Una nuova mappa prova che Israele sta continuando ad avanzare a Gaza
di L’INDIPENDENTE (Valeria Casolaro)
La notizia risale all’incirca alla metà dello scorso marzo, ma è stata diffusa solamente da pochi giorni. Israele ha distribuito alle organizzazioni umanitarie che operano a Gaza mappe che comprendono una nuova “Linea Arancione”, la quale pone sotto controllo militare israeliano un ulteriore 11% della Striscia, in aggiunta alla zona già delimitata dalla cosiddetta “Linea Gialla”. Le mappe non sono state rese pubbliche, ma le Nazioni Unite hanno confermato l’esistenza della nuova area ristretta. Così, ora due terzi dell’enclave palestinese – il 64% circa – risultano essere sotto controllo israeliano. La nuova zona militare sarebbe funzionale al coordinamento delle attività delle agenzie umanitarie, ma di fatto restringe ulteriormente la superficie a disposizione dei profughi palestinesi, che vengono sempre più schiacciati verso la costa.
In un aggiornamento dello scorso 18 marzo, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi aveva riferito dell’ampliamento della zona militare israeliana proprio attraverso la demarcazione di una nuova Linea Arancione, con dieci strutture UNRWA che ora rientrano nel nuovo territorio militarizzato. «Si tratta a tutti gli effetti di una zona ad alto rischio», spiega il corrispondente di Al Jazeera da Gaza, Tareq Abu Azzoum, «le agenzie delle Nazioni Unite continuano a dire che questo nuovo confine restringe ulteriormente le possibilità di movimento dei team di aiuto e crea maggiore sovraffollamento in un’area di costa sempre più ristretta». Il rischio maggiore per la popolazione deriva dal fatto che non vi sarebbero confini fisici a delimitare la linea, rendendo così impossibile determinare con certezza a partire da quale punto si rischia di finire nel bersaglio dei militari israeliani. La restrizione delle libertà di movimento riguarda anche le agenzie umanitarie, il cui lavoro è in questo modo reso ancora più complicato.

Le Nazioni Unite sono state messe al corrente di questo avanzamento militare, ha confermato Stephane Dujarric, portavoce dell’ONU. «Le cose non si stanno muovendo nella giusta direzione», ha commentato: secondo il piano di pace elaborato da Trump e Netanyahu, infatti, la direzione dovrebbe essere quella della completa smilitarizzazione della Striscia e del ritiro progressivo delle truppe israeliane dal territorio. Con la demarcazione della nuova Linea Arancione, invece, viene ulteriormente esteso il territorio sotto controllo militare israeliano e allontanata la prospettiva di molti abitanti della Striscia di poter tornare alle proprie abitazioni.
Il naufragare dei progetti di pace per Gaza è d’altronde evidente, di fatto, non solo nelle migliaia di violazioni del cessate il fuoco da parte di Israele, che continua a ritmo quotidiano ad assassinare civili e condurre raid nella Striscia, ma anche nell’immobilismo della politica internazionale a riguardo – a partire dal Board of Peace istituito da Trump. Complice l’esplosione della guerra contro l’Iran, scatenata da USA e Israele, i lavori dell’organizzazione internazionale presieduta da Trump sono infatti praticamente fermi, nonostante i roboanti annunci di appena poche settimane fa in merito allo stanziamento di miliardi di fondi internazionali per la ricostruzione di Gaza. Coloro, invece, che non sono mai rimasti fermi sono proprio i palestinesi, che stanno lavorando per rimettere in piedi ciò che Israele ha raso al suolo e ricostruire Gaza dalle macerie.





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