Bulgaria, vince le elezioni Rumen Radev: euroscettico e contro le armi all’Ucraina
da L’INDIPENDENTE ONLINE (Valeria Casolaro)

L’Unione Europea non ha fatto in tempo a concludere i festeggiamenti per la “cacciata” di Orban dall’Ungheria che potrebbe già trovarsi con una nuova spina nel fianco. Si tratta di Rumen Radev, il quale si è aggiudicato le elezioni parlamentari in Bulgaria, con oltre il 45% delle preferenze e la maggioranza (129 su 240) dei seggi. Il programma del suo partito politico, presentato appena un mese fa – dopo che Radev si è dimesso dalla carica di presidente per partecipare alle elezioni – non è ancora chiaramente definito. Durante la campagna elettorale ha insistito molto sulla politica interna, dove sembra intenzionato a mettere in pratica scelte progressiste in diversi settori. Pur non essendosi sbilanciato sulle scelte in materia di politica estera, sono tuttavia note da tempo le sue posizioni: di orientamento euroscettico, Radev è infatti favorevole a una ripresa dei dialoghi con il Cremlino, mentre potrebbe opporsi all’ulteriore invio di armi all’Ucraina.
Lo scrutinio delle schede è ancora in corso ma, con oltre il 60% già completato, è chiaro che la vittoria dell’ex presidente sia ormai netta, con il 44,6% dei voti a favore che segnano un distacco netto dall’alleanza filoeuropea Continuiamo il cambiamento/Bulgaria Democratica (14,3%) e del partito di centrodestra di Borissov (13%). L’affluenza alle urne è stata di poco inferiore al 50%, superando nettamente le precedenti elezioni dell’ottobre 2024. Secondo i quotidiani locali, una volta confermata la vittoria di Radev rappresenterà “la più grande vittoria di un partito nella storia democratica della Bulgaria, paragonabile solo alla vittoria delle Forze Democratiche Unite con il 62,4% dei voti nel 1997″. Rumen Radev ha guidato il Paese per due mandati a partire dal 2017, prima di dimettersi dalla carica, nel gennaio di quest’anno. Poche settimane dopo, il 19 marzo (a un mese esatto dalle elezioni) Radev ha presentato il programma elettorale del suo neonato partito, Bulgaria Progressista.
Sul fronte della politica interna, Radev ha parlato di “smantellamento del modello oligarchico” che, a suo dire, controlla varie istituzioni statali, dai media alla magistratura, passando per i partiti politici. Ha promesso una riforma della magistratura, per renderla indipendente, oltre che dei servizi di sicurezza e del ministero dell’Interno, promettendo anche trasparenza in merito a chi sono i grandi proprietari e finanziatori dei media e appoggio al giornalismo d’inchiesta. Ai propri elettori, Radev ha poi assicurato lotta alla povertà e alla crisi demografica, tutela dell’ambiente, finanziamenti alla sanità e modernizzazione delle infrastrutture energetiche, tra le altre cose.
Durante la campagna elettorale, Radev ha parlato poco di politica estera, secondo i giornali locali. Tuttavia, durante la presidenza era ben nota la sua opposizione agli aiuti militari a Kiev e la volontà di riavvicinamento con Mosca. Posizioni ben note già prima dello scoppio della guerra in Ucraina, anche grazie ad affermazioni rilasciate da Radev che provocarono la rabbia di Kiev – come quando dichiarò che “la Crimea è russa, cos’altro potrebbe essere?” durante un dibattito politico televisivo del 2021.





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