Il Fondo Monetario Internazionale ha chiesto all’Italia meno spese e più tasse
di L’INDIPENDENTE (Dario Lucisano)
Più entrate e meno uscite. Potrebbe riassumersi così il rapporto conclusivo della missione dell’Articolo IV del Fondo Monetario Internazionale in Italia. La delegazione dell’Articolo IV porta avanti periodicamente operazioni di osservazione e sorveglianza economica nei Paesi membri del FMI, ai sensi di quello stesso articolo dello Statuto che obbliga gli Stati a mantenere stabilità economica e finanziaria ed evitare politiche che danneggino il sistema economico internazionale. Nel rapporto, la squadra dell’Articolo IV fotografa una Italia dalle prospettive di crescita deboli, limitate dalla scarsa produttività e dall’invecchiamento della popolazione. Secondo il Fondo, nonostante l’avanzo fiscale del 2025, il problema principale del Belpaese rimarrebbe il debito e la soluzione per ridurlo sarebbe quello di tagliare ai minimi i sussidi, ampliare le entrate da lavoro e immobili e varare interventi strutturali per semplificare l’amministrazione economica del Paese.
L’Articolo IV ha terminato la propria missione in Italia ieri, 27 maggio. La delegazione del Fondo prevede una crescita stabile, ma moderata nei ritmi, «appesantita da venti contrari esterni e sfide strutturali». Nel 2025, il PIL reale italiano è cresciuto dello 0,5%, trainato prevalentemente dai consumi e dagli investimenti nell’ambito del PNRR. La guerra in Asia Occidentale, tuttavia, ha provocato uno shock interno, facendo schizzare l’inflazione al 2,8% in termini tendenziali (i mesi di riferimento sono aprile 2026 e aprile 2025); la crisi in Iran ha provocato anche una volatilità dei titoli di Stato, aumentando lo spread e diminuendo fiducia degli investitori nella politica fiscale italiana. Quest’anno e nel 2027 la crescita dovrebbe mantenersi stabile allo 0,5%, sempre in virtù degli interventi del PNRR. A medio termine, invece, «la persistente debolezza della crescita della produttività dovrebbero continuare a limitare la crescita potenziale intorno allo 0,6%».
Nonostante l’Italia abbia chiuso il 2025 in avanzo, spendendo dunque meno di quanto le è entrato, il problema fondamentale del Belpaese, secondo gli economisti, rimane il debito pubblico, che si attesta al 137%: «Nonostante questi progressi, il debito pubblico è aumentato a circa il 137% del PIL alla fine del 2025 e le dinamiche del debito rimangono vulnerabili a shock di crescita, tassi di interesse e fiducia», scrive il Fondo. Davanti a una crescita giudicata stantia e al rischio che la guerra israelo-statunitense contro l’Iran provochi ulteriori aumenti di prezzo, la ricetta del FMI è semplice: consolidare la credibilità fiscale per attirare investimenti provando al contempo a ridurre il debito. Concretamente questo significa tagliare le spese e aumentare le entrate proponendo interventi fiscali pari a circa l’1% del PIL.
Sul fronte del taglio delle spese, il Fondo accoglie positivamente la riduzione dei programmi di pensionamento anticipato, che da una parte riduce le uscite per la previdenza e dall’altra aumenta le entrate da lavoro; sempre nell’ambito pensionistico chiede di rafforzare l’accesso a fondi pensione privati, che generano capitale e diminuiscono i costi per lo Stato. Rimanendo sui tagli, il Fondo chiede di rivedere la riduzione generalizzata delle accise su diesel e benzina attuata per attutire l’impatto dello shock economico causato dalla guerra in Iran, e di sostituirla con misure mirate verso le famiglie più vulnerabili. L’Articolo IV propone infine di tagliare i sussidi alle piccole medie imprese per incentivare le aziende a intervenire sulla produzione.
Per quanto riguarda l’aumento delle entrate, il Fondo propone di rivedere le misure di riscossione nell’ottica della semplificazione e dell’ampliamento della base imponibile. Un possibile intervento è quello di eliminare «l’aliquota forfettaria sui redditi di lavoro autonomo», che prevede una imposta fissa al 15% dell’imponibile per i redditi da partita IVA inferiori agli 85mila euro (che scende al 5% per i primi cinque anni di una nuova attività). Altro provvedimento suggerito dal FMI è quello di rivedere i valori immobiliari nel catasto in modo da tassare maggiormente gli immobili.
Tra le varie cose, il Fondo suggerisce in via generale di varare interventi per semplificare il sistema fiscale, ridurre i tempi del sistema giudiziario, investire nella digitalizzazione e puntare sulla formazione specialistica tanto nelle scuole quanto in ambito lavorativo. L’Articolo IV si sofferma inoltre sul tema dell’energia, affermando che l’aumento dell’inflazione a causa della guerra in Iran «riflette la dipendenza relativamente elevata dell’Italia dai combustibili fossili importati per la produzione di energia»; sul fronte energetico, l’Italia dovrebbe accelerare la transizione verde, espandere le energie rinnovabili e i sistemi di accumulo, semplificare le procedure di autorizzazione e approfondire l’integrazione del mercato elettrico a livello nazionale ed europeo. Un ultimo capitolo è dedicato al rapporto del Paese con le banche, secondo il Fondo ancora troppo interdipendenti. La missione sostiene che andrebbe aumentata la sorveglianza, rafforzata la resilienza informatica ed esteso l’ambito di applicazione del cosiddetto SyRB, una misura che impone che le banche conservino maggiori margini patrimoniali nel caso di rischi improvvisi.





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