Negli Stati Uniti cresce la tensione nel mondo dei fondi privati, in particolare nel private credit e nel private equity, due pilastri dell’industria finanziaria alternativa che negli ultimi quindici anni hanno conosciuto una crescita vertiginosa. Si tratta di un universo finanziario che negli ultimi anni ha progressivamente sostituito le banche nel finanziamento alle imprese, soprattutto alle società di medie dimensioni, e che spesso opera in stretta sinergia: i fondi di private equity acquistano le aziende mentre quelli di private credit ne finanziano l’espansione.
L’ultimo segnale di stress arriva da BlackRock, il più grande gestore patrimoniale del mondo, che ha deciso di limitare i riscatti in uno dei suoi principali fondi di credito privato. Secondo quanto riportato dal Financial Times e dalla Reuters, le richieste di uscita hanno raggiunto il 9,3% del valore patrimoniale netto del fondo, mentre il gestore ha autorizzato rimborsi solo fino al 5% del patrimonio, il limite previsto per questi veicoli semi-liquidi.
Il fondo HPS Corporate Lending Fund da 26 miliardi di dollari ha infatti ricevuto richieste di uscita pari a circa 1,2 miliardi di dollari nel primo trimestre, cioè il 9,3% del valore patrimoniale netto. BlackRock ha approvato solo una parte dei rimborsi, circa 620 milioni di dollari, raggiungendo così il limite del 5% che consente ai gestori di bloccare ulteriori deflussi. La decisione arriva in un momento in cui cresce la diffidenza degli investitori verso il credito privato, un comparto che negli ultimi anni aveva attirato centinaia di miliardi di dollari promettendo rendimenti elevati rispetto ai tradizionali mercati obbligazionari.
Il caso BlackRock non è isolato. Nelle stesse ore anche altri grandi operatori del settore stanno affrontando pressioni analoghe. Pochi giorni prima, il gigante degli investimenti alternativi Blackstone aveva registrato un’ondata di richieste di rimborso nel suo fondo di credito privato BCRED, il più grande del settore con circa 82 miliardi di dollari di attivi. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, le domande di rimborso hanno raggiunto circa 3,8 miliardi di dollari, pari al 7,9% degli asset del fondo, e sono state tutte soddisfatte dal gestore. Per riuscire a soddisfare tutte le richieste, Blackstone e alcuni dei suoi dirigenti hanno anche deciso di investire direttamente circa 400 milioni di dollari nel veicolo.
Il fenomeno non riguarda solo questi due colossi. Negli ultimi mesi diversi fondi di credito privato hanno dovuto limitare o sospendere i rimborsi. Tra i casi più citati c’è quello di Blue Owl, che ha bloccato le uscite da uno dei suoi fondi alimentando ulteriormente i timori degli investitori. Si tratta di un segnale rilevante perché questi strumenti, definiti spesso “semi-liquidi”, consentono agli investitori di richiedere il rimborso periodico delle quote pur investendo in prestiti a lungo termine difficilmente negoziabili. Proprio questo squilibrio tra la liquidità promessa agli investitori e la natura illiquida degli asset è oggi al centro delle preoccupazioni del mercato. Come ha spiegato BlackRock agli investitori in una lettera citata dal Financial Times, il limite ai rimborsi è “fondamentale” per evitare “uno squilibrio strutturale tra il capitale degli investitori e la durata dei prestiti detenuti dal fondo”.
Le tensioni arrivano in un settore diventato gigantesco. Il mercato del private credit negli Stati Uniti vale ormai circa 1.800 miliardi di dollari, mentre quello del private equity detiene partecipazioni in aziende per un valore complessivo di circa 4.000 miliardi di dollari.
A livello globale il comparto del private credit ha ormai raggiunto circa 2.000 miliardi di dollari dopo una crescita rapidissima nell’ultimo decennio, alimentata dall’ingresso massiccio di capitali istituzionali e privati nei fondi alternativi.
Proprio questa interconnessione è oggi una delle principali fonti di rischio. Come sottolinea il Sole 24 Ore, negli anni dei tassi di interesse molto bassi molti fondi hanno finanziato acquisizioni aggressive concedendo prestiti con garanzie ridotte pur di aggiudicarsi le operazioni. Quando il costo del denaro era vicino allo zero e la liquidità abbondante, il modello funzionava: le aziende acquistate dai fondi potevano crescere, rifinanziare il debito e generare rendimenti elevati per gli investitori. Ma con il rallentamento dell’economia e il cambiamento delle condizioni finanziarie alcune di queste operazioni stanno mostrando le prime crepe. Senza dimenticare l’impatto dirompente dell’intelligenza artificiale e dei nuovi software.
Un esempio arriva dal settore tecnologico e del software, uno dei principali destinatari dei capitali dei fondi negli ultimi anni. Diversi prestiti legati a operazioni di private equity sono stati svalutati, come nel caso della società di software Medallia, il cui valore è stato rivisto al ribasso fino a implicare che gran parte dell’equity investito dai fondi sia andato perduto. Anche fondi di credito quotati hanno registrato perdite significative su prestiti concessi a società finanziate da buyout, segno di una crescente fragilità nel sistema.
A complicare il quadro hanno contribuito anche alcuni fallimenti aziendali che hanno scosso il mercato del credito privato. Nel corso dell’ultimo anno il default di due fornitori del settore automobilistico negli Stati Uniti ha sollevato interrogativi sulla qualità delle analisi di rischio effettuate dai fondi che avevano concesso i prestiti. Questi episodi hanno contribuito ad accelerare le richieste di rimborso da parte degli investitori. Secondo Reuters, il deterioramento del sentiment è stato alimentato proprio dall’esposizione di alcuni fondi al fallimento di un fornitore di componenti auto e di un prestatore subprime per il settore automobilistico.
Anche il contesto macroeconomico gioca un ruolo importante. La decisione della Federal Reserve di iniziare a tagliare i tassi di interesse lo scorso anno ha ridotto l’attrattiva dei rendimenti offerti dai fondi di credito privato, che negli anni precedenti avevano beneficiato proprio del rialzo del costo del denaro. Alcuni fondi hanno dovuto ridurre i dividendi distribuiti agli investitori, alimentando ulteriormente il clima di cautela.
Nel frattempo l’incertezza geopolitica e le tensioni sui mercati stanno spingendo molti investitori a spostarsi verso asset considerati più sicuri. La volatilità legata ai conflitti internazionali e i timori di rallentamento economico stanno favorendo una rotazione verso i cosiddetti beni rifugio, riducendo l’appetito per investimenti percepiti come più rischiosi o meno liquidi. Reuters sottolinea che molti investitori stanno spostando i capitali proprio verso asset difensivi mentre cresce la volatilità sui mercati globali.
Le preoccupazioni non restano confinate ai mercati privati ma stanno iniziando a riflettersi anche in Borsa. Diversi analisti evidenziano come il settore finanziario sia tra i peggiori performer dello S&P 500 dall’inizio del 2026, con un calo superiore al 9%. Le società maggiormente esposte al credito privato, tra cui Ares Management, Blackstone, Apollo e KKR, hanno registrato ribassi ancora più marcati, con perdite superiori al 20% da inizio anno.
Proprio KKR è uno dei gruppi più osservati dal mercato. Il fondo ha registrato svalutazioni su alcuni prestiti nel comparto del credito privato, mentre i suoi veicoli quotati hanno subito forti pressioni in Borsa. Il tema interessa anche l’Italia: KKR è infatti il fondo che detiene il controllo di Fibercop con una quota del 37,8%, operazione che rimane al centro dell’attenzione del dibattito economico e politico, come riferito da Startmag nei giorni scorsi.
Per molti analisti la situazione attuale rappresenta una sorta di resa dei conti dopo oltre un decennio di crescita quasi ininterrotta dei mercati privati. Durante gli anni dei tassi bassissimi i fondi hanno raccolto enormi quantità di capitale e sono stati spinti a investire sempre più rapidamente, spesso pagando valutazioni molto elevate per acquisizioni in settori come software, servizi e medie imprese. Ora che il ciclo finanziario è cambiato, alcune di queste operazioni stanno mostrando i loro limiti.
FONTE:https://www.startmag.it/economia/tensioni-fondi-private-equity-credit/





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