Austerità per i poveri, jacuzzi e contanti per i potenti: lo scandalo che smaschera l’Argentina neoliberista
di L’ANTIDIPLOMATICO (Redazione)

Mentre alla nazione veniva raccontata la ‘motosierra’ contro i privilegi, il fedelissimo del presidente accumulava proprietà, viaggi e ristrutturazioni da sogno
C’è un uomo, in Argentina, che mette a nudo la realtà del neoliberismo e in particolare quello del fanatico Milei. Il suo nome è Manuel Adorni, capo di gabinetto di Javier Milei, e il ciclone giudiziario che gli gira attorno sta spaccando in due la Casa Rosada.
I fatti sono pesanti. Secondo ricostruzioni giornalistiche e testimonianze rese davanti ai magistrati, Adorni e sua moglie Bettina Angeletti avrebbero accumulato negli ultimi due anni spese e impegni di pagamento per almeno 840mila dollari. La cifra comprende l’acquisto di un seminterrato e di una casa nel country Indio Cua, entrambe ristrutturate con interventi costosissimi: una cascata, una piscina riscaldata, un jacuzzi. Pagamenti quasi sempre in contanti, senza fattura. E poi i viaggi: Punta del Este, New York, Madrid, Aruba, ma anche destinazioni interne come Bariloche e Iguazú. Il tutto mentre Adorni percepiva fino a gennaio uno stipendio da 3,5 milioni di pesos.
Nonostante l’evidenza dei numeri, il presidente Javier Milei e sua sorella Karina, segretaria generale della Presidenza, hanno scelto la linea del bunker. “Non lo abbandoneremo”, avrebbero detto fonti governative ai media locali. Secondo quanto riportato, i due fratelli sono “convinti che Manuel chiarirà tutto” e guardano all’inchiesta come a “un’operazione” politica ai danni del governo. Una frase in particolare ha fatto il giro dei corridoi del potere: “Bisogna sostenerlo fino alla morte”.
Un messaggio chiaro, che però non ha placato il malessere che serpeggia tra i ministri. Perché se i vertici del partito blindano Adorni, dall’altra parte del tavolo c’è chi morde il freno. “Sono due mesi che l’agenda è completamente occupata da questo caso”, ha confidato una fonte ministeriale al sito Letra P. “La nostra gestione è stata resa invisibile”. E un altro funzionario, citato da La Nación, ha aggiunto: “Anche se andassimo dal presidente a esporre il problema, non sapremmo chi mettere al posto di Adorni. Non c’è un sostituto”.
L’inchiesta, ancora in fase preliminare, si sta allargando. Il giudice Ariel Lijo ha disposto nuove misure investigative, concentrandosi sui tabulati telefonici di Marcello Grandio, amico di Adorni e figura chiave in una rete di rapporti che coinvolge la TV pubblica e presunti giri di fondi. Grandio è la stessa persona che avrebbe pagato il biglietto aereo per Punta del Este ad Adorni.
Ma c’è di più. La deputata Marcela Pagano, che ha chiesto l’arresto del capo di gabinetto, ha lanciato un’accusa destinata a fare rumore: “Adorni è il cassiere di Javier Milei”. Secondo Pagano, il funzionario avrebbe avuto un ruolo nel raccogliere denaro da imprenditori desiderosi di incontrare il presidente, in particolare durante il Tech Forum, un evento che secondo alcuni avrebbe gettato le basi per la successiva vicenda legata alla criptovaluta $LIBRA. “Non ci sono dubbi che prendesse la sua parte”, ha detto la deputata.
Un’ipotesi che trova eco nelle parole del deputato nazionale Esteban Paulón: “Adorni è stato al tavolo delle decisioni, è stato uno degli interlocutori con gli imprenditori che hanno messo su $LIBRA. O ne faceva parte, o ne è a conoscenza”.
Nel frattempo, i giornali hanno cominciato a riesumare una parola che sa di anni Novanta, di menemismo: “sovrastipendi”. L’ipotesi, circolata negli ultimi giorni, è che parte dell’arricchimento di Adorni possa derivare da fondi riservati della SIDE, i servizi segreti argentini. Interrogato al riguardo in conferenza stampa, Adorni ha risposto con un secco “Non analizziamo articoli di giornale”. Una frase che invece di chiudere il caso, di fatto lo ha aperto ulteriormente.
La tensione si taglia a fette. La prossima riunione di gabinetto, prevista per venerdì, potrebbe rivelarsi un momento di verità. Adorni la guiderà, e non è escluso che Milei faccia un’apparizione. Ma i ministri, secondo le fonti, non intendono alzare la voce pubblicamente. Non ancora. Perché tutti sanno cosa significherebbe: un terremoto politico.
Come ha confessato anonimamente un alto funzionario alla stampa locale: “Se cade Adorni, poi andranno da Javier e Karina”.
E questa, per il governo argentino, è una possibilità che nessuno vuole nemmeno prendere in considerazione. Intanto il neoliberismo ha definitivamente gettato la maschera: austerità e tagli sono riservati solo a lavoratori classi popolari.





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