Di fronte a titoli del genere…
di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Francesco Dall’Aglio)

Di fronte a titoli del genere ci sentiamo un po’ come nei tempi eroici del 2022, quanto la nostra stampa ci rappresentava Putin terrorizzato e nascosto nel suo bunker sotto gli Urali a fare il bagno nel sangue di corna di cervo per curarsi le duecento malattie che lo avrebbero ucciso nel giro di un paio di mesi, sempre che i russi, imbufaliti perché non potevano più andare da Starbucks, non lo avessero appeso a un lampione. E però non è più il 2022, e non è che la situazione in Russia sia idilliaca.
I mal di pancia di Lavrov sono continui e si vede che fa parecchia fatica a controllarsi, specie quando parla dello “spirito di Anchorage”; Nabiullina fa la fronda (vabbè, la fa dal 2013); Dmitry Trenin, in un’intervista a Kommersant il 2 aprile (link 1) ha detto che bisogna smettere di farsi illusioni in politica estera; il 6 aprile Ivan Timofeev, in un articolo pubblicato sul sito del Valdai di cui è uno dei direttori (link 2, in inglese tra l’altro) ha detto che bisogna modernizzare tutto, e urgentemente; il 22 aprile Gennady Zyuganov, in una sessione plenaria della Duma, ha detto che se non verranno urgentemente adottate misure finanziarie, economiche e “altre”, si rischia un altro 1917 (ahimè, non nel senso della rivoluzione, nel senso delle condizioni che potrebbero portate a un sommovimento, link 3); i milblogger, figuriamoci, sono sul sentiero di guerra da anni; e per finire, alcuni sondaggi danno la popolarità di Putin in calo, tra il 73 e il 79% a seconda dell’istituto (link 4), cifre per le quali qualsiasi politico occidentale sacrificherebbe un gallo ad Asclepio, e però. E però.
Ora nuove rivelazioni vedono Putin nel panico, perché teme un colpo di stato da parte di (rullo di tamburi) Shoigu, che deve ringraziare il Padreterno di essere ancora vivo, vista la sua performance non proprio stellare, e che i militari russi odiano molto, ma molto di più di chi gli sta di fronte in prima linea per cui non si capisce chi dovrebbe assisterlo, in questo colpo di stato. I motivi di questo calo di popolarità, per i nostri, stanno nel fatto che “Putin ha vietato Telegram” e che spesso è difficile prendere la linea col telefono per via dei disturbi elettronici: e la speranza, naturalmente, è che i russi si libereranno del tiranno, metteranno al suo posto un liberale europeista, restituiranno all’Ucraina tutti i territori occupati con molte scuse e molte riparazioni (trovandosi, magari anche la Carelia alla Finlandia, perché no, e le Curili al Giappone), ci venderanno gas e petrolio a prezzi ancora più scontati per farsi perdonare del disturbo eccetera eccetera.
In realtà, se si vanno ad analizzare tutte le voci di dissenso che abbiamo elencato prima e si ha un minimo di contatto con la realtà, i russi non ce l’hanno con Putin, se ce l’hanno davvero con lui, perché il telefono prende male. Ce l’hanno con lui perché in Ucraina il telefono prende in generale, perché c’è ancora un’Ucraina, perché i droni “ucraini” continuano a colpire le città e le installazioni logistiche ed energetiche russe, perché gli ucraini uccidono i generali russi e i russi non lo fanno, perché gli ucraini mettono le bombe in Russia e i russi non lo fanno, perché Zelensky gira il mondo e nessuno gli tira giù l’aereo, eccetera eccetera. Per cui se ci sarà un colpo di stato in Russia non lo farà uno come Shoigu o uno come Naval’nyj, lo farà uno come Patrušev o peggio, e in parecchi dovranno riflettere sul fatto che quel Putin non era poi malaccio, in fin dei conti.
Link 1: https://www.kommersant.ru/doc/8553915
Link 2: https://valdaiclub.com/a/highlights/is-peter-the-great-s-project-over-no/
Link 3: https://www.reuters.com/world/leader-russias-communists-warns-parliament-risk-revolution-due-faltering-economy-2026-04-22/
Link 4: https://meduza.io/en/news/2026/05/01/putin-s-approval-rating-falls-to-its-lowest-point-since-russia-s-full-scale-invasion-began
Fonte: https://www.facebook.com/francesco.dallaglio
Fonte: https://www.facebook.com/share/19zW3sAXwH/





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