Il tramonto dell'Europa

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5 Risposte

  1. stefano.dandrea ha detto:

    L’autore parte parlando dell’occidente, ma ben presto si capisce che parlava fin da principio di Europa non dell’occidente. Io non utilizzerei più la parola “occidente”. Infatti mi sembra strano che esista l’occidente anche se non esiste l’oriente.
    Dell’oriente e degli orientali non predichiamo niente. Non diciamo e scriviamo “l’oriente è a un bivio…” o “l’oriente è stato attaccato…”. Soprattutto non capita di leggere “l’oriente è a un bivio…” o “l’oriente è stato attaccato…”.
    Invece capita di leggere che l’occidente “è stato attaccato” e che si trova “davanti a un bivio”.
    L’occidente non esiste. Non è una comunità politica. Non ci sono trattati internazionali soltanto occidentali. Non c’è che un organo politico dell’occidente. L’unica cosa occidentale è la NATO. Diciamo NATO allora. Perché utilizzare un’altra parola? Il G8 non è occidentale e nemmeno il G2 o il G3. Il G1 è l’occidente, soltanto il G1. Ogni volta che utilizziamo la parola occidente creiamo trappole per il pensiero. Occidente ora designa gli Stati Uniti, ora gli Stati Uniti e l’Europa assieme considerati, ora la sola Europa.

    • Lorenzo ha detto:

      A partire dal ’45 la nozione di “occidente”, come quella di “mondo libero”, è diventata una circonlocuzione politically correct per indicare l’impero statunitense e i suoi satelliti, funzionale a una surrettizia geopolitica di regime. “In ambito politico i concetti presentano sempre connotati ideologici. Poterli definire in maniera vincolante pertiene ai paramenti del potere. Le parole sono armi sul campo di battaglia dell’ordine simbolico a cui i rappresentanti delle diverse ideologie le funzionalizzano” (M. Weimayr).

      PS: nell’articolo manca un cenno all’unico concreto tentativo di riscattare l’Europa dal suo ciclo di decadenza, quello nazionalsocialista. La sconfitta della Germania ha spianato la strada alla decadenza demoplutocratica che oggi si manifesta in tutte le sue stimmate.

      • stefano.dandrea ha detto:

        Quel tentativo distrusse l’Europa: la Germania, l’Italia, ma anche l’Inghilterra ormai gregaria degli USA. E portò in Europa le basi statunitensi. Questo è l’esito, questo il risultato prodotto da quel tentativo. Anche da questo punto di vista estremamente geopolitico ed ideologico, il nazional socialismo fu un disastro.

        • Lorenzo ha detto:

          Le guerre si fanno nella speranza di vincerle e nella consapevolezza di poterle perdere. Soprattutto quando, come nel caso del nazionalsocialismo, la rinuncia a combattere avrebbe avuto lo stesso risultato della sconfitta: la diluzione della civiltà mitteleuropea in quella anglosassone.

          Spiace vederti echeggiare gli slogans del regime non appena si toccano i tabù che hai scelto di non metttere in discussione.

  2. Paolo Di Remigio ha detto:

    La questione da trattare non sarebbe stata la decadenza dell’Europa: questo è un fatto che risale alla prima guerra mondiale, e che è divenuto evidente dalla fine della seconda, quando gli Stati Uniti hanno cancellato il colonialismo europeo, poi hanno eroso con la NATO la sovranità degli Stati europei, fino a cancellarla con la UE. Qui l’autore sfonda una porta aperta. Più interessante sarebbe invece indagare se in questi giorni si stiano verificando la fine della NATO, l’erosione definitiva della UE e la decadenza dell’egemonia mondiale degli Stati Uniti. Di questo avviso mi sembra Sapir; secondo lui lo stato di emergenza in Francia è un’oggettiva ripresa della sovranità, l’accordo militare con la Russia per combattere l’ISIS, qualunque sia la sua opportunità e la sua efficacia, implica la fine della NATO, la destabilizzazione del Medio Oriente rivela il limite dell’egemonia USA.

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