Un’alleanza “tattica” con l’Asse della Resistenza
di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Matt Martini)

Due navi militari russe sono tornate nella base siriana di Tartus, mentre gli Stati Uniti hanno ora definitivamente lasciato ogni base militare in Siria compresa la irriducibile Al-Tanf. Al momento l’unica presenza militare ufficiale statunitense è il personale di guardia all’ambasciata di Damasco.
Mentre è di ieri la notizia ufficiale che il governo di Al Joulani (o come altro si farà chiamare stavolta) ha concesso una base militare alla Turchia, nei pressi della strategica Palmira, importante fra l’altro perché potrebbe influenzare o controllare il cosiddetto “corridoio sciita” con cui l’Iran può rifornire Hezbollah, dato che controlla buona parte delle rotte che attraversano il deserto e collegano l’ovest e l’est del Paese, verso l’Iraq.
Tutto questo diventa ora davvero molto interessante, tanto più che l’Iraq ha quasi definitivamente rotto i legami superstiti con gli Stati Uniti e si sta saldando geopoliticamente ancora di più con l’Iran (anche grazie al rafforzamento interno degli sciiti iracheni).
La prospettiva è che, in caso di scontro con Israele per l’influenza sulla Siria, la Turchia potrebbe addirittura trovare un’alleanza “tattica” con l’Asse della Resistenza e concedere agli iraniani un collegamento garantito verso il Libano, il tutto per indebolire Israele. In un altro scenario, Ankara potrebbe usare questa minaccia come merce di scambio per spingere Israele a più miti consigli nel Sud della Siria.
Un’alleanza fra Turchia e Iran, ancora più possibile qualora gli Stati Uniti uscissero dalla NATO per dare semaforo verde a Israele contro Erdogan, sarebbe per la dirigenza israeliana uno scenario da incubo.
Questo fa capire la complessità dello scacchiere siriano. E sconfessa la lettura semplicistica secondo cui il governo di Damasco sarebbe un mero asset dell’Occidente collettivo, o peggio ancora di Israele. Mentre è vero che la caduta di Assad ha creato un vuoto nelle maglie della Resistenza, di fatto creando per Israele un corridoio aereo libero per avvicinarsi a colpire l’Iran, gli scenari che emergono, d’altra parte. danno ragione a quanti esprimevano cautela nell’interpretare in modo unilaterale il collocamento del nuovo governo, e ricordavano che sarebbe servito del tempo per poterlo decifrare correttamente. Si deve anche tenere presente l’estrema fragilità del governo di Al Joulani, soprattutto economica, che deve aver imposto un certo pragmatismo nel cercare sponde immediate in chiunque fosse disponibile. Ma doveva essere nel medio periodo che si sarebbe visto in che direzione sarebbe andato veramente.
Per ora il quadro non è ancora del tutto chiaro, e Al Joulani, che obiettivamente ha poca autonomia strategica, sta cercando di mantenere una politica multivettoriale per tenersi in piedi e ad avere più carte possibile da giocare. Nel frattempo, con queste ultime mosse, è chiaro che non sta giocando una mano in favore di Israele.
#TGP #Siria #Geopolitica
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