Il ministro degli esteri Saudita vola in Etiopia
di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Filippo Bovo)

ll ministro degli esteri saudita vola in Etiopia, ed incontra il premier Abiy Ahmed, che tuttavia gli riserva un comportamento assai poco diplomatico. Nel ricevimento, il premier etiopico ha tenuto le gambe accavallate, una grave mancanza di rispetto soprattutto nel mondo arabo, e più in generale una posa non proprio consona ad un incontro diplomatico. L’atteggiamento di sfida, dunque, appare evidente e viene colto dallo staff saudita, recatosi ad Addis Abeba per una mediazione da cui possono dipendere le sorti della stessa Etiopia. Evidentemente Abiy Ahmed ha sopravvalutato le proprie forze, e il grado d’appoggio che altri partner, Israele ed EAU, sono disposti a dargli. A proposito degli EAU: proprio pochi giorni fa vi s’è recato in visita il Presidente egiziano al-Sisi, e nella prossima settimana vi andrà il suo omologo turco Erdogan, che incontrerà anche Abiy Ahmed ad Addis Abeba.
Il tutto avviene in concomitanza con la pubblicazione di uno scoop, con tanto d’immagini, di una base in Etiopia, finanziata dagli EAU, in cui vengono addestrate e rifornite le RSF che insanguinano il Sudan. E’ ovviamente un segreto di Pulcinella: del coinvolgimento etiopico nella guerra civile sudanese, come paese teleguidato da Israele ed EAU che oltretutto pesano in maniera significativa pure sulle sue finanze, si sa vita morte e miracoli. Ma in questo modo la pressione politica e mediatica sul paese aumenta ancor più, con effetti destabilizzanti anche al suo interno. E che vi siano non è infatti un mistero: si pensi alle continue avanzate di gruppi ribelli come FANO (Amhara), OLA/OLF (Oromo), ARDUF (Afar) o ancora TPLF (Tigray), con cui il governo di Addis Abeba è coinvolto a sua volta in una sanguinosa guerra civile, col premier etiopico “Nobel per la Pace” che si copre di crimini contro l’umanità ad esempio colpendo le popolazioni civili coi droni. A tempo debito, c’è da scommetterlo, non tarderà ad uscire anche questa “rivelazione” o, se preferiamo, ennesimo segreto di Pulcinella.
Ma per il quartetto Arabia Saudita-Egitto-Turchia-Eritrea non è solo la guerra civile in Sudan, che artificiosamente la triade Israele-EAU-Etiopia alimenta dall’esterno, a dover finire. Anche le mire di quella triade sull’alleata Eritrea devono cessare, con le pretese territoriali etiopiche sul porto eritreo di Assab e le false accuse di sostenere FANO, OLA/OLF, ARDUF o TPLF contro il governo di Addis Abeba. Il premier Abiy Ahmed e il suo PP (Prosperity Party), insomma, devono finirla di scaricare sui paesi limitrofi, come l’Eritrea, il peso di tutte quelle contraddizioni interne che col loro malgoverno hanno esacerbato, ad esempio con una gestione economica disastrosa. Se al cambio ufficiale ci vogliono 155 birr etiopici per 1 dollaro, al mercato nero s’arriva tranquillamente anche a 200 o quasi, mentre l’inflazione a sua volta è ben sopra il circa 10% ufficialmente stimato. Fuggono gli investitori, restano o accorrono gli speculatori, mentre i generi alimentari di prima necessità, per gran parte della popolazione, si fanno sempre più proibitivi. Non è con le lettere provocatorie, in cui s’accusa Asmara di fomentare la destabilizzazione in Etiopia, che il governo etiopico può pensar di venir fuori ai problemi che da solo s’è creato.
In Somalia, nel frattempo, il quartetto i suoi segnali li ha già dati: mentre dopo quello israeliano latitano nuovi riconoscimenti per il Somaliland, che del resto la stessa Etiopia al momento si guarda bene dal riconoscere, la parata di forze militari schierate dal Cairo per la missione AUSSOM si presenta come un chiaro messaggio politico, coi suoi mezzi ed armamenti nuovi e moderni. Accanto a loro, i vetusti mezzi etiopici non hanno suscitato una paragonabile impressione, sebbene i migliori restino in patria, paradossalmente a beneficio proprio di quei gruppi ribelli che, costringendo alla resa interi reparti del demoralizzato Esercito Federale, finiscono di fatto con l’armarsi da soli: non hanno insomma bisogno di procurarsi armi dall’esterno, come invece il premier etiopico sostiene senza prove. Insieme ai militari egiziani, in Somalia vi sono anche quelli turchi, seppur fuori dall’AUSSOM: le destabilizzanti ingerenze del premier Abiy Ahmed contro Mogadiscio, a cominciare dal MoU col Somaliland del gennaio 2024, gli hanno fruttato il geniale effetto di ritrovarsi al confine contingenti egiziani e turchi raddoppiati nei numeri e nei dispositivi rispetto al passato. Forse non ha letto “Il Principe” di Machiavelli, o se l’ha fatto ne ha capito il contrario, il che è pure peggio.
Ne avremo le prove a breve, se a questi incontri diplomatici che rappresentano pur sempre una mano tesa ad Addis Abeba per uscire dalla sua politica di “avvitamento imperialista nel Corno d’Africa”, un problema purtroppo ciclico nella storia etiopica, il premier Abiy Ahmed risponderà con altre e nuove provocazioni.
#TGP #Etiopia #Africa #Geopolitica
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