di TERMOMETRO GEOPOLITICO
Il mondo che conoscevamo è cambiato e rimarrà diverso per gli anni a venire. Ci stavamo ancora riprendendo dagli effetti della pandemia e della guerra in Ucraina quando la nuova guerra, iniziata da Stati Uniti e Israele, ha colpito duramente le infrastrutture dell’Iran, dei paesi del Golfo Persico, di Israele stesso e dell’Oman.
Questi bombardamenti non sono stati semplici azioni militari, ma hanno inferto un duro colpo all’economia globale. Petrolio, gas naturale, fertilizzanti, semiconduttori, prodotti chimici, metalli e persino elio hanno visto la loro offerta drasticamente ridotta. La ripresa sarà lenta e dolorosa.
Il prezzo della distruzione
I danni alle infrastrutture metallurgiche della regione sono stati ingenti e concentrati in punti strategicamente vitali. In Iran, il complesso siderurgico di Mobarakeh ha subito il crollo delle strutture degli altiforni e dei sistemi di raffreddamento critici delle unità di riduzione diretta e dei forni ad arco elettrico.
I costi di ricostruzione sono stimati in 6 miliardi di dollari, con un periodo di recupero previsto di 2-3 anni.
In Bahrain, l’impatto si è concentrato su Aluminium Bahrain, dove l’attacco ha gravemente danneggiato le linee di riduzione e la logistica, causando perdite strutturali per 2,5 miliardi di dollari. Negli Emirati Arabi Uniti, gli attacchi contro gli impianti di Emirates Global Aluminium (EGA) ad Abu Dhabi e Dubai hanno provocato danni strutturali stimati in 4,2 miliardi di dollari.
Questa distruzione coordinata nei tre paesi ha creato un grave vuoto nell’offerta globale di metalli primari, facendo aumentare vertiginosamente i costi operativi e i prezzi delle materie prime in tutto il mondo.
Nel settore petrolifero e del gas, la distruzione è stata ancora più brutale. Il terminale dell’isola di Kharg, il principale punto di esportazione di petrolio greggio dell’Iran, ha perso banchine di attracco, oleodotti e giganteschi serbatoi di stoccaggio.
Costo stimato: 12 miliardi di dollari. Il complesso di Asaluyeh e South Pars, cuore pulsante della lavorazione di gas e condensati, ha visto torri di frazionamento, scambiatori di calore e sistemi di controllo inceneriti, con ulteriori perdite per 10 miliardi di dollari.
Anche le raffinerie di Abadan e Isfahan, essenziali per la produzione di benzina e gasolio, hanno subito gravi danni. Se si considerano anche oleodotti, gasdotti e stazioni di pompaggio, il costo totale per il solo settore energetico iraniano raggiunge i 30,5 miliardi di dollari.
Il problema principale non è solo il denaro, ma anche la logistica. L’Iran ha bisogno di importare turbine, valvole speciali e compressori, la cui produzione a livello globale ha tempi di attesa lunghissimi. Senza un facile accesso ai fornitori occidentali, il ritorno ai livelli prebellici potrebbe richiedere dai 3 ai 4 anni.
Anche Israele ha pagato un prezzo altissimo. I suoi centri tecnologici e chimici sono stati colpiti. Gli impianti di semiconduttori, come quello di Intel a Kiryat Gat, hanno perso camere bianche e apparecchiature di precisione. I complessi chimici di Haifa e gli impianti di desalinizzazione hanno subito danni ingenti.
Il costo totale stimato è di 10 miliardi di dollari, con tempi di recupero che vanno dai 6 mesi ai 3 anni.
In Iraq, le già fragili infrastrutture elettriche e portuali hanno perso sottostazioni ad alta tensione, gru nel porto di Umm Qasr e silos per il grano.
Costo approssimativo: 5 miliardi di dollari USA. Si prevede che la ripresa richiederà da 1 a 2 anni.
Negli Emirati Arabi Uniti, gli attacchi hanno colpito la zona industriale di Fujairah, i serbatoi di carburante, il porto che aggira lo Stretto di Hormuz e importanti giacimenti di gas e raffinerie come Ruwais, Habshan e Shah. I costi per la ricostruzione delle infrastrutture superano i 10 miliardi di dollari, con tempistiche che vanno dai 6 mesi ai 2 anni.
Il Kuwait e il Bahrein hanno subito impatti diretti su navi e raffinerie. Il Kuwait ha perso una grande petroliera e ha visto i suoi impianti operare a capacità minima. Le perdite stimate ammontano a 3 miliardi di dollari. Il Bahrein ha subito danni alla raffineria di Sitra e alle condutture, con costi di riparazione intorno agli 800 milioni di dollari e tempi di ripristino stimati tra i 9 e i 14 mesi.
Anche l’Oman è stato colpito, sebbene su scala minore rispetto ai paesi vicini. Attacchi di droni e missili hanno preso di mira porti chiave, danneggiando serbatoi e silos di stoccaggio del petrolio a Salalah, Duqm e Sohar. Salalah, un importante snodo per container e carburante situato fuori dallo Stretto di Hormuz, ha subito incendi nei serbatoi di stoccaggio e danni limitati alle gru.
FONTE: https://www.facebook.com/TermGeopol/posts/pfbid02QWFK3bMayRsM2Xi6vAYz9USVs2PA2oxf65MwCqENXGSXckMnJj1yY1o7fpMMkyZ3l
Iscriviti al nostro canale Telegram
Commenti recenti