Eutanasia, nichilismo e la bella morte
di FERDINANDO PASTORE (Pagina FB)
Siamo circondati da individui che devono pensare a sé stessi, atrofizzati dall’ansia della prestazione anche quando si intravede la fine. Nello stesso istante ci parlano gli Stati che inneggiano alla vita sana, a tenersi in forma il più possibile. Se ci si dovesse ammalare inutile appellarsi alla sanità pubblica, il Ministero si spende per la salute, per la prevenzione, non spende per posti letto.
Chi non ha la capacità di concorrere, di vincere nel mercato, può tranquillamente sparire, senza clamori, con educazione, con quel tratto di raffinata compostezza che non ricerca vanagloria. Così i nostri anziani, svanite le famiglie, disgregatesi ormai nel bel mondo della globalizzazione – un figlio a New York, uno a Sidney, l’altro erratico in cerca di un ego all’altezza della sfida – accolgono l’idea dell’eutanasia. Come biasimarli. Senza vincoli di prossimità, in luoghi incattiviti dalla disintermediazione sociale, relazionale e politica, privi di presenza pubblica, è anche comprensibile voler togliere il disturbo.
Basterebbe, per riconoscere onestamente la propria depravazione etica, accogliere questo cinismo messianico per quello che è: la cultura dell’egoismo che colonizza l’immaginario collettivo, che assolve impunemente l’indifferenza compulsiva dei volti che si aggirano nelle città; egoismo che è norma di condotta per l’impiegabilità. Basterebbe confessarselo per interpretare correttamente il mondo che calpestiamo in modo sempre più maldestro.
E invece ci tocca ideologizzare questa disfatta umana, l’idea che la collettività non protegga dalla morte ma la incentivi, la promuova come una scelta tra le altre, come un investimento produttivo. Questo è insopportabile. Tratteggiare l’eutanasia come un dolce paesaggio, come un acquarello dipinto in un parco che sa leggere un tramonto languido. Come una passeggiata in una clinica asettica e candida, immersa nei cinguettii, tra i venti dei boschi alpini, dove la morte si fa levigato esperimento e si avvera come estrema padronanza del vissuto. Come la più saporita delle cene.
Quando si ragiona così l’idea della guerra appare sempre più concreta. La morte diventa un semplice effetto collaterale da inserire in bilancio per la prossima spalmatura. La vita è sintetizzabile in un foglio Excel.
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