Dopo la Danimarca che ha iniziato a usare nei suoi uffici pubblici LibreOffice al posto di Microsoft Office anche un altro Stato europeo si muove deciso sul fronte della sovranità digitale e non deve sorprendere sia la Francia. Infatti non è solo il Paese Ue più orgogliosamente sciovinista, ma è stato anche il primo ad affrontare in passato più volte il tema dell’emancipazione dalle piattaforme estere, discutendo per esempio di possibili declinazioni comunitarie delle app più usate anche in ambito governativo – come WhatsApp – per avere maggiori garanzie che non ci sia chi possa “origliare”.
LA FRANCIA DICE “ADIEU” A WINDOWS?
Ora, con le turbolenze giunte da Oltreoceano nell’ultimo periodo, la Direction Interministérielle Du Numérique ha formalmente annunciato “l’abbandono di Windows in favore di workstation basate sul sistema operativo Linux”.
COME MAI PARIGI BLINDA LE FINESTRE
L’addio al sistema operativo Microsoft è più di un atto simbolico. Parigi vuole evitare lo scenario – al momento degno di un film di fantascienza, ma le intemperanze dell’attuale inquilino della Casa Bianca hanno ormai spinto il Vecchio continente ad attendersi l’inaspettato – in cui Donald Trump imponga alle software house con sede negli Usa di bloccare le licenze dei loro programmi, paralizzando la Pubblica amministrazione dei 27.
COSA È STATO FATTO
Anche il solo pericolo che tale scenario sia oggigiorno ipotizzabile concorre a rendere più deboli in concreto i Paesi europei nel loro quotidiano dialogo, sempre più muscolare, con gli Stati Uniti. Da qui appunto la corsa francese verso soluzioni a chilometro zero, come per esempio lo strumento di videoconferenza “Visio”, risposta francese ai vari Google Meet e Microsoft Teams americani.
Il Fondo nazionale di assicurazione sanitaria ha annunciato pochi giorni fa la migrazione dei suoi 80.000 agenti agli strumenti della piattaforma digitale interministeriale mentre, il mese scorso, il governo ha fatto sapere che entro quest’anno si concluderà il trasloco dei dati sanitari verso una soluzione francese.
COSA RESTA DA FARE
Ma il lavoro, che ai massimi livelli coinvolge il dicastero dell’Azione Pubblica e dei Conti, il ministro per l’Intelligenza Artificiale e gli Affari Digitali, la Direzione Generale per le Imprese, l’Agenzia Nazionale Francese per la Cibersicurezza e la Direzione Generale degli Appalti Pubblici, è appena iniziato e prevede anzitutto di procedere con una mappatura dei software “extra-Ue” in uso. Ciascun ministero dovrà formalizzare il proprio piano entro l’autunno, esplicitando quali strumenti di lavoro utilizza: insomma, quali database, quali antivirus ha installato, quali apparecchiature di rete e via discorrendo.
LA FUGA IN AVANTI FRANCESE SERVE A QUALCOSA?
Come si anticipava, il tema della sovranità digitale infiamma il fervore patriottico d’Oltralpe da ben prima che Donald Trump iniziasse a farci dubitare della solidità degli accordi stretti con le aziende statunitensi. Nel dicembre 2023 la Francia vietò per esempio ai propri ministri di utilizzare app di messaggistica istantanea come WhatsApp, Signal e Telegram, sostituite obbligatoriamente in ambito governativo da Olvid, startup parigina semisconosciuta ai più.
Ci sono però molti aspetti da tenere in considerazione: il primo, nonché il più banale, riguarda il fatto che la blindatura non sarà mai totale da occhi e orecchie estere fino a quando continueremo ad avvalerci di hardware straniero, inclusi ovviamente gli strumenti di connettività. Sulla scorta del medesimo timore gli Usa durante il primo mandato di Donald Trump bandirono la cinese Huawei dal mercato americano. Se un device arriva dall’estero potrebbe avere preinstallati programmi spia.
Il secondo riguarda invece il fatto che non ci si possa improvvisare attori su di un palcoscenico mai calcato: l’Europa purtroppo non ha Big Tech comparabili con quelle americane e cinesi e utilizzare i programmi sviluppati da startup senza la medesima esperienza e senza le stesse risorse delle rivali extra-Ue rischia di esporre comunque i dati e le comunicazioni all’agire di malintenzionati, spie e hacker.






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