Andrew Puzder, l’ambasciatore americano nell’Unione europea, ha detto che il blocco deve accettare senza modifiche l’accordo commerciale con gli Stati Uniti, altrimenti rischia di perdere l’accesso “vantaggioso” alle forniture di gas naturale liquefatto (Gnl).
L’accordo commerciale di Turnberry
Puzder fa riferimento all’accordo raggiunto lo scorso luglio a Turnberry, in Scozia, tra il presidente americano Donald Trump e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. L’intesa prevede – tra le altre cose – l’imposizione di dazi americani del 15 per cento sulle importazioni di merci europee; la sua attuazione è stata rimandata, però, anche a causa delle minacce della Casa Bianca circa l’invasione della Groenlandia, territorio danese, che hanno raffreddato le relazioni bilaterali.
L’impegno sull’energia e la minaccia dell’ambasciatore Puzder
Sull’energia, comunque, l’accordo prevede che l’Unione europea acquisti energia americana dal valore di 250 miliardi di dollari all’anno per tre anni – 750 miliardi in tutto, quindi, tra idrocarburi e tecnologie nucleari – in modo da riequilibrare la bilancia degli scambi.
Puzder ha detto al Financial Times che la parte energetica del patto potrebbe essere messa a rischio se l’Unione europea cercasse di modificare qualsiasi altro elemento dell’intesa, che prima di entrare in vigore dovrà ricevere l’approvazione dei paesi membri.
“Non so cosa succederà in materia di energia se non andranno avanti con l’accordo”, ha dichiarato l’ambasciatore. “Se [l’accordo di] Turnberry non verrà attuato, insomma, torneremo al punto di partenza. Non so bene quale direzione prenderemo. Penso che gli Stati Uniti continueranno a voler fare affari con l’Europa, ma i termini potrebbero non essere altrettanto favorevoli. Il contesto non sarà certamente altrettanto favorevole. E… ci sono altri acquirenti là fuori”.
L’Unione Europea e la nuova crisi del gas
L’Unione europea è molto dipendente dalle importazioni di gas per il soddisfacimento del suo fabbisogno, quindi è parecchio esposta alla crisi dei prezzi – ed eventualmente delle forniture, se il conflitto dovesse prolungarsi e aggravarsi ancora – causata dalla guerra nel golfo Persico.
Nel 2025 il blocco ha importato oltre 140 miliardi di metri cubi di Gnl, che negli ultimi anni ha permesso di compensare la drastica riduzione dei flussi dalla Russia. In particolare, tra il 2021 e il 2025 le importazioni di Gnl dagli Stati Uniti sono triplicate e oggi sono i principali fornitori di combustibile liquefatto all’Unione. Considerando l’interezza delle importazioni gasifere europee, la quota americana è del 25 per cento, superata solo da quella della Norvegia al 31 per cento.
Solo il 10 per cento delle importazioni europee di Gnl, invece, passa per lo stretto di Hormuz, il cui attraversamento è oggi pressoché impossibile a causa degli attacchi iraniani alle navi. Rispetto al totale degli approvvigionamenti comunitari, la quota del Qatar – il più grande produttore di Gnl della regione, e tra i maggiori al mondo – è inferiore al 4 per cento, mentre è parecchio più rilevante per l’Italia, ad esempio.
La guerra nel golfo Persico sta intensificando la competizione internazionale per le forniture di Gnl: se dunque un numero crescente di metaniere dovessero dirigersi in Asia, attratte dai prezzi più alti, l’Europa potrebbe trovarsi in difficoltà sul fronte degli approvvigionamenti.
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L’Unione europea, insomma, è vulnerabile alla crisi ed è dipendente dal Gnl americano. Consapevole di questa situazione, che garantisce a Washington una forte leva nei negoziati commerciali, l’ambasciatore Puzder ha detto che se i paesi membri dell’Unione “vogliono sopravvivere economicamente, hanno bisogno di energia e noi possiamo fornirgliela. Ci piacerebbe instaurare un rapporto che ci incoraggi a farlo”.
Gli Stati Uniti contro le regole anti-emissioni
Puzder ha anche invitato le autorità europee a modificare la normativa che obbliga le aziende esportatrici nell’Unione a dichiarare i loro livelli di emissioni di metano, sostenendo che la maggior parte dei produttori americani di idrocarburi non riuscirebbe a rispettarla. L’ambasciatore si è detto “fiducioso” che la norma verrà modificata perché rischierebbe “di far lievitare i costi dei carburanti, e l’Europa si renderà conto della necessità di ridurre alcune di queste barriere commerciali”.
Gli Stati Uniti avevano già chiesto all’Unione europea di cancellare tutta una serie di normative ambientali e tecnologiche che ritengono sfavorevoli per le loro imprese. Ad esempio, Washington vuole che Bruxelles elimini l’obbligo per le società non europee di presentare dei “piani di transizione climatica” e che escluda le aziende americane dalla Corporate Sustainability Due Diligence: si tratta della direttiva che introduce una serie di obblighi per la verifica della sostenibilità ambientale e sociale delle imprese, con una portata piuttosto ampia. In un position paper dell’anno scorso, l’amministrazione Trump definiva questa direttiva “un eccesso normativo grave e ingiustificato” che “impone significativi oneri economici e normativi alle aziende statunitensi”






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