La costituzione come ‘campo’ del politico
di LA FIONDA (Dante Valitutti)

Siamo reduci dall’ennesima riforma della costituzione abortita nell’urna referendaria, e qualcuno potrebbe anche dire che dei segnali in tal senso c’erano, perché la riforma sulla giustizia della destra meloniana era obiettivamente scritta male e, soprattutto, era stata caricata negli ultimi mesi di un valore ultragiuridico che esondava dai tecnicismi propri della materia oggetto della novella parlamentare.
Ma, al di là dell’esito elettorale, quello che ha colpito chi scrive — e immagino non solo chi scrive — sono state le reazioni da una parte e dall’altra del fronte referendario, reazioni tanto colorate di vitalità o disappunto quanto forse eccessive e, a tratti, perfino eccessivamente “isteriche”.
Insomma, mi è parso, guardando ieri pomeriggio i protagonisti della contesa, che si fosse dinanzi a una battaglia campale: in ballo, cioè, non vi era tanto o non solo la riforma del CSM o altre questioni riguardanti la carriera dei magistrati, ma il non far prevalere un nemico pernicioso, quasi come se i protagonisti della vicenda — tutti i protagonisti dell’uno e dell’altro fronte — vivessero in uno stato di guerra civile e il risultato fosse la vita o la morte della comunità statale.
Ma è davvero così?
Andando oltre il livello della retorica politicante — che nei salotti televisivi trova sempre ospitalità, quasi che la politica fosse un chiacchiericcio di sottofondo — si può dire che oggi la nostra costituzione sia, nel nostro Paese, il vero campo del politico — inteso quest’ultimo in senso schmittiano.
Che cos’è infatti il politico secondo Schmitt? “Un ambito indipendente della vita contraddistinto dalla separazione tra chi (ci) è amico e chi invece è nemico. Questa separazione o distinzione, fondata sulla possibilità reale di uno scontro fisico, è il nocciolo della politica, ciò che precede lo Stato e, ciononostante, giustifica dello stesso (Stato) l’esistenza”.
Ebbene, è utile ricordare tutto questo perché nessuna cosa, come la costituzione, riesce oggi in Italia a dividere il campo politico in amici e nemici, ed è un paradosso perché, in fondo, se si pensa bene, la nostra costituzione, come ogni costituzione, nasce — o dovrebbe in teoria nascere — per risolvere il nodo del politico, ovvero al fine di mettere fine a quella conflittualità interna che conduce alla guerra civile.
Tuttavia, se la costituzione smette di essere quel patto fondante sui valori ultimi di una data comunità e diventa il campo in cui si gioca, ogni volta di nuovo, la partita principale del politico, chi perde siamo noi e la politica tutta, incapace di agire in una cornice comune, incapace, cioè, di neutralizzare o calmierare la tensione perenne a dividersi in amici e nemici.
FONTE: https://www.lafionda.org/2026/03/24/la-costituzione-come-campo-del-politico/





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