Appello per la libertà di informazione contro la censura dei media russi
da LA FIONDA (Enrico Grazzini)

Questo appello è rivolto agli intellettuali di ogni settore e disciplina affinché promuovano un’azione politica comune, anche sul piano legale, contro la censura imposta dal Consiglio dell’Unione europea nei confronti dei media russi. Il divieto colpisce, peraltro, non soltanto i media russi, ma perfino i singoli cittadini europei che riproducano, anche senza fini di lucro e anche solo per estratti, le trasmissioni dei media russi oggetto della censura.
La validità dei regolamenti dell’Unione europea che hanno introdotto tali misure è stata confermata dalla Corte di giustizia dell’Unione europea che, come è noto, è composta da giudici nominati dai governi degli Stati membri. I governi dell’Unione hanno così deciso di limitare l’accesso dei cittadini europei alle trasmissioni dei media russi oggetto della censura.
Questa censura è ingiusta e deve essere condannata e contrastata, perché i cittadini italiani ed europei hanno il diritto di poter ascoltare anche le voci provenienti da Paesi considerati avversari dai governi dell’Unione europea, come la Russia, tanto più che né l’Unione europea né i suoi Stati membri si trovano in uno stato di belligeranza con Mosca. È inoltre discutibile che l’Unione europea abbia il diritto di intervenire in materie che non rientrano tra le sue competenze, come l’informazione.
Il regime di censura nei confronti dei media russi appare evidentemente orientato a rappresentare la Russia come un nemico naturale dell’Europa, nei cui confronti ogni tentativo di negoziazione finalizzato al raggiungimento di accordi di pace risulterebbe inutile o dannoso. Tale impostazione alimenta una logica di conflitto e di guerra, che la nostra Costituzione ripudia.
La censura dei media russi è disciplinata da regolamenti europei che, come è noto, hanno immediata efficacia giuridica in tutti gli Stati membri e sono direttamente applicabili dai rispettivi giudici, in virtù del principio del primato del diritto dell’Unione rispetto alla legislazione nazionale.
Ciò implica che chiedere la non applicazione della censura nei confronti dei media russi in Italia comporti anche contestare, implicitamente, la primazia del diritto dell’Unione rispetto al diritto italiano. Tale primazia – pur confermata dalla Corte costituzionale italiana con la dottrina dei «controlimiti» – è ritenuta discutibile da chi osserva che le istituzioni dell’Unione europea non rappresentano direttamente la volontà dei popoli europei e, pertanto, non dovrebbero poter imporre norme aventi un’efficacia superiore a quelle approvate dalle istituzioni democratiche nazionali e dalla Costituzione.
Questo appello assume pertanto un duplice significato: da un lato contesta direttamente la censura nei confronti dei media russi; dall’altro mette implicitamente in discussione la primazia del diritto dell’Unione europea sulla Costituzione e sulle leggi italiane, ritenendola incompatibile con il principio di sovranità popolare sancito dall’articolo 1 della Costituzione.
La bozza che segue è stata redatta dal sottoscritto, Enrico Grazzini, che non è un giurista né un costituzionalista. Si tratta soltanto di una traccia di lavoro che potrebbe risultare utile, ma che necessita di essere migliorata, corretta e approfondita. L’auspicio è che questa proposta possa essere estesa anche agli intellettuali degli altri Paesi dell’Unione europea.
Appello per il ritiro dei Regolamenti del Consiglio (UE) n. 833/2014, n. 269/2014 e n. 2024/2642 in materia di censura dei media russi
Dopo l’annessione della Crimea da parte della Federazione Russa nel 2014 e, successivamente, dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, l’Unione europea ha imposto alla Federazione Russa una serie di misure restrittive, tra cui quelle riguardanti i suoi media, attraverso i Regolamenti del Consiglio (UE) n. 833/2014, n. 269/2014 e n. 2024/2642, periodicamente aggiornati. Sul piano giuridico, tali misure si fondano sull’assunto che le trasmissioni dei media russi costituiscano propaganda di guerra e strumenti di disinformazione, tali da rappresentare un pericolo per la stabilità dell’ordine pubblico europeo.
Relativamente alle misure di censura nei confronti dei media russi, i firmatari del presente appello
- considerano che la libertà di informazione costituisca un diritto fondamentale garantito dall’articolo 21 della Costituzione italiana e che tale diritto comprenda sia la libertà di diffondere informazioni sia quella di riceverle, consentendo ai cittadini di formarsi un giudizio critico sui fatti di interesse collettivo;
- considerano che tale diritto sia condizione essenziale per l’effettivo esercizio della partecipazione democratica alla vita del Paese;
- considerano che, a livello europeo, la materia sia ulteriormente tutelata dall’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea;
- considerano che l’Unione europea disponga di competenze esclusive in alcune materie di natura economica e commerciale, ma non in materia di informazione e cultura;
- considerano che l’Unione europea sostenga l’Ucraina attraverso consistenti aiuti finanziari e umanitari, forniture militari e sanzioni economiche nei confronti della Federazione Russa, ma che né l’Unione europea né i singoli Stati membri siano direttamente impegnati in una guerra o in combattimenti contro la Russia e che, reciprocamente, la Federazione Russa non abbia attaccato alcuno Stato membro dell’Unione;
- considerano che non sussista alcuno stato di belligeranza formale né uno scontro armato diretto tra gli Stati membri dell’Unione europea, l’Unione europea e la Federazione Russa;
- considerano che l’Ucraina non faccia parte dell’Unione europea e, come noto, neppure della NATO e che, pertanto, non sussista alcun vincolo automatico di solidarietà tale da poter comprimere il diritto costituzionale all’informazione;
- sono consapevoli che la Federazione Russa abbia convissuto per decenni con Stati neutrali quali la Svezia, la Finlandia e la stessa Ucraina fino a quando quest’ultima ha mantenuto uno status di neutralità militare;
- sono consapevoli che la guerra in Ucraina venga ricondotta, secondo una determinata ricostruzione geopolitica, alla richiesta del governo ucraino di aderire alla NATO e alla politica di espansione dell’Alleanza Atlantica, cosiddetta delle «porte aperte», orientata all’installazione di basi militari ai confini della Federazione Russa;
- sono consapevoli che la questione ucraina presenti profili di particolare complessità e controversia e che, prima dell’invasione russa, Italia, Francia e Germania avessero espresso riserve sull’ingresso dell’Ucraina nella NATO e nell’Unione europea;
- considerano che, dopo l’invasione russa, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump abbia assunto una posizione geopolitica contraria all’espansione della NATO, dichiarandosi ripetutamente contrario all’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza Atlantica;
- considerano che, in seguito alla censura imposta dall’Unione europea ai media della Federazione Russa, il governo russo abbia adottato analoghe misure restrittive nei confronti di alcuni importanti media europei e che tale dinamica favorisca una crescente contrapposizione anziché il dialogo e la pace;
- considerano che la Costituzione italiana ripudi «la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» e garantisca la libertà di informazione.
Per tali ragioni,
chiedono che l’Italia respinga il Regolamento (UE) 2022/350 e rifiuti di darvi applicazione, ritenendolo incompatibile con i principi fondamentali della Costituzione italiana.
Qualora, nonostante le ragionevoli richieste contenute nella presente petizione, le sanzioni nei confronti dei media russi venissero confermate, i firmatari chiedono che analoghe misure siano applicate a tutti gli Stati che pongano in essere comportamenti ritenuti analoghi a quelli contestati alla Federazione Russa, senza operare alcuna discriminazione.
Se la Russia viene considerata pericolosa in quanto sottoposta a un regime autoritario nel quale i media sono controllati dal governo, allora dovrebbero essere assoggettati a misure analoghe anche i media di tutti gli altri Paesi caratterizzati da un regime autoritario. Il Democracy Index dell’Economist Intelligence Unit classifica 59 Paesi come regimi autoritari. Il Tyranny Tracker della Human Rights Foundation ne individua 80 pienamente autoritari, oltre a 25 regimi ibridi, che comprendono complessivamente circa i tre quarti della popolazione mondiale.
Se, invece, la Russia viene considerata pericolosa in quanto responsabile di un’invasione in violazione del diritto internazionale, allora analoghe misure dovrebbero essere adottate nei confronti di tutti gli Stati e dei relativi media che abbiano posto in essere analoghe violazioni. A titolo esemplificativo, vengono richiamati i Paesi membri della NATO che bombardarono la Serbia e favorirono la separazione del Kosovo, Israele per l’invasione del Libano, nonché gli Stati Uniti e Israele per gli attacchi contro l’Iran, oltre ad altri casi analoghi.





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