Israele colpisce il porto di Hudayda in Yemen e altre notizie interessanti
di LIMES (Mirko Mussetti)
GUERRA D’UCRAINA
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha approvato i primi pacchetti di aiuti militari a stelle e strisce per l’Ucraina tramite il Prioritized Ukraine requirements list (Purl), un nuovo meccanismo finanziato da altri paesi della Nato. Il via libera riguarda due erogazioni di armi da 500 milioni l’una, parte di un programma più ampio che punta a mobilitare fino a 10 miliardi di dollari in forniture militari per Kiev. Si tratta delle prime forniture Purl autorizzate da The Donald, che finora aveva concesso solo alcune vendite dirette o trasferimenti accordati dalla precedente amministrazione di Joe Biden. Di fronte all’intensificazione degli attacchi aerei russi, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha invocato la creazione di un sistema europeo di difesa aerea che includa anche il suo paese. Nelle ultime due settimane, Le Forze armate della Federazione Russa hanno scagliato contro l’Ucraina oltre 3.500 munizioni circuitanti (droni kamikaze), 2.500 bombe plananti e circa 200 missili.
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ISRAELE VS YEMEN
Le Forze armate di Israele hanno condotto attacchi aerei sulla città portuale di Hudayda nello Yemen occidentale, sostenendo di aver colpito diverse infrastrutture militari degli huthi. Lo Stato ebraico accusa il gruppo paramilitare sciita zaydita di avvalersi dello scalo sul Mar Rosso sia per rifornirsi di armi dall’Iran sia per condurre attacchi contro Israele e i suoi alleati.
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SIRIA
Al termine dei colloqui con l’omologo della Giordania Ayman Safadi e l’inviato degli Stati Uniti Tom Barrack, il ministro degli Esteri della Siria Asaad al-Shaibani ha presentato a Damasco un piano in sette punti per la risoluzione della crisi nella città drusa di Suwayda. Gli scontri tra drusi e beduini avrebbero causato negli scorsi mesi oltre duemila morti, mentre almeno 789 civili della comunità sciita ismailita sarebbero stati giustiziati dalle Forze armate di Damasco, oggi capeggiate dal presidente ad interim ed ex jihadista Ahmad al-Shara’a (Jolani). L’accordo prevede corridoi umanitari sicuri, il ripristino dei servizi essenziali, il dispiegamento di forze locali per garantire i movimenti, indennizzi agli sfollati, indagini sul destino dei dispersi e il perseguimento dei responsabili degli abusi sui civili. Safadi ha dichiarato che il meccanismo congiunto che vigilerà sulla stabilità nel Sud della Siria è cruciale per la sicurezza della Giordania, mentre Barrack ha definito il percorso “lungo e fragile”, ma necessario per ricostruire la fiducia.
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CINA – ASEAN
Il vicepresidente della Repubblica Popolare Cinese Han Zheng ha incontrato a Nanning nella regione autonoma dello Guangxi i leader di Myanmar, Laos, Cambogia e Vietnam. A margine della 22ª edizione dell’Expo Cina-Asean, Han ha discusso con il primo ministro birmano U Nyo Saw della sicurezza al confine e della protezione del personale e delle infrastrutture cinesi, ribadendo il sostegno di Pechino alla stabilità del paese retto da una giunta militare. Con il vicepresidente laotiano Bounthong Chitmany ha rilanciato la cooperazione in vista del 65º anniversario delle relazioni bilaterali nel 2026. Han ha quindi proposto al vicepremier cambogiano Vongsey Vissoth di accelerare i progetti del “corridoio dello sviluppo industriale” e del “corridoio del riso e del pesce”. Infine, ha concordato con il vicepremier vietnamita Mai Van Chinh di incrementare l’interscambio commerciale.
Per approfondire: Si fa presto a dire Asean

MERCOSUR
I membri del blocco Mercosur – Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay (il Venezuela è sospeso) – hanno firmato a Rio de Janeiro un accordo con i quattro paesi dell’ Associazione europea di libero scambio (Efta): Islanda, Norvegia, Svizzera, Liechtenstein. Nessuno di questi è parte dell’Unione Europea. L’intesa dà vita a una zona economica di quasi 300 milioni di persone e oltre 4.300 miliardi di dollari di pil. Il patto, frutto di 14 cicli di negoziati iniziati nel 2017, copre beni, servizi, investimenti e proprietà intellettuale. Chiara è l’intenzione dei paesi sudamericani guidati dal Brasile di Luiz Inácio Lula da Silva di diversificare i partner commerciali, riducendo la dipendenza dagli Stati Uniti di Donald Trump.
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