Cosa rimane della sostenibilità: Milano-Cortina e il suo destino
di LE PAROLE E LE COSE (Senzio Sergio D’Agata)

Ecologie della trasformazione, rubrica a cura di Emanuele Leonardi e Giulia Arrighetti
Secondo il Piano Aria e Clima approvato dal Comune di Milano nel 2022, la città meneghina ridurrà del 45% le proprie emissioni di CO2 entro il 2030, per poi azzerarle entro il 2050. Per quella data, assicura il Piano, Milano sarà una Città Carbon Neutral[1]: “sana”; “inclusiva”; “connessa e altamente accessibile” ma in modo “sostenibile, flessibile, attivo e sicuro”; “a energia positiva”; “più verde, fresca e vivibile”; “più consapevole”[2]. Obiettivi ambiziosi, condivisi certamente dalla quasi totalità di chi abita la città e che è indispensabile raggiungere se si vuole, oggi, assicurare un posto nella Big League internazionale alla propria metropoli.
E d’altra parte, a prima vista non si può certo dire che Milano si risparmi nella lotta contro il cambiamento climatico. La città è, infatti, membro di diversi Transnational Municipal Networks per la sostenibilità urbana: C40, Eurocities, Resilient Cities Network (ex 100 Resilient Cities), ICLEI, The Global Covenant of Mayors for Climate and Energy, solo per citarne alcuni. Inoltre, il Comune organizza dal 2022 l’annuale Milano Green Week[3] e ha lanciato nello stesso anno l’iniziativa Milano Cambia Aria, con l’obiettivo di sensibilizzare e coinvolgere la cittadinanza nella lotta contro il cambiamento climatico. E che dire dell’architettura verde della città? Come non ricordare l’iconico Bosco Verticale, simbolo per eccellenza della Milano sostenibile tanto voluta dalle amministrazioni di ogni colore negli ultimi 25 anni?
Insomma, chi meglio di Milano, con la sua attenzione verso l’ambiente, poteva cogliere la sfida dell’International Olympics Committee ed organizzare “le Olimpiadi invernali più sostenibili e memorabili di sempre”[4]? Come poteva l’amministrazione Sala lasciarsi sfuggire l’occasione di dimostrare al mondo intero la bontà del famigerato Modello Milano? Così, dal 6 al 22 febbraio e dal 6 al 15 marzo 2026, Milano sarà parte del teatro delle Olimpiadi e Paraolimpiadi di Milano-Cortina 2026.
L’IOC, infatti, nel corso degli ultimi dieci anni ha posto la sostenibilità al centro della sua programmazione, redigendo ben due piani strategici col compito di guidare la selezione della città ospitante, l’organizzazione e la celebrazione dei giochi in linea con le esigenze poste dalle multiple crisi che le società contemporanee stanno attraversando:
“Vediamo crisi politiche, crisi finanziarie, crisi sanitarie, terrorismo, guerre e guerre civili. Viviamo in una società più frammentata, più individualizzata; si potrebbe persino dire più egoista che mai. […] Ciò significa che il nostro messaggio di dialogo, di rispetto delle regole, il nostro messaggio di tolleranza, solidarietà e pace – questo messaggio olimpico è forse più attuale che mai. Se vogliamo rafforzare la rilevanza del nostro messaggio olimpico, le persone devono ascoltare il nostro messaggio, devono credere nel nostro messaggio; devono cogliere il messaggio” (Agenda 2020, p.5).
Tra il 2014 e il 2018 l’IOC ha licenziato l’Agenda 2020[5] e la New Norm[6], con lo scopo “di implementare la sostenibilità in ogni aspetto delle operazioni [del Comitato], con un focus primario sull’organizzazione e l’implementazione dei Giochi” (Agenda 2020, p. 23). La flessibilità e la legacy sono elementi fondamentali della nuova visione dell’IOC, che auspica delle Olimpiadi finanziariamente sostenibili; organizzate in sinergia con i territori ospitanti, dunque in linea con le loro traiettorie di sviluppo socioeconomico; progettate e realizzate nel rispetto dell’ambiente dei paesi ospitanti; con un impatto socioeconomico positivo a lungo termine sulle popolazioni che vivono nei territori ospitanti. Insomma, delle Olimpiadi capaci di tenere insieme tutte e tre le dimensioni della sostenibilità – economica, sociale, ambientale: un valore aggiunto, non certo una palla al piede per i territori.
Ma qual è l’impatto di tale pianificazione strategica? Le Olimpiadi che ci accingiamo a vedere saranno davvero sostenibili? Quali pratiche sono state messe in atto da parte degli organizzatori? Quali accorgimenti?
GLI OBIETTIVI DI MILANO-CORTINA 2026
La storia dei giochi invernali di Milano-Cortina inizia ufficialmente nel 2019, quando la macroregione alpina del nord Italia vince la competizione contro Stoccolma. I giochi avranno luogo in due regioni (Lombardia e Veneto) e due province autonome (Trento e Bolzano), con Milano che ospiterà la cerimonia di apertura, le gare di pattinaggio ed hockey, ed il più grande tra i villaggi olimpici. Secondo gli organizzatori
“I piani per il periodo dei Giochi sono pienamente integrati con i piani di sviluppo a lungo termine delle città e delle regioni ospitanti, sia dal punto di vista infrastrutturale che sociale, e sono improntati ai principi dello sviluppo sostenibile […] Tutti i nostri impianti sono già esistenti oppure […] fanno parte dei piani strategici a lungo termine della città o della regione. I benefici a lungo termine sono stati considerati sin dall’inizio e costituiscono parte integrante della nostra candidatura.
La sostenibilità è per noi particolarmente importante […] Adotteremo un approccio unitario e pianificato per realizzare Giochi sostenibili che utilizzino lo sport come catalizzatore di numerosi benefici economici, ambientali e sociali, contribuendo al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite” (Dossier di candidatura, p. 5).
I decisori politici hanno, dunque, visto dal primo momento nelle Olimpiadi un catalizzatore in grado di accelerare “il completamento di infrastrutture urbane, di trasporto e ambientali già pianificate” ed uno strumento per “integrare in maniera più efficace le varie componenti dell’offerta turistica della macroregione” (ivi, p. 8).
Nel caso di Milano, i giochi interverranno sulle trasformazioni urbane già previste nel PGT – Milano 2030 e nel Programma Regionale di Sviluppo 2018-2030 per la Lombardia. È importante, tuttavia, sottolineare subito che il peso di tali strumenti, soprattutto il PGT, sulle trasformazioni urbane è relativamente modesto[7]. Infatti, l’introduzione di strumenti come i PII (Programmi Integrati di Intervento) e i PRU (Piani di Recupero Urbano), insieme al passaggio dal PRG (Piano Regolatore Generale) al PGT (Piano di Governo del Territorio) come strumento di pianificazione strategica, ha comportato — come osserva Tozzi (2023, p.118)[8] — “un indebolimento strutturale del Comune come istituzione dotata della facoltà di decidere gli assetti territoriali a lungo termine in nome dell’interesse generale, assegnandogli un ruolo di ‘facilitatore’ dei processi di trasformazione proposti direttamente dai privati o comunque concepiti a loro servizio”. Il modello di sviluppo urbano fondato sulle partnership pubblico-private (PPP) ostacola la redistribuzione territoriale della ricchezza, poiché si basa su una logica di accumulazione in cui gli investimenti vengono localizzati in base al rendimento economico atteso per gli investitori, e non in risposta ai bisogni emergenti delle comunità locali. In tale configurazione, le istituzioni pubbliche si trovano in una posizione di debolezza rispetto ai grandi capitali privati: da un lato sono spinte a rendere il proprio territorio il più possibile attrattivo per gli investitori; dall’altro dispongono di un margine d’intervento molto limitato sui progetti proposti dal privato, poiché il rapporto di forza tra pubblico e privato è fortemente sbilanciato a favore di quest’ultimo, che — se ostacolato — può facilmente spostare i propri capitali verso città concorrenti nel mercato globale.
In tale contesto, dunque, “la priorità assoluta, che il Concept dei Giochi contribuirà a realizzare, è superare le barriere fisiche, sociali ed economiche tra il centro città e i quartieri periferici” (ibidem), in linea con la strategia di rigenerazione che Milano segue ormai da più di vent’anni:
[Milano è] una città che trasforma le sue infrastrutture di connessione – oggi barriere che separano tra loro parti di città – in elementi di ricucitura, in grado di definire un nuovo sviluppo attraverso la rifunzionalizzazione di luoghi nevralgici, accessibili ma irrisolti, capaci di generare nuovi assetti e riequilibrare il mercato dei valori urbani, in una logica di rete a scala metropolitana. La Milano del 2030 vuole estendere il centro oltre i suoi attuali confini, non solo a partire dalla riapertura dei Navigli e dal riuso degli scali ferroviari, ma anche attraverso l’individuazione di nuove centralità, grazie al riassetto dei nodi lungo la cerchia filoviaria.[9]
A partire dai primi anni 2000, infatti, il Comune meneghino è impegnato in una politica di sviluppo urbano focalizzata sul recupero dei vuoti urbani, specialmente di quelli che tagliano la città e ne dividono i quartieri, attraverso una strategia basata su progetti di rigenerazione urbana su larga scala a uso misto e una politica di place-making che ha favorito l’emergere di fenomeni legati alla finanziarizzazione dello spazio pubblico, cioè al “crescente dominio degli attori, dei mercati, delle pratiche, delle misurazioni e delle narrazioni finanziarie”[10] nella pianificazione urbana. La conseguenza di tale approccio è stata una crescente de-contestualizzazione della pianificazione dai bisogni dei cittadini ed un costante aumento di privatizzazione e mercificazione di spazio pubblico, come testimoniato dai numerosi esempi che fornisce il contesto metropolitano: Garibaldi Repubblica, l’ex Area Falck, l’ex Area Pirelli, City Life, MIND, solo per citarne alcuni[11].
Le Olimpiadi si inseriscono in tale contesto attraverso l’Accordo di Programma sugli Scali Ferroviari, approvato dal Comune e dalla Regione nel 2017 e che prevede la rigenerazione urbana per i sette scali ferroviari dismessi presenti sul territorio cittadino[12]. Grazie all’effetto catalizzatore delle Olimpiadi, si è dato avvio, infatti, alla trasformazione dello scalo ferroviario di Porta Romana che ospiterà il villaggio olimpico.
VIAGGIO A SUD-EST
“Quartiere di classe media a ridosso delle mura spagnole e delimitato a nord da tre porte storiche: Ludovica, Vigentina e Romana, è dominato dalla presenza dell’Università Bocconi, dal suo grande campus modernista di recente fortemente ampliato con l’apertura della nuova sede della scuola di management nell’ex Centrale del Latte, e dai suoi studenti e studentesse che vivono negli appartamenti e residenze universitarie sparse per il quartiere che di conseguenza ha un’altissima concentrazione di caffè, pokè, piadinerie e birrerie, sushi bar e cocktail bar.
Forse il distretto di Milano dove l’inglese è meglio parlato e tutte [e] tutti fanno jogging al Parco Ravizza, fra giovani dei cinque continenti sempre sorridenti e indaffarati.
Porta Romana è uno dei quartieri più belli e vivi della città, sia per quanto riguarda le attività quotidiane che la vita notturna. Popolata da professionisti e studenti, la zona confina con lo Scalo Romana, raggiungibile da Piazzale Lodi e via Brembo, dove sorgerà un nuovo quartiere e nuovo parco intorno al Villaggio Olimpico.
Il quartiere si sviluppa a sud dell’arco omonimo, risalente al 1596 e che faceva parte delle mura spagnole. Con un food district in cui potrete trovare enoteche, ristoranti tipici, caffè e librerie, un vivace mercato settimanale in via Crema (il Venerdì – metro gialla, fermata Porta Romana), Porta Romana ha davvero una sua forte personalità, accentuata dalla presenza nelle vicinanze di Fondazione Prada, un’istituzione unica in città con mostre e iniziative dedicate all’arte contemporanea internazionale.
Molti teatri contribuiscono alla vivacità culturale della zona, tra cui il Franco Parenti, che mette in scena rappresentazioni classiche e contemporanee”.[13]
Questa è la breve descrizione del quartiere di Porta Romana che si legge su yesmilano.it, un sito internet fondato dal Comune di Milano e la Camera di Commercio Milano-Monza Brianza-Lodi, sostenuto a vario titolo da una trentina tra grosse aziende private, università, fondazioni, fondi, banche (non manca proprio nulla!), parte della mastodontica opera di promozione del brand Milano nel mondo operata dal governo locale.
Food district colorato, energico, giovane, ma anche polo culturale della città dall’area multietnica ed internazionale, Porta Romana è da tempo interessata da grossi processi di trasformazione urbana che hanno investito tutto il sud-est milanese e che oggi ritrovano slancio grazie ai preparativi per le Olimpiadi.
Il quartier generale di Fondazione Prada, inaugurato nel 2015, ha funzionato da centro di gravitazione attorno al quale il quartiere si è trasformato, tanto che la zona è stata già rinominata SouPra (South of Prada) sulla scia di NoLo (North of Loreto)[14]. Questa trasformazione porta soprattutto il nome di Covivio, società francese a capo del progetto Symbiosis[15], nuovo polo urbano mixed-use di 130.000mq in cui showroom, musei, università, centri di ricerca, fondazioni culturali e grosse multinazionali stanno dando forma ad un nuovo centro direzionale della città. Symbiosis ospiterà le sedi di importanti aziende come Louis Vuitton, Moncler, Fastweb e SNAM ma sempre con un’attenzione particolare alla sostenibilità, ad un’architettura verde in linea con gli impegni europei sul clima. Impegno profuso da Covivio anche nel caso del progetto Vitae, stavolta in collaborazione col Politecnico di Milano e nell’ambito del bando Reinventing Cities promosso dal network C40. Il progetto, secondo i promotori, darà vita ad uno spazio ibrido privato-pubblico in piena simbiosi con l’ambiente[16] grazie, ancora una volta, all’attenzione per le scelte architettoniche e i materiali utilizzati.
Covivio è protagonista, insieme a COIMA e Prada Holding, anche del progetto del Villaggio Olimpico. Nel 2020, i 164.000 metri quadrati dell’ex scalo sono stati acquisiti dalle tre multinazionali tramite il Fondo Porta Romana dal precedente proprietario, Gruppo FS Italiane. Il futuristico masterplan approvato per il Parco Romana prevede che un terzo dell’area sia destinato a uffici, un terzo a residenze private, un sesto al Villaggio e la parte restante a edilizia convenzionata. Il Fondo ha presentato la proposta definitiva di PII nel 2022, dopo un processo di consultazione pubblica in cui ai cittadini è stato chiesto di esprimersi sul masterplan, ma non di proporre alternative per lo stesso, forse giudicato già troppo smart, innovativo, sostenibile ed inclusivo per essere migliorato[17]. Uno degli aspetti più celebrati del piano riguarda l’eredità del Villaggio Olimpico, che dopo l’evento sarà trasformato nel più grande studentato d’Italia, con circa 1.700 posti letto. Tuttavia, l’accordo firmato tra il Comune e COIMA prevede canoni tutt’altro che accessibili[18] a chi ne avrebbe più bisogno, per di più in una delle città italiane dove il disagio abitativo è più accentuato. In realtà, l’interesse delle multinazionali dell’immobiliare verso gli studentati è dovuto probabilmente ai vantaggi fiscali derivanti dalla loro costruzione[19], e al bacino della domanda che in città universitarie come Milano rappresenta profitti sicuri e remunerativi. Appena a nord dello Scalo, infatti, sorgono già due studentati gestiti da Hines e da Università Bocconi che si aggiungono allo studentato Marie Curie di proprietà del Politecnico di Milano, nel cuore del quartiere Corvetto, e allo studentato che sorgerà nella nuova Foresta Musicale nell’Area Santa Giulia.
E proprio la zona di Rogoredo-Santa Giulia, all’estremo sud-est di Milano, è l’altra area interessata dalle trasformazioni legate ai Giochi. L’area del Parco Santa Giulia è un ex polo industriale oggetto di vari tentativi di riqualificazione sin dai primi anni 2000. A nord, nel quartiere Monserchio, si trovano ancora i resti del limitato patrimonio di edilizia popolare sopravvissuto all’ondata di privatizzazioni avviata negli anni delle riforme neoliberali. In linea con la sua vocazione storica, l’area si configura come hub logistico, come testimoniato dal grande magazzino Amazon nei pressi dello Scalo Rogoredo, e l’hub Esselunga in zona Salomone.
Nel corso degli ultimi due decenni, l’Area Parco Santa Giulia è stata sviluppata da Santa Giulia Spa, controllata attraverso Risanamento Spa principalmente da Intesa San Paolo ed Unicredit. Insieme ad Esselunga, queste multinazionali sono titolari della progettazione del PalaItalia Santa Giulia che ospiterà le gare di hockey durante i Giochi. I capitali necessari alla realizzazione del progetto, che insiste su una superficie di 1.2 milioni di mq, sono forniti da Landlease, società immobiliare australiana che alla fine dei giochi resterà proprietaria del palazzetto concedendo ben due giorni all’anno di utilizzo gratuito al Comune. Cosa offrirà l’area attorno al palazzetto? Il solito mix di housing privato e convenzionato, uno studentato, spazi commerciali, un museo aree verdi. “Il riferimento” ancora una volta “è al mondo vegetale, con particolare attenzione alle venature delle foglie, paragonate a ecosistemi capaci di rispondere agli stimoli esterni adattandosi alle diverse condizioni ambientali. […] Il masterplan per Milano Santa Giulia è ispirato a un ecosistema in cui i percorsi organici agiscono come vene che nutrono l’intero sistema, e i volumi edificati si fondono con gli elementi naturali”.[20]
Tra questi due estremi, Parco Romana e il PalaItalia, si sviluppano i quartieri di Corvetto e Rogoredo, tristemente noti alla cronaca italiana come sacche di disagio sociale e criminalità e di cui si discute spesso in termini emergenziali e securitari. Fino al 2019 il mercato immobiliare dei due quartieri era tra i più accessibili della città. Entrambi, infatti, sono ancora oggi dei quartieri popolari in cui gli strati meno abbienti della classe lavoratrice sono stati spinti dalla progressiva espulsione di popolazione (non ricca) dal centro verso i margini del contesto urbano. Tuttavia, le trasformazioni urbane innescate dai lavori per le opere olimpiche hanno dato il là ad un aumento vertiginoso del prezzo al metro quadro degli immobili, che ha registrato un aumento del 65% tra il 2019 ed oggi.[21] I quartieri, infatti, si trovano oggi in mezzo a due nuovi poli di sviluppo immobiliare e diventano appetibili per piccoli e grandi investitori decisi a profittare delle opportunità di guadagno offerte dall’ennesima ondata di gentrificazione.
DOVE STA LA SOSTENIBILITÀ?
Le parole ‘sostenibilità’ e ‘sostenibile’ compaiono rispettivamente 96 e 50 volte nelle 127 pagine del dossier di candidatura redatto dai promotori di Milano-Cortina 2026. Si può dire che l’enfasi posta dai progettisti sulla sostenibilità delle loro opere sia giustificata dall’attenzione dedicata al tema proprio nell’ideazione dei Giochi, già rinominati, ricordiamolo, i più sostenibili di sempre.
Per raggiungere il proprio obiettivo, gli organizzatori si sono impegnati a rispettare gli standard di qualità ISO20121:2012 per “gestire in modo coerente e integrato i potenziali impatti ambientali, sociali ed economici dell’evento” e creare “un Sistema di Gestione della Sostenibilità innovativo e proiettato al futuro per Milano-Cortina 2026” (p. 58). Inoltre, gli organizzatori si sono impegnati a preparare una VAS (Valutazione Ambientale Strategica), una procedura in vigore dal 2006, che ha l’obiettivo di tutelare e salvaguardare l’ambiente dagli impatti potenziali derivanti da piani e programmi ad alto impatto sociale, economico e ambientale. La VAS si distingue da altri strumenti di valutazione (come VIA e VINCA) per il suo approccio olistico, che considera il piano in esame all’interno dell’intero contesto nazionale. Il tutto, secondo la Fondazione Milano-Cortina, seguendo un virtuoso approccio partecipativo atto ad includere tutti gli stakeholders nelle fasi di progettazione e implementazione.
Tutte queste misure sono state introdotte per perseguire diversi obiettivi articolati in cinque ambiti strategici (p. 75): cambiamento climatico ed ecosistemi naturali; economia circolare; diritti umani, parità di genere, inclusione e accessibilità; sport e benessere; sviluppo economico locale sostenibile.
Ma sono tali strumenti sufficienti? Inoltre: hanno i promotori mantenuto i loro impegni?
Innanzitutto, l’adozione dello standard ISO segue un approccio tecnocratico alla sostenibilità, concentrato esclusivamente sulla compensazione della CO₂. “Affrontare la compensazione senza considerare il territorio può fornire solo materiale per bilanci ambientali […] Le associazioni locali rispondono che si tratta di un concetto economico, in cui si fanno soltanto somme e differenze di quantità […] Una ‘sostenibilità’ che non tiene conto del territorio è facilmente misurabile, ma incoerente, superficiale, istantanea, una contabilità cartacea meccanica e frammentata. Al contrario, una sostenibilità che include il territorio è strutturale, ha radici storiche profonde e si misura con una proiezione nel futuro” (Casanova, 2022, pp. 61-62).
La logica della compensazione è pienamente integrata nel paradigma neoliberale della green economy, poiché considera la CO₂ come una merce che può essere venduta, acquistata, spostata, trasportata, ecc., feticizzandola e separandola dalla sua origine, dal suo contesto e dal suo significato.
In secondo luogo, sebbene venga esaltato il coinvolgimento degli stakeholder, è importante sottolineare che essi sono stati individuati dalla Fondazione, la quale ha escluso le voci più critiche provenienti dalle associazioni e dal terzo settore (ivi, p. 63). Inoltre, i processi partecipativi portati avanti (per esempio quello su Parco Romana) hanno avuto luogo dopo la stesura dei masterplan, con la possibilità per i cittadini solamente di commentare le idee dei progettisti senza poter realmente decidere né sulla destinazione d’uso dell’area urbana, né sulla sua composizione in termini di infrastrutture.
In terzo luogo – e soprattutto – sebbene la VAS fosse considerata uno strumento cruciale per garantire la sostenibilità delle Olimpiadi, questa è stata pubblicata solo nel maggio 2024, lasciando poco margine di discussione o di modifica al masterplan. In effetti, i 70 progetti ai quali è stata applicata la cosiddetta “clausola PNRR” (principalmente infrastrutture stradali) sono stati esclusi dalla VAS. La ‘clausola PNRR’ è utilizzata per riferirsi al Decreto-legge 77/2021 con il quale sono stati assegnati al CEO di SIMICO (società incaricata per la realizzazione delle opere) poteri speciali di commissario visti i ritardi e l’urgenza di iniziare i lavori. Di conseguenza, progetti per un valore complessivo di circa 2,7 miliardi di euro (di cui il 95% di fondi pubblici) che aumenteranno il consumo di suolo e la cementificazione del territorio stanno procedendo senza una valutazione adeguata, senza il coinvolgimento attivo dei cittadini e senza la possibilità di intervenire nella loro realizzazione.
Nella sua versione finale, il masterplan delle opere, modificato per l’ultima volta da decreto ministeriale l’8 settembre 2023, prevedeva 111 interventi per un totale di €3.604.551.584,00.
La distribuzione territoriale degli investimenti è la seguente: 43,12% in Lombardia, 38,16% in Veneto, 10,60% a Trento e 8,05% a Bolzano. Si contano 58 interventi legati allo sport (di cui 23 in Lombardia) per un costo complessivo di 818 milioni di euro, pari al 22,59% del totale; mentre le 53 opere infrastrutturali (anch’esse 23 in Lombardia) ammontano a 2,8 miliardi di euro, corrispondenti al 77,41% del totale.
È difficile avere contezza dell’ammontare esatto della spesa pubblica, visto anche il continuo mutare del piano degli interventi. Un dato, però ci dà l’idea dell’ordine di grandezza: al 2022, anno di approvazione della prima versione del piano, il 96.48% del costo per la realizzazione delle opere, 2.68 miliardi di euro, era a carico dello Stato.
(AMARE) CONSCLUSIONI
A distanza di pochi mesi dall’apertura dei Giochi, la promessa di Olimpiadi sostenibili sembra più vicina a una strategia comunicativa che a un reale cambio di paradigma nell’organizzazione dei Giochi. È difficile, infatti, immaginare per Milano-Cortina 2026 una fine diversa rispetto a quella di Torino 2006, sia per ciò che riguarda il futuro delle strutture, destinate a far arricchire pochi privati o a diventare fatiscenti, sia per ciò che riguarda gli abitanti della città, che difficilmente godranno di benefici legati alla realizzazione della competizione olimpica. Milano-Cortina 2026 si presenta, quindi, come l’ennesimo laboratorio del capitalismo urbano contemporaneo, dove il linguaggio della sostenibilità serve a legittimare processi di valorizzazione immobiliare, concentrazione dei capitali e ridefinizione degli spazi pubblici in funzione del mercato, più che a garantire un effettivo riequilibrio territoriale e sociale.
Il lessico tecnico della sostenibilità — fatto di indicatori, standard e certificazioni — oscura le asimmetrie di potere che strutturano la produzione dello spazio urbano, riducendo la questione ambientale a un problema di gestione efficiente delle risorse o di compensazione della CO₂. In questo quadro, la partecipazione dei cittadini si configura come pratica simbolica, limitata alla validazione di decisioni già assunte, mentre gli effetti redistributivi delle trasformazioni restano marginali o del tutto assenti.
Le Olimpiadi del 2026, presentate come catalizzatore di rigenerazione urbana, rischiano dunque di rafforzare un modello di crescita che, pur vestendosi di verde, continua a produrre esclusione, polarizzazione e mercificazione dello spazio pubblico. Ciò che rimane della sostenibilità, dunque, è la sua capacità di operare come dispositivo ideologico: un linguaggio tecnico e rassicurante che depoliticizza il conflitto urbano e trasforma le contraddizioni sociali in opportunità di investimento. Milano, ancora una volta, si conferma vetrina di un modello che promette di esportare verde e innovazione, ma che continua a costruire città per pochi, lasciando agli altri il compito di adattarsi.
Note
[1]https://www.comune.milano.it/aree-tematiche/ambiente/aria-e-clima/piano-aria-clima
[2]https://www.comune.milano.it/documents/20126/126287263/Il+Piano+Aria+e+Clima.pdf/4ba580e9-5725-4778-c13a-831d385e35f7?t=1606122406624
[3]https://milanogreenweek.eu/
[4]https://milanocortina2026.olympics.com/s3fs-public/documents/2024-04/Dossier%20di%20Candidatura.pdf?VersionId=BOs437iaUbA7jTIVHaF0tI3CGN5AgNOb
[5]https://stillmed.olympics.com/media/Document%20Library/OlympicOrg/Documents/Olympic-Agenda-2020/Olympic-Agenda-2020-Context-and-Background.pdf
[6]https://stillmed.olympic.org/media/Document%20Library/OlympicOrg/News/2018/02/2018-02-06-Olympic-Games-the-New-Norm-Report.pdf
[7]Fasano, L., & Pasini, N. (2013). Il PGT a Milano tra «politics» e «policy». Amministrare, 43(3), 389-406.
Pareglio, S. (2011). Densificare una città o riequilibrare un territorio? Il caso studio del PGT di Milano. In PGT di Milano. Rifare, conservare, correggere? (pp. 137-150). Maggioli Editore.
[8]Tozzi, L. (2023). L’invenzione di Milano: culto della comunicazione e politiche urbane. Cronopio.
[9]https://pgt.comune.milano.it/dpmilano-2030-visione-costruzione-strategie-spazi/visione/milano-2030/una-citta-88-quartieri-da-chiamare-nome
[10]Aalbers, M. B., Fuchs, C., & de Vries, W. (2017). Corporate financialization. In N. Castree (Ed.), The International Encyclopedia of Geography: People, the Earth, Environment, and Technology (pp. 1–11). Oxford: Wiley.
[11]Kaika, M., & Ruggiero, L. (2016). Land financialization as a ‘lived’ process: The transformation of Milan’s Bicocca by Pirelli. European Urban and Regional Studies, 23(1), 3-22.
Mosciaro, M. (2021). Selling Milan in pieces: The finance-led production of urban spaces. European Planning Studies, 29(1), 201-218.
Savini, F. (2014). What happens to the urban periphery? The political tensions of postindustrial redevelopment in Milan. Urban Affairs Review, 50(2), 180-205. DOI: 10.1177/1078087413485746
Savini, F., & Aalbers, M. B. (2016). The de-contextualisation of land use planning through financialisation: Urban redevelopment in Milan. European Urban and Regional Studies, 23(4), 878-894. DOI: 10.1177/0969776415579258
Anselmi, G., & Vicari, S. (2020). Milan makes it to the big leagues: A financialized growth machine at work. European Urban and Regional Studies, 27(2), 106-124. https://doi.org/10.1177/0969776418756161
Conte, V., & Anselmi, G. (2022). When large-scale regeneration becomes an engine of urban growth: How new power coalitions are shaping Milan’s governance. Environment and Planning A: Economy and Space, 54(6), 1184-1199. https://doi.org/10.1177/0308518X221084248
[12]https://www.comune.milano.it/aree-tematiche/rigenerazione-urbana-e-urbanistica/attuazione-pgt/adp-scali-accordo-di-programma
[13]https://www.yesmilano.it/quartieri/porta-romana-bocconi
[14]https://zero.eu/it/news/benvenuti-a-soupra/
[15]https://areasymbiosis.com/#intro-blocks-02
[16]https://www.fondazionepolitecnico.it/progetti/reinventing-cities-vitae/
[17]https://scaloportaromana.com/il-progetto/parco-romana
[18]https://milano.repubblica.it/cronaca/2025/08/18/news/studentato_villaggio_olimpico_chat_inchiesta_urbanistica-424793893/
[19]https://www.mur.gov.it/it/housing-universitario/agevolazioni-e-semplificazioni
[20]https://www.artribune.com/progettazione/architettura/2024/04/mario-cucinella-quartiere-milano/
[21]https://www.idealista.it/sala-stampa/report-prezzo-immobile/vendita/lombardia/milano-provincia/milano/corvetto-rogoredo/
FONTE:https://www.leparoleelecose.it/cosa-rimane-della-sostenibilita-milano-cortina-e-il-suo-destino/





Commenti recenti