di TERMOMETRO GEOPOLITICO

Se lo chiede il “Financial Times” (1) osservando come in tutti i paesi la spesa pensionistica stia aumentando e costituisca una parte consistente della spesa pubblica. Viene citato il caso italiano come quello più eclatante. Viene presentato un grafico dove questa spesa è prevista crescere fortemente. A una prima impressione il grafico pare catastrofico. Poi, se lo si osserva meglio, si capisce che le cose stanno diversamente. In Italia la spesa passerebbe dal 14 al 16% del PIL da qui al 2070. Va premesso che l’idea che sia possibile proiettare di 50 anni in avanti la crescita del PIL, quando non si sa nemmeno cosa succederà all’economia italiana tra 6 mesi è un esercizio talmente privo di senso che a confronto i tarocchi acquisiscono una precisione euclidea. Ma accettiamo anche questo dato. Il 2% del PIL in più in 50 anni equivale a una diversa spesa media dello 0,04% del PIL annuo, ossia circa 900 milioni di euro. Questa sarebbe la catastrofe incombente.
Nel frattempo, l’Italia deve arrivare a spendere il 5% del PIL in spese militari (ossia 125 volte più della crescita delle spese pensionistiche di un anno). Facciamo anche presente che l’evasione fiscale si situa sui 100 miliardi (2) ogni anno. Da qui al 2070, usando quell’anno come orizzonte, le aziende italiane sottrarranno al fisco italiano circa 5.000 miliardi. Tuttavia, il problema sono le pensioni.
Secondo l’articolo: “La maggior parte delle persone in Francia, Germania, Spagna e Italia ritiene che i propri sistemi pensionistici statali siano già insostenibili e che probabilmente lo diventeranno ancora di più, secondo quanto rilevato. Eppure, in molti paesi intervistati si è registrata una netta opposizione alle soluzioni più ovvie, tra cui un ulteriore innalzamento dell’età pensionabile, l’aumento delle tasse sui lavoratori, l’introduzione di un sistema pensionistico basato sul reddito o una maggiore immigrazione, come ha fatto la Spagna. I ministri di tutto il continente sono ben consapevoli che il calo dei tassi di fertilità, l’aumento dell’aspettativa di vita e la bassa crescita potrebbero ancora vanificare i progressi compiuti finora”.
Qui si mischiano vari aspetti. Da una parte la gente sarebbe consapevole che il sistema sta crollando, dall’altro non vuole comunque pagare di più. La soluzione sarebbe aumentare i contributi (ossia diminuire i salari), abbassare le pensioni o aumentare la forza-lavoro, cosa che si può fare essenzialmente aumentando i lavoratori immigrati. Ora, che la dinamica demografica europea segnali una situazione di collasso è indubbio e lo abbiamo ricordato spesso. Ad esempio, tra meno nati ed emigrazione l’Italia perde mezzo milione di lavoratori l’anno. E la situazione va peggiorando. Il punto è domandarsi: come mai c’è questo collasso?
Come mai la gente non fa più figli? Dipende essenzialmente dalla totale sfiducia nel proprio futuro: bassi salari, servizi pubblici al collasso, concentrazione della ricchezza e non parliamo poi dei temi politici o della progressiva distruzione ambientale del pianeta. Secondo il FT, dicendo alla gente che verrà pagata meno, che avrà una pensione più bassa e servizi sociali sempre peggiori, farà più figli. Ovviamente la situazione peggiorerà sempre di più. Le proposte dal FT non sono dunque soluzioni, ma aggravano il problema.
Ci si potrebbe domandare il perché di questa posizione semplicemente assurda. Il motivo è da ricercarsi nella finanza. Attualmente le pensioni sono gestite in gran parte dei paesi europei da istituzioni pubbliche come l’INPS. Si tratta di fondi immensi (per l’Italia circa 500 miliardi l’anno) che fanno decisamente gola a banche, assicurazioni e altri operatori finanziari. In alcuni paesi i fondi pensione privati esistono da decenni ma in altri, come l’Italia e la Germania, stentano ancora molto ad affermarsi. In Italia negli ultimi decenni hanno passato le leggi più infami, purtroppo con l’appoggio entusiasta dei sindacati, per favorire i fondi pensione, inclusi benefici fiscali scandalosi, il silenzio assenso per cui se non ti dichiari contrario quando inizi a lavorare sei automaticamente dentro un fondo pensione, ecc. Da ultimo un altro regalino è arrivato proprio con l’ultima legge di bilancio che concede ulteriori vantaggi fiscali alle pensioni private (lo sgravio arriva ora in tutto a oltre 10.000 euro l’anno, molto più della pensione minima). I fondi pensione sono un pezzo fondamentale della finanziarizzazione che ha parassitato l’economia mondiale negli ultimi decenni. Favorire i fondi pensione significa favorire la finanza, le bolle speculative, alimentare i giochi di borsa e mettere il futuro dei lavoratori in mano ai grandi gruppi finanziari. Qualcuno osserverà che i fondi pensione rendono più del TFR, ma è facile vincere quando non si può perdere. Quando la borsa crolla, gli stati intervengono salvando le banche e dunque i fondi pensione con centinaia di miliardi, poi la borsa sale e sono tutti contenti. Se quei soldi fossero dati all’INPS anziché alle banche, l’INPS potrebbe pagare pensioni dignitose a tutti e la gente potrebbe andare in pensione a un’età ragionevole. E qui è opportuno fare un’osservazione macroeconomica diciamo così. Le pensioni pagate ai pensionati sono soldi che tornano all’economia come consumi, dunque aiutano l’economia italiana. Se aumenta la spesa pensionistica semplicemente i pensionati avranno più soldi da spendere. Che ne verrebbe di male per la crescita economica italiana?
Infine, è opportuna un’osservazione sul tema età pensionabile. In diversi paesi europei si stanno modificando le leggi per mandare la gente in pensione a 70 anni e oltre. A 70 anni non solo un manovale, un tramviere o un vigile del fuoco, ma anche un tipico impiegato seduto tutto il giorno è, per usare un eufemismo, assai meno produttivo di una persona di 50 anni meno. A che serve dunque tenerlo al lavoro? I commentatori si lamentano che l’Italia cresce poco e soprattutto la produttività ristagna. Che prospettive di crescita può avere un paese in cui ci sono autisti, professori, fattorini, infermieri settantenni? È un paese in coma. Aumentare l’età pensionabile e ridurre i salari peggioreranno la situazione pensionistica, così come favorire i fondi pensione alimenterà solo i profitti finanziari.
Una lotta per una pensione pubblica dignitosa dovrebbe essere uno dei cavalli di battaglia della CGIL, che ha purtroppo sposato in pieno la linea della pensione integrativa. Sono ormai notevoli gli interessi diretti della burocrazia sindacale nei fondi pensione. Questo spiega anche l’entusiasmo di economisti una volta di sinistra e ora dirigenti dei fondi pensione per la pensione privata.
Non essendo i fondi pensione un’alternativa, bisogna domandarsi se sia possibile salvare l’attuale impianto del sistema pensionistico. La risposta è no, almeno non senza cambiare la rotta generale della politica economica il cui obiettivo di fondo è la massimizzazione dei profitti delle grandi aziende a partire dagli operatori finanziari.
FONTE: https://www.facebook.com/TermGeopol/posts/pfbid0dkijr7qSG8BgrPHMGMQEvhqVYrfC4LG3HUxHt1GgKTGtiZGjba5cowbJPU7Pzje5l
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