La cattiva scienza dei fisici (le ragioni delle bombe)
da CONFLITTI E STRATEGIE (Gianni Petrosillo)

La cattiva scienza dei fisici è il recente libro di Carlo Rovelli che ripercorre le vicende della costruzione della bomba atomica durante la Seconda guerra mondiale. La cosiddetta super bomba che avrebbe potuto determinare la vittoria definitiva di un campo o dell’altro. Ma la bomba, come scrive giustamente Rovelli, arrivò troppo tardi e non servì a sbilanciare le sorti del conflitto, ma fu lanciata esclusivamente, a cose ormai fatte, per due motivi essenziali, il primo per evitare che Mosca giungesse a Tokyo e quindi entrasse di peso in un’area, quella dell’Estremo Oriente (da loro punto di vista “Estremo Occidente”), che per gli Usa è stata da sempre valutata strategica per la propria proiezione geopolitica, e in secondo luogo, che poi è il primo motivo, per dimostrare al mondo di essere la nazione che emergeva come la più forte e inattaccabile dalla Seconda guerra mondiale. Tutte questioni ampiamente dibattute dalla storiografia, anche se la propaganda americana, occidentale, dei paesi sottomessi a Washington, e degli stessi scienziati allineati a una certa visione del mondo, sostiene che lo sganciamento delle bombe a Hiroshima e Nagasaki, con l’incenerimento quasi istantaneo di 200 mila persone e le conseguenze delle radiazioni negli anni successivi, servì a salvare centinaia e poi, si è detto, addirittura migliaia e migliaia di soldati americani. Ovviamente sono amenità, appunto, della propaganda di Washington, l’unico paese al mondo ad aver usato l’arma atomica nella storia.
In realtà non c’è alcuna giustificazione preventiva a quello che gli Usa hanno fatto, perché non c’è controprova, anzi c’erano tutti gli indizi contrari, poiché il Giappone era ormai pronto a contrattare la resa e lo stava facendo proprio con i russi, in quanto non si fidava degli americani. Dunque, quando oggi si dice che non possiamo accettare che l’Iran possa dotarsi dell’ordigno nucleare, perché il mondo sarebbe un posto ancora più pericoloso, si dice il falso. Innanzitutto, quelli pericolosi sono coloro che non si sono fatti remore in passato a servirsi di una tale potenza di fuoco e radiazione, in secondo luogo i paesi che si sono dotati negli anni delle armi nucleari, nonostante minacce e insulti, non sono stati attaccati e aggrediti da nessuno, perché il rischio diventa troppo alto. La deterrenza nucleare è dunque garanzia di pace e non di guerra. Esattamente perché anche la pace è uno sforzo militare e politico e non qualcosa che cade dal cielo per opera dello Spirito Santo.
Un altro punto importante del libro di Rovelli riguarda la corsa alla super bomba tra Usa e Germania. In quest’ultimo paese c’erano grandi scienziati, tra cui Heisenberg, che erano persino in vantaggio scientifico per costruire la bomba. Il progetto però, secondo Rovelli, non fu portato avanti dai nazisti perché ci sarebbe voluto troppo tempo per farlo e le sorti della guerra sarebbero state decise prima. Infatti è così. Quando gli Usa sganciano la bomba, i nazisti erano capitolati per opera dei russi, il popolo che ha più sofferto e perso persone nella guerra mondiale. Quindi non c’era nessuna corsa a due alla bomba, la corsa la faranno dopo i paesi che non volevano sottomettersi alla prepotenza Americana, per raggiungere gli Usa e mettersi al sicuro perché, come avevano potuto constatare di fatto, gli americani non si sarebbero fatti remore a conquistare e sottomettere le nazioni in virtù di questo vantaggio bellico, anche a costo di gettarne altre, ma a quel punto anche solo la minaccia di usarle sarebbe stata sufficiente a far capitolare chiunque.
Dunque gli americani sono andati oltre i nazisti e si sono comportati anche peggio di loro, se consideriamo che negli anni successivi, fino ai nostri giorni, si sono resi responsabili dell’uccisione nel mondo di almeno 80 milioni di persone. Ecco perché quando qualcuno mi dice come sarebbe stato il mondo se avessero vinto nazisti e fascisti, dico sempre, ecco come sarebbe stato, come il nostro, ma non è neanche detto, perché i mostri, se così vogliamo chiamarli, siamo tutti se ci sono le circostanze.
Quindi il libro di Rovelli è certamente un testo da leggere, ci dice qualcosa non di nuovo sotto il punto di vista storico, ma aggiunge particolari interessanti sulle dispute tra scienziati e sulla loro disponibilità a mettersi a disposizione o meno dei loro governi in certe situazioni, chi per amore di patria, chi per altri scopi, diciamo, molto meno nobili. C’è però un punto che è fortemente criticabile dell’analisi del nostro scienziato. È una sua irrazionalità che deriva quasi dal rifiuto di capire com’è il mondo, come sempre è andato e come continuerà ad andare per un bel pezzo.
Rovelli dice che il vero nemico dell’umanità è l’irrazionalità, non rendendosi conto che invece è la razionalità la cosa veramente pericolosa, è la razionalità che ci dà la bomba e non viceversa, è la razionalità che trasforma i nostri conflitti in azioni scientifiche. Gli esseri arazionali o irrazionali, guidati dagli istinti, non arrivavano a simili forme di distruzione o a eseguire stermini di massa. È proprio la ragione che ci fa valutare e ci fa fare determinate considerazioni che altri esseri non umani non fanno. Gli uomini hanno inventato la ragione e da quando ne hanno a sufficienza ogni loro possibilità è cresciuta esponenzialmente. Bisogna vedere le cose per come sono.
Le guerre scoppiano non per irrazionalità ma esattamente per l’opposto, noi possiamo considerare tante possibilità grazie alla ragione e poi facciamo delle scelte che da questa discendono. Dall’irrazionalità non discende nulla, gli animali sono irrazionali, nel senso che non hanno ragione, e i loro conflitti provengono dall’istinto di sopravvivenza e quindi restano molto più limitati. Se fossimo esseri irrazionali non avremmo prodotto così tanti massacri, quasi scientificamente. È la ragione che ce ne dà la possibilità, come spinta che accresce qualsiasi nostra iniziativa, sia in positivo che in negativo.
Dunque non c’è nulla di più razionale delle guerre, anzi nelle guerre la ragione ci spinge a elaborare strategie tese a primeggiare che non hanno eguali nel regno animale. Ciò che è reale è razionale nel nostro caso (o dominio dell’irrazionale ad interpretarla come Rovelli), perché la ragione, il logos, come diceva Nietzsche, non esiste in natura o nella testa di qualche spirito assoluto che aleggia nell’aria, è una comodità umana con la quale poniamo ordine alle cose del nostro mondo, per quello che ci è dato. Per questo la ragione, che viene indicata quasi come un totem risolutivo, non ci condurrà mai alla fine di tutte le guerre, è vero il contrario, ci porterà a confliggere meglio, almeno fino al giorno in cui non troveremo modi di lottare meno cruenti, ma ne dubito, perché il mondo è da sempre l’inferno che è ed il mondo sociale non fa eccezione.
Il conflitto fa parte della vita, perché la vita, anche in natura, è quella cosa che spinge, che deve emergere e crescere, e spingendo fende il mondo. Finora sempre questo è accaduto e grazie alla razionalità a livelli esponenziali. Dunque non è l’irrazionalità che ci porta a guerre sempre più forti e sanguinose ma l’esatto contrario. Se pensiamo agli ultimi conflitti mondiali, grazie alla razionalità e alla tecnica, abbiamo prodotto macchine di morte eccezionali ma al contempo, dopo la guerra, giunta la cosiddetta pace, molte di quelle scoperte sono diventate progresso per la civiltà. Così è, ci sono i due lati della medaglia. Inoltre, effettivamente le prossime guerre saranno molto diverse. La corsa nucleare e i suoi risvolti bellici impedisce a due potenze nuclearizzate militarmente di affrontarsi direttamente. Ormai i conflitti avvengono per interposte nazioni. Ciò già cambia la natura dei prossimi conflitti. Siccome siamo razionali, troviamo sempre il modo di confliggere limitando i danni. La distruzione totale non è mai stato il vero obiettivo della guerra, l’obiettivo è la sottomissione e la prevalenza e se distruggi tutto poi chi sottometti? Quindi, anche la distruzione non può che essere limitata da motivazioni razionali. Ancora i due lati della medaglia. Ma è sempre conchiuso tutto nel circolo della razionalità, l’irrazionalità non c’entra nulla.
La guerra è anzi un modo rapido per impedire che certi lunghi conflitti non diventino talmente estenuanti da portarci allo sfinimento, questo sì che potrebbe essere da estinzione della specie. Un giorno forse potremo fare a meno della ragione, ci inventeremo altro, perché anche la ragione non l’abbiamo sempre avuta, e allora sarà possibile qualche altro cambiamento, in meglio o in peggio, però non ci è dato sapere. Esseri irrazionali non si sono mai sterminati al nostro livello.
Rovelli riporta Pugwash che recita, “L’umanità ha un solo nemico, la nostra irrazionalità che ci impedisce di lavorare assieme per risolvere i problemi comuni”. E poi ancora, “Credo che dobbiamo imparare a vedere i nemici come esseri umani che ci spaventano perché fanno ciò che fanno e ricordare che lo fanno perché sono spaventati da noi. Non è facile moralismo, è essere razionali invece che irrazionali”. Invece è l’esatto contrario, è proprio la razionalità che crea questi aspetti, un animale non fa tutti questi ragionamenti. Scappa o lotta a seconda delle circostanze, noi invece, che abbiamo la ragione, costruiamo ben altri concetti sul nemico e su noi stessi, che siamo al contempo nemici degli altri, tutti con le proprie ragioni. Appunto.
FONTE: https://www.conflittiestrategie.it/la-cattiva-scienza-dei-fisici-le-ragioni-delle-bombe





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