di STEFANO D’ANDREA (Presidente del FSI-Riconquistare l’Italia)
La tesi che i rapporti materiali siano e siano sempre stati quelli decisivi, espressione ed espressivi delle contraddizioni fondamentali e che la storia sia sempre stata (principalmente) lotta di classe, non era vera. È apparsa vera in tempi in cui il principio di nazionalità aveva vinto, perché erano stati abbattuti gli imperi dinastici. Dunque la questione nazionale era risolta (e infatti il socialismo tardava dove essa era ancora irrisolta). Erano tempi in cui la cultura borghese era unica ed indiscussa (Lenin lo dice chiaramente che intanto i proletari devono acquisire la cultura borghese poi eventualmente produrre l’ipotetica cultura proletaria), sicché non vi era nella popolazione alcuna scissione antropologica.
Con il riemergere della questione nazionale in Europa, a causa del tentativo di costruire l’Impero Europeo, e con la evidente scissione antropologica che consegue alla caduta della cultura borghese, non sostituita da un’unica visione del mondo del consumatore globale – scissione che la pandemia ha posto in risalto -, la questione materiale deve collocarsi all’interno della posizione sulla questione nazionale e di una concezione culturale e antropologica.
Altrimenti resterà per secoli velleità parolaia di pochi.
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