Larry Johnson, ex analista della Cia, è la persona che ha rivelato, nel corso del popolare programma YouTube Judging Freedom, condotto dall’ex giudice Andrew Napolitano, che al presidente Donald Trump è stato negato l’accesso ai codici nucleari degli Stati Uniti durante una riunione d’emergenza del 18 aprile. A comunicargli il rifiuto sarebbe stato il generale Dan Caine, Chairman of the Joint Chiefs of Staff, il più alto ufficiale in grado. La notizia ha fatto rapidamente il giro del mondo, ma è stata subito smentita dalla Casa Bianca, che ha definito l’episodio del tutto infondato. Alcuni osservatori hanno inoltre espresso forti dubbi sulla ricostruzione di Johnson, accusandolo di aver diffuso un rumor senza riscontri verificabili. Abbiamo raggiunto Johnson per porgli qualche domanda in merito e l’ex analista della Cia ci ha ribadito con forza quanto già affermato ai microfoni di Andrew Napolitano. Spiegando che la tregua in Iran è destinata a non durare.
Signor Johnson, lei ha dichiarato su Judging Freedom che il 18 aprile Trump ha provato a usare i codici nucleari ma il generale Caine lo ha fermato. Conferma questa ricostruzione, nonostante le smentite?
“Sì, la storia era corretta. Ci fu un acceso dibattito sul “portafoglio nucleare”. Il presidente ha i codici, ma i vertici militari hanno il dovere di opporsi. Trump voleva prendere in considerazione l’uso di un’arma nucleare in Iran. Il generale Caine disse: “Assolutamente no, non seguiremo quella strada”. Ne nacque uno scontro. La storia ebbe un effetto positivo: costrinse la Casa Bianca a smentire o confermare, e se ho contribuito a evitare l’uso di un’arma nucleare, tanto meglio”.
Il cessate il fuoco in Iran è davvero stabile o solo una pausa breve? È possibile un nuovo accordo dopo la proposta iraniana?
“Il cessate il fuoco non durerà. Arrivano notizie di navi statunitensi sotto tiro nello Stretto di Hormuz. Le versioni sono contrastanti: gli USA negano, ma gli iraniani mostrano video di missili e navi colpite. Ci sono anche testimoni oculari. Non so dire con precisione chi abbia ragione, ma tutto indica che la tregua sarà rotta. Ci sono rapporti di attacchi iraniani contro obiettivi petroliferi negli Stati Uniti. Sembra che il cessate il fuoco stia per finire e che il conflitto totale tra USA e Israele da una parte e Iran dall’altra continuerà”.
Come valuta la gestione della crisi iraniana da parte di Trump finora?
“Un disastro. Un disastro per la sua presidenza e per l’economia mondiale. Il suo attacco deliberato all’Iran ha innescato una catena di eventi che non sarebbe dovuta iniziare. L’Iran controlla lo Stretto di Hormuz e può paralizzare l’economia mondiale. Più l’economia viene paralizzata, più Trump ne soffrirà. Ha calcolato malissimo le conseguenze. Il peggioramento economico diventerà sempre più evidente nelle prossime settimane”.
Cosa pensa della recente telefonata Trump-Putin? Cambia qualcosa in Ucraina?
“Non è stata un’iniziativa di Trump. È stato Putin a chiedere la chiamata, il giorno dopo l’incontro con il ministro degli Esteri iraniano a Mosca. L’avvertimento agli USA è stato diretto: non introducete forze di terra in Ucraina, non allargate la guerra. Questo porterebbe la Russia a un coinvolgimento più diretto, fino allo scontro. Putin ha descritto la telefonata come amichevole, senza minacce. Vedremo se Trump accetterà il consiglio. Ma Putin è stato chiaro con gli iraniani: la Russia sostiene pienamente l’Iran”.
C’è stato uno scontro con Friedrich Merz sulle truppe Usa in Germania. Trump vuole davvero ritirarle dall’Europa?
“Penso di sì. Il problema è che non lo fanno in modo strategico. Gli USA hanno decine di basi in Germania e circa 36mila soldati. A mio parere, quelle basi andrebbero chiuse: la Seconda Guerra Mondiale è finita, l’Unione Sovietica non esiste più. Ma Trump lo fa più come mossa punitiva. I tedeschi ci guadagnano: le basi sono benefiche per la loro economia. Perdere quei soldati sarebbe devastante per la Germania. Ma se gli USA chiudessero tutte quelle basi, perderebbero anche Ramstein e Landstuhl, necessarie per le missioni e le cure dei feriti. Alla fine, la ragione per cui esiste la NATO è scomparsa. La NATO non dovrebbe più esistere, va sciolta”.
Cosa pensa del recente scontro verbale tra Trump, Papa Francesco e Giorgia Meloni?
“I commenti di Trump sono un’ulteriore prova che non è più l’uomo di dieci anni fa. Mostra una forma di declino mentale, è instabile. Non controlla le emozioni. Attaccare il Papa non è intelligente. Attaccare anche Meloni è controproducente. Dovrebbe cercare di farsi amici, invece insulta e attacca, rendendo meno probabile una collaborazione. Purtroppo questo è un tratto sempre più comune in Donald Trump: si arrabbia molto spesso”.
Un’ultima domanda: che peso ha l’influenza di Israele e di Netanyahu sulla politica americana, in particolare sull’amministrazione Trump?
“Gli Stati Uniti sono stati presi in ostaggio dai sionisti. Devono liberarsene. Non è nell’interesse americano essere così succubi degli interessi israeliani. Trump ne è chiaramente prigioniero, preso in ostaggio da Bibi e dal governo sionista. Per fortuna l’atteggiamento dell’elettore americano sta cambiando: Israele diventa sempre più impopolare. Ci stiamo muovendo nella direzione giusta per liberarci da questa influenza dannosa dello stato israeliano”.






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