L’Asse del Bene
da GAZZETTA FILOSOFICA (Michele Rossi)

L’arrivo della nuova premier giapponese Takaichi e l’accelerazione nazionalista e militarista imposta al Sol Levante potrebbero preoccupare i più sprovveduti. Invece, come ci insegna un noto opinionista in una delle sue ultime, approfondite analisi, il riarmo di Tokyo è proprio ciò di cui l’Occidente ha disperatamente bisogno. Se poi al risveglio nipponico si unisce la costruzione di un nuovo asse con Berlino, siamo decisamente in una botte di ferro.
Sommo gaudio, immenso giubilo attraversa le redazioni mainstream! Il paladino dell’Occidente noto per le sue bretelle rosse è tornato, con un nuovo sugosissimo reportage dal suo salottino ambulante, teletrasportandosi dal fronte del Pacifico al confine ucraino.
La tesi dell’editoriale è presto detta: quei mascalzoni di Vladimir Putin e Xi Jin Ping non sanno in che guaio si sono infilati. Si son creduti tanto furbi, occupando un quarto dell’Ucraina e scavando bunker sotterranei e basi segretissime sotto la Città Proibita – si dice che in quei luoghi si conducano anche riunioni segrete con alieni da Plutone.
Si credon tanto astuti, e invece, perbacco, Russia e Cina avranno pane per i loro denti! Non tanto col gigante yankee, che pare volto a un disimpegno sempre più marcato.
No, no: con i tempi che cambiano – e una situazione grave ma non seria – la soluzione andrà cercata nella ripetizione di situazioni già viste. Non era ciò che insegnava Cicerone? La storia è maestra di vita, perché solo ripetendo gli stessi errori, la stessa propaganda e gli stessi schemi si impara qualcosa, giusto?
È come quando, superati i trenta, ti ritrovi sul divano in una sera uggiosa di novembre. Trovi una scusa per bidonare l’uscita con gli amici programmata da mesi, acchiappi la coperta e, alla ricerca di quell’intimo tepore che ti faccia sentire a casa, fruisci di qualcosa di già conosciuto. Non importa se si tratta del giallo letto decine di volte, o del film trash di cui conosci a memoria le battute: è proprio quello che si cerca, la non-novità. Una ricetta già testata e consolidata, un saldo timone al quale aggrapparsi e sentirsi al sicuro…
Usciamo quindi dalla metafora e introduciamo il nostro tragicomico protagonista: l’opinionista medio occidentale è a casa, in pantofole; butta l’occhio fuori dalla finestra e scorge nuvoloni neri all’orizzonte: la Russia di Putin, dichiarata sconfitta da tre anni, non accenna a fermarsi, con l’Ucraina che intanto precipita in un vortice di corruzione senza fine; la Cina di Xi Jin Ping, anch’essa sempre sul punto di crollare per una crisi immobiliare o di credibilità o di non si sa cosa, è ormai in sella all’economia mondiale e minaccia di restarci.
Subentrano la tristezza, lo sconforto e il tedio senza fine al pensiero di uscire e dover gestire quel meteo così minaccioso.
Tuttavia ecco che, accendendo la TV, compare un vecchio film in bianco e nero. Per l’occasione restaurato a colori, è proprio la storia rassicurante, rodata e sperimentata, perfetta per distrarsi dal tempaccio al di là delle persiane: il soggetto, poi, è proprio da Oscar: la resurrezione dell’Asse Berlino-Tokyo!
Il nostro autore è entusiasta: la Germania di Merz prima, e il Sol Levante poi, si stanno riarmando! Summum Gaudium, si diceva, è decisamente una notizia elettrizzante, una bomba!
Ma andiamo con ordine.
Visto che Merz già lo conosciamo, l’editoriale ci tiene a presentare con tutti i crismi la grande co-protagonista: Sanae Takaichi, neoeletta premier giapponese. Ha una «biografia colorita», si sbilancia il Nostro, ricordando il suo passato da batterista Heavy Metal e il fatto che abbia risposato l’ex marito obbligandolo a prendere il proprio cognome. Certo, ci sarebbero anche altre note colorite da aggiungere, come il fatto che il governo Takaichi è di minoranza, dunque volubile come una banderuola; oppure il fatto che a quanto pare Takaichi è sempre stata fermamente bigotta, reazionaria e anti-progressista.
Ma insomma, non roviniamoci la festa appena iniziata!
Anche perché, come preme sottolineare all’autore, stiamo parlando di una che ha «come modello dichiarato Margaret Thatcher, la Lady di Ferro britannica». Mica pizza e fichi!
Margaret Thatcher, prima ministra inglese a cui un bel giorno dell’82 saltò la mosca al naso e decise di invadere le isole Malvinas – altrimenti note come Falkland – perché non poteva tollerare che un avamposto imperiale britannico finisse in mano a quegli sporchi argentini, per giunta guidati da una dittatura brutta e cattiva. La Lady di Ferro tirò dritto, e in spregio a qualsiasi norma internazionale si prese l’arcipelago con la forza.
Ma i pregi della Thatcher non finiscono qui, sia chiaro: in Inghilterra era già nota dagli anni ’70 con il soprannome Milk Snatcher, cioè frega-latte, grazie alla sua crociata per abolire la distribuzione gratuita di latte ai bambini delle scuole primarie.
A ciò si aggiunsero rapidamente altri traguardi, come le politiche di austerità, la delegittimazione dei sindacati, la chiusura di interi plessi industriali con un aumento vertiginoso della disoccupazione.
Ecco spiegato, quindi, l’entusiasmo travolgente che permea l’articolo: cosa c’è di meglio per un Giappone in piena crisi economica di un governo pronto a modificare l’articolo 9 della Costituzione, a re-introdurre politiche di riarmo e soffiare sul fuoco nel Mar Cinese Meridionale in direzione Taiwan?
Un sacco di cose, diremmo noi, ingenui pacifinti, ma tant’è.
D’altronde, la Takaichi ha tutte le ragioni per proteggere Taiwan da Pechino: «i legami tra Taiwan e il Giappone – ricorda il nostro opinionista – sono forti, un’annessione militare sarebbe un duro colpo per il Sol levante».
Dev’essere la nuova fanta-geopolitica del chi si somiglia si piglia, per cui se ci sono legami forti tra un paese sovrano – il Giappone – e una provincia di un altro paese sovrano – l’isola di Formosa – allora il paese sovrano può annettere la provincia a piacimento.
Poco importa se, come ricordavamo in un’altra Incursione, né il Diritto Internazionale né gli USA riconoscono in Taiwan un Paese autonomo; e nemmeno se i taiwanesi, così ansiosi di proclamare l’indipendenza, alle ultime elezioni hanno premiato partiti che tutto sostengono tranne la secessione dalla Cina.
Il Diritto Internazionale – quello calpestato da Putin in Ucraina e dagli Stati Uniti al largo delle coste venezuelane – non è, non deve essere la priorità per i capi di governo.
L’essenziale sarebbe, secondo il giornalista, «costruire un cordone sanitario che impedisca alla Cina di spadroneggiare in Asia».
E se sembra assurdo che ad annodare questo cordone del Mondo Libero sia proprio il Giappone, potenza dal passato imperialista colpevole della creazione di campi di concentramento e dello sterminio di milioni di cinesi in Manciuria, paese ultranazionalista e razzista verso tutti i popoli del Sud-Est Asiatico, se tutto ciò sembra assurdo, dicevamo, non è perché nei fatti sarebbe assurdo, ma perché i tempi non sono maturi.
L’opinionista ammette con una lacrimuccia di rammarico, che «ci vorranno anni, forse decenni, molti investimenti e un cambiamento di mentalità nella società civile, prima che Tokyo possa impensierire le forze armate cinesi».
Mannaggia! Il film restaurato andava alla grande, l’asse Berlino-Tokyo – nonostante la colpevole assenza di Roma a completare il trittico – sembrava la panacea di tutti i mali, e ora scopriamo che l’incedere della trama verrà interrotto da decenni di pubblicità?
Ma non si deve ricader nello sconforto, visto che il Sol Levante, come ai bei tempi andati, potrà seguire il fulgido esempio di Berlino nell’auspicato cambiamento di mentalità della società civile.
Tra nuovi disegni di legge sulla leva obbligatoria, deroghe di bilancio alle spese militari e succosi investimenti dritti nelle casse dell’industria bellica, Merz sta andando proprio forte, e potrebbe farci sognare a breve.
Niente paura, comunque: come sottolinea l’autore, Germania e Giappone «non hanno nulla in comune con le dittature imperialiste e militariste di 85 anni fa» – mecojoni – sebbene nello stesso articolo venga ricordato come monito a Putin che «la Germania ha invaso la Russia per ben due volte nel Novecento».
Ci si trova quindi piuttosto confusi: bisogna paragonare o non bisogna paragonare la Germania di oggi e quella del Novecento?
In che modo questo paragone dovrebbe farci dormire sonni tranquilli?
In che modo, poi, dovrebbe agitare Putin, considerando quali sono stati gli esiti di ogni invasione di territorio russo da quando la Russia esiste?
Di questo l’articolo non si occupa, chiudendo il cerchio con una constatazione decisiva: il riarmo della Germania e del Giappone è una sconfitta.
Non del Diritto Internazionale improntato alla pace – quello ci ha stufato – bensì di Russia e Cina, che riceveranno pan per focaccia e verranno schiacciate, prima dei panzer Tigre, soprattutto dall’evidenza che «l’America serviva pure a loro».
Tralasciando la delirante conclusione dell’editoriale, in mezzo a tante incertezze e tanti soli dell’Avvenire all’orizzonte (uno è il sole giallo, l’altro… beh, ci siamo capiti), sarebbe il caso di porre qualche vera domanda, per evitare di ricadere all’indietro e rivivere periodi divisivi, ricordando che un brutto film in bianco e nero, anche se restaurato, rimane sempre un brutto film.
Mentre con fare zen prendiamo l’articolo in questione per incartare un bel lavarello fresco fresco, chiediamoci:
1) Perché dovremmo essere felici di un riarmo?
2) Perché se, come dice l’autore, la geopolitica non ammette vuoti, questi vuoti andrebbero riempiti con le armi e non con la diplomazia?
3) Perché la Cina dovrebbe preoccuparsi di un possibile riarmo giapponese che impiegherà decenni a realizzarsi?
4) Perché la Russia dovrebbe preoccuparsi di un possibile riarmo tedesco che impiegherà decenni a realizzarsi?
5) Se la Russia e la Cina sono potenze aggressive, che fanno del diritto del più forte la propria bussola geopolitica, in che modo scendere sul loro terreno con decenni di ritardo dovrebbe costituire la loro sconfitta, e non, piuttosto, quella del diritto internazionale?
Domande senz’altro scomode, che non si sa per quale motivo non trovano risposte soddisfacenti nelle redazioni della grande stampa. Non citeremo il giornale che ospita il sugoso editoriale, un po’ per senso di pudore e un po’ perché non ve n’è bisogno: di editoriali così se ne leggono tutti i giorni, praticamente su ogni grande testata.
Forse le domande appena poste sono stupide, frutto dei soliti caca-dubbi, anti-patriottici e idealisti, o forse c’è qualcosa di più interessante in TV.
In tal caso, queste semplici questioni – a cui se ne dovrebbero aggiungere molte altre – resteranno confinate a questa Incursione, orgogliosamente caca-dubbi e, sia detto con pardon, non troppo entusiasta di questo nuovo Asse del Bene.
FONTE: https://www.gazzettafilosofica.net/2025-1/novembre/l-asse-del-bene/





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