Gli Usa colpiscono le navi dell’Iran nello Stretto di Hormuz e altre notizie interessanti
di LIMES (Mirko Mussetti)

Guerra del Golfo
Gli Stati Uniti hanno colpito sei – sette secondo il presidente Donald Trump – motovedette d’attacco rapido dell’Iran nello Stretto di Hormuz. Il bersagliamento avviene nell’ambito dell’Operazione Project Freedom avviata il 3 maggio per scortare fuori dal Golfo Persico/Arabico le circa 2 mila navi mercantili con 20 mila marinai bloccate dal febbraio scorso. Il gruppo danese Maersk ha confermato che il suo cargo battente bandiera statunitense Alliance Fairfax ha attraversato lo Stretto scortato dalla Marina americana senza alcun incidente (notizia smentita da Teheran). Contestualmente, l’Iran ha attaccato il porto petrolifero di Fujairah negli Emirati Arabi Uniti, provocando un grosso incendio e tre feriti (tutti cittadini indiani). È stata inoltre colpita una petroliera affiliata all’azienda statale petrolifera emiratina Adnoc.
Per approfondire: Opec-Emirati Arabi Uniti, cronaca di un addio annunciato
Golfo – Corea del Sud
La Corea del Sud sta valutando una risposta all’esplosione sulla nave cargo Namu battente bandiera panamense e operata dall’armatore sudcoreano Hyundai Merchant Marine (Hmm) nello Stretto di Hormuz. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attribuito l’attacco all’Iran e ha chiesto al partner asiatico di unirsi alla missione navale Project Freedom. L’incidente, avvenuto al largo degli Emirati Arabi Uniti, non ha causato vittime ma resta di origine incerta. Il ministero degli Esteri di Seoul ha comunicato che le cause saranno accertate solo dopo il rimorchio in porto dell’imbarcazione. Con 26 navi sudcoreane bloccate nel Golfo Persico/Arabico e i relativi attriti con l’Iran, aumenta la pressione americana sulla potenza manifatturiera filo-occidentale affinché contribuisca materialmente alla sicurezza della strategica rotta marittima.
Per approfondire: Seoul deve smetterla di scherzare col fuoco

Guerra d’Ucraina
Russia e Ucraina hanno annunciato due cessate-il-fuoco separati e non coordinati. In una telefonata al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, l’omologo russo Vladimir Putin aveva avanzato l’ipotesi di una tregua unilaterale per l’8 e 9 maggio, in occasione dell’81° anniversario della vittoria nella grande guerra patriottica (seconda guerra mondiale), auspicando che l’altra parte belligerante “facesse lo stesso”. Non avendo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale da Mosca, Kiev ha risposto annunciando un proprio cessate-il-fuoco a partire dalla mezzanotte tra il 5 e il 6 maggio senza indicarne la durata. Il ministero della Difesa di Mosca ha minacciato un “massiccio attacco missilistico” sul centro della capitale ucraina, qualora le Forze armate di Kiev tentassero di disturbare le celebrazioni. I vertici russi hanno quindi invitato la popolazione civile e le missioni diplomatiche straniere ad abbandonare la grande città sul Dnepr.
Per approfondire: Quattro anni di guerra. Lo scisma transatlantico sull’Ucraina

NATO
Il dipartimento della Guerra degli Stati Uniti ha comunicato agli alleati europei della Nato di attendersi ritardi nelle forniture di armamenti americani, poiché il Numero Uno è impegnato a ricostituire i propri arsenali a seguito del dispendioso attacco all’Iran. Regno Unito, Polonia e Lituania figurano tra i paesi che dovranno affrontare le maggiori difficoltà, con gravi ricadute sulle forniture all’Ucraina di sistemi missilistici Mim-104 Patriot, M142 Himars e Nasams.
Per approfondire: Gli europei cercano riparo dall’America

UE – Armenia
Erevan ha ospitato il primo summit bilaterale tra l’Unione Europea e l’Armenia. Una giornata storica per il paese caucasico, che ha formalizzato l’intenzione di aderire all’Ue. L’Armenia sta progressivamente allentando i legami con la Federazione Russa, deterioratisi dal 2023 quando Mosca fu incapace di proteggere l’Artsakh (Nagorno-Karabakh) dall’offensiva bellica dell’Azerbaigian. Bruxelles si è impegnata a sostenere la sovranità, la crescita economica e le riforme democratiche di Erevan, anche attraverso il piano da 270 milioni di euro già attivo e gli investimenti da 2,5 miliardi nell’ambito del progetto Global Gateway alternativo alle nuove vie della seta cinesi. I Ventisette si impegnano inoltre ad assistere militarmente l’Armenia con lo stanziamento di 30 milioni di euro in equipaggiamento non letale e con una nuova missione europea volta a contrastare le minacce ibride. Inoltre, l’Ue supporta il coinvolgimento armeno nel progetto di un cavo sottomarino nel Mar Nero e nell’estensione della rete infrastrutturale Trans-European Transport Network (Ten-T), riconoscendo il valore strategico del corridoio caucasico come alternativa alle rotte russe e mediorientali.
Per approfondire: Il Caucaso meridionale mescola le carte






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