devastata lo stesso. Ecco gli effetti delle bombe statunitensi che civilizzano il mondo radendo al suolo il patrimonio culturale del nostro vicino Oriente, da dove abbiamo attinto e scambiato arte e filosofia, medicina e matematica. L’essere umano è aspirazione cosmica di razzi verso la luna e rovina di missili sulla propria terra. L’essere umano è lacerato sulla Croce della propria tensione mistica, volto splendente della propria fosca superbia. L’universo degli antichi manichei di Persia, che incantò e poi infuriò Agostino d’Ippona mentre cercava la risposta al male del mondo, è un immenso mistero di carne stellare meravigliosa e dolente, nato da una miscela di luminosissime virtù e materici impulsi oscuri. Nessuno ha ancora risposto.

DELLA DIFFERENZA PARADIGMATICA TRA TURISTA E PELLEGRINO
Mentre in “Occidente” spenniamo i turisti e contestualmente sradichiamo i cittadini con assalti di gentrificazione, Teheran offre ai suoi pellegrini sul percorso acqua fresca, anguria, gelato, biscotti, datteri e refrigerio continuo con ventilatori nebulizzanti. Il turista risponde a logiche di sfruttamento neoliberista e viene usato dalle nostre economie europee anche per disarticolare le comunità locali. Il pellegrino invece risponde a un anelito spirituale, ad un richiamo interiore, ad una vocazione oltremondana. Il turista è di passaggio in città e viene messo a profitto dal neocolonialismo multinazionale non -locale, il pellegrino è di passaggio nel mondo terreno e viene aiutato e sostenuto nel suo tragitto soprannaturale. Il turista deve consumare la propria dieta ipercalorica, il pellegrino deve raggiungere la propria meta simbolica, il sito sacro che fa da ponte con il Trascendente che qui non ha approdo. Il pellegrino sarà a casa solo in Cielo, il turista ha una casa materiale e nessuna meta oltre la vacanza.
Rientro nella mia camera esausta e sfinita dalla folla, le emozioni, i colori, le bandiere nere del lutto e rosse di vendetta. I miei occhi si stanno per chiudere ma fisso il soffitto. La freccia sulla volta indica la traiettoria de La Mecca. Cielo, terra, direzione della preghiera, portamento interiore, tutto è connesso.
La liturgia sciita prevede che il fedele preghi su piccole tavolette di terra, chiamate Turbah, che sono fatte di solito di argilla della terra di Karbala, in Iraq. La tavoletta, che si trova in ogni moschea e nel mio comodino di atea-agnostica-mistica-dubbiosa-capricciosa “occidentale”, viene messa sul tappeto e usata per appoggiare la fronte durante la preghiera. In mancanza si può usare una pietra (o in mancanza di essa su una foglia o una manciata di terra) purché sia un elemento naturale che connetta con il creato, la vita cosmica, la potenza di Dio nell’universo. L’argilla della pietra è composta da polvere, quella dalla quale siamo stati tratti e che torneremo ad essere. Ci ricorda che siamo transeunti e per questo ci invita a restare umili e a contemplare la meraviglia assoluta del Mistero.
METTI UNA SERA A PIAZZA PALESTINA
Una sera calda ma non afosa a Piazza Palestina, su un palazzo è raffigurata una gigantesca clessidra e al suo interno una stella di David di sabbia, simbolo dell’ideologia sionista, che si deforma sbriciolandosi. È il simbolo del conto alla rovescia che un display scandisce dal 2017. L’orologio venne installato sulla base di una profezia-auspicio di Khamenei, il quale affermò che il “regime sionista” sarebbe finito nel 2040. Questo simbolo della propaganda è stato gravemente danneggiato nel giugno del 2025 in seguito a un raid mirato dell’esercito israeliano. Ma che si tratti di una clessidra di argilla o di un orologio digitale, il monito in mezzo alla caotica e simbolica piazza è ancora qui. Gli iraniani fanno conoscenza con noi, ci chiedono foto insieme, sono abituati ad essere isolati e considerati come barbari. Con noi sono cordiali e ospitali come sempre. Ci offrono la cena nel giardino in mezzo alla rotatoria, poi anche di parlare sul palco. Io filmo. Da quello stesso palchetto come atri sparsi nella città canti, lodi, sure e inni ma anche minacce di morte contro il sionismo e l’imperialismo. Le gridano anche i bambini nel tripudio della folla e nel coro colorato di bandiere.
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FENOMENOLOGIA DELLE BANDIERE: DA RAMALLAH A ROMA
Riflettevo sui modi diversi di ostentare o celare gli stendardi nazionali. A Teheran, la bandiera della Repubblica Islamica è esposta ovunque per fierezza patriottica, rivendicazione antimperialista, affermazione antisionista, spirito islamico incarnato in corpo politico combattente. In Palestina (Cisgiordania) le bandiere sono diffuse, sventolanti, i colori nazionali disegnati ovunque in modo creativo, doloroso e poetico. La bandiera palestinese è il vessillo dell’autodeterminazione del suo popolo, la sua esistenza coincide con la sua sopravvivenza, con la propria lotta decoloniale. La bandiera palestinese è diventata un’icona universale di giustizia contro la prepotenza. Israele pare avere un’ossessione paranoica per la propria bandiera; appare come la compensazione psicologica di un’identità apparente, una nazione di laboratorio, il vanto di conquista colonialista priva di tradizione, la paranoia di una comunità ideologica posticcia. In Italia è ormai raro vedere la nostra bandiera, è quasi nascosta, considerata imbarazzante o svuotata di valore storico, un feticcio senza simbolismo ed è questo che l’imperialismo ha voluto: la destra se la intesta in funzione antimmigrazione invece che anti-Nato, la sinistra neoliberista dimentica l’orgoglio partigiano e spesso la snobba. Emblematico il fatto che nei palazzi istituzionali per legge ad ogni tricolore debba essere associata la bandiera dell’Unione europea. Le bandiere sono il vento fatto popolo.
RIFLESSIONI DEL RITORNO, PRIVILEGIO DELLA SICUREZZA OCCIDENTALE E UNA NUOVA NOSTALGIA
È l’8 luglio e gli Stati Uniti hanno ripreso a bombardare al sud dell’Iran, oltre mille km da qui, un brivido di sollievo e paura è quasi una scossa. Intanto a Teheran tutto sembra tornato alla normalità, mentre le sante esequie dell’Imam sono in Iraq; negozi e bar aperti, attività commerciali in fermento, il Grande Bazar brulicante e anche fresco con i suoi corridoi di vento e i suoi piccoli lavoratori che portano grandi pesi e sproporzionati pacchi, forse sono poco più che bimbi e dai loro tratti e colori afgani. Domani torneremo in Italia, intanto mi offrono un succo di melagrana sgranando un misbaha.
La società iraniana è complessa, profonda e stratificata, animata da forze in contrasto, spinte conservatrici e istanze riformiste, controlli securitari capillari motivati dalla necessità di rispondere non solo a bombardamenti su zone civili da parte statunitense e israeliana e all’omicidio di vertici accademici, militari, religiosi e politici, ma a cinquant’anni di assedio economico, sanzioni ed embargo: una guerra economica che ha gravato come sempre sulle fasce più povere ed emarginate della popolazione. Sanzioni americane ed europee che hanno contribuito alla radicata corruzione, diseguaglianze, inflazione e scontento diffuso. E ancora, ingerenze politiche dirette ammesse anche dai servizi segreti israeliani e statunitensi nelle proteste contro il carovita dell’inverno 2026. La società iraniana sta facendo la storia affermando la propria sovranità territoriale ed economica, la propria esistenza culturale, la propria identità spirituale, sulla prepotenza di quello che chiamiamo Occidente.
Oh oppressi liberi, questa è la nostra visione, questi sono i nostri obiettivi e queste le regole che governano il nostro cammino. A chi accetta la verità insieme a noi diciamo che Dio è la verità per eccellenza; a chi si oppone diciamo che noi saremo pazienti finché Dio non giudicherà tra noi e il popolo degli ingiusti”
Dalla Lettera agli oppressi in Libano e nel Mondo
Grazie all’Ambasciata Iraniana in Italia, a Fatemeh Ememi Meybodi per le traduzioni, al Comitato Asse Antimperialista per l’organizzazione, alle nostre guide sul posto e al Popolo Iraniano per l’ospitalità e l’accoglienza.





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