L’imperialismo cosmopolita
di FERDINANDO PASTORE (Pagina FB)

Quando qualcuno evocava assonanze tra i vecchi protettorati coloniali e i nuovi Grand Tour targati Erasmus, si riferiva alla comune propensione civilizzatrice dei due fenomeni, condensata nitidamente nel Piano Usa per Gaza. In quel progetto convivono recrudescenze imperiali ottocentesche e spinte progressiste della globalizzazione finanziaria, secondo cui ogni patria e qualsiasi popolo sono assimilabili nella grande giostra felice offerta dal mercato. Donald Trump e Tony Blair rappresentano alla perfezione la liturgia del vecchio e del nuovo razzismo, oggi legittimato dall’accettazione impunita del genocidio.
Alla fine la sperimentazione per la cacciata dei poveri l’abbiamo vista nelle nostre città. La gentrificazione non è altro che un modo qualsiasi per espellere, per esiliare, per relegare nell’invisibilità chi non ha margini per collocare il proprio valore commerciale. Il modello Milano. E questo toccherà al popolo palestinese. Si apriranno grandi corse umanitarie per soccorrere i profughi e chi non avrà la possibilità di sopportare il gran bazar della ricostruzione. Ma la lotta politica palestinese è disintegrata tra le macerie di un olocausto che non avrà giornate della memoria, che non toccherà le lacrime dei libri di scuola, che non sarà commemorato in un rispettoso silenzio.
Questi criminali di guerra che straparlano di valori occidentali la buttano, come sempre, in allegria, in quella ridanciana arroganza autocompiaciuta che disegna i volti tetri della razionalità economica che tutto vorrebbe spiegare, che tutto vorrebbe perdonare. In sottofondo i chierici cortigiani del giornalismo sbracciano esultanti per la grande svolta di pace, che sotterra i cadaveri nella polvere e lascia intatte le loro miserabili coscienze, avvezze solo a presentare al pubblico premesse illogiche e codarde che servono ai loro padroni per sciogliere, nel rumore vorticoso delle breaking news, le menzogne ripetute per anni, per secoli, fino allo sfinimento.
Blair e Trump, centrosinistra e centrodestra, progressisti e conservatori, liberaldemocratici e socialdemocratici. Queste le finzioni scenografiche del presente per nascondere il terrore, per celare al pubblico consumatore questa ferocissima dittatura che implacabilmente ha disintegrato il conflitto sociale democratico con l’idea della liberazione individuale, con l’idea dell’emancipazione trasognante data dal progetto esistenziale, con l’idea del farcela a tutti i costi. Costi che pagano sempre gli ultimi, i falliti, gli esclusi, sterminati sempre per loro colpe. Per la pigrizia, per la mancanza di iniziativa. Per colpa di Hamas.
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