Cortei ProPal del 22 settembre: alcune brevi considerazioni
DA LA FIONDA (Di Ugo Boghetta)

Le manifestazioni del 22 settembre ProPal hanno segnato un aumento quantitativo enorme per partecipazione ed estensione. Ne sarebbe contento Gramsci, che odiava gli indifferenti. Il governo israeliano ha effettivamente superato tutti i limiti. La nota strategia israeliana del “cane pazzo” sembra essersi trasformata nel “cane impazzito”. E la risposta umanitaria, incubata a lungo e preparata da manifestazioni insistite, alla fine c’è stata. Non è dato sapere quanto questa sia dovuta anche al riposizionamento dei “culi di pietra” dei governi europei. Anche la galassia del PD si è alla fine sentita libera di partecipare. Del resto, l’appoggio alla lotta del popolo palestinese è di lunga data, anche se è stato interrotto dall’innominabile seconda repubblica.
La presenza massiccia dei giovani ci dice tuttavia che l’indignazione è maturata per altre vie. Le loro.
L’indignazione è, in effetti, la nota predominante delle manifestazioni. E l’indignazione è una cosa importante, poiché è il motore di qualsiasi protesta e cambiamento.
Tuttavia le manifestazioni sono state deboli dal punto di vista politico. L’unico slogan ripetuto era: “Palestina libera”. Quasi nessuno slogan contro gli Usa, senza il cui appoggio Israele non esisterebbe nemmeno. Nessuno slogan contro il governo Meloni, che tiene bordone agli americani e non finge nemmeno il patetico riconoscimento di uno Stato palestinese che non esiste e non esisterà. Qualcuno ha gridato: “Fuori l’Italia dalla Nato”. Uno slogan da tempo senza efficacia e ora fuori contesto. Nessun collegamento fra la guerra alla Russia e quello che accade in Medio Oriente, che sono due facce della stessa medaglia occidentalista. Non si sono sentiti nemmeno riferimenti alle proprie condizioni di studio e di lavoro. Lo stesso USB, che ha avuto l’indubbio merito di aver catalizzato la protesta, non si è affatto distinto. Potere al Popolo e Rifondazione non pervenute, a dimostrazione della loro inanità.
Queste considerazioni si riferiscono all’enorme corteo di Bologna, ma credo possano essere estese anche alle altre manifestazioni, per come le ho viste nei Tg e sui social.
In buona sostanza si è trattato di manifestazioni con un profondo spirito umanitario, una profonda indignazione senza tuttavia elementi politici, senza prospettive. Volenti o nolenti, è una delega della cosiddetta opinione pubblica ai poteri che contano, quelli cioè che questa situazione l’hanno prima creata e poi tollerata per innumerevoli decenni. Israele faceva comodo, solo che ha esagerato. Inoltre ora conta anche la diatriba inter-imperialistica fra Usa e Paesi europei in merito all’Ucraina e l’atteggiamento di Trump che snobba e irride le vecchie nazioni imperiali europee.
In queste condizioni, come potrà continuare e crescere questo movimento? Un movimento senza avanguardie e senza politica! E non ci sono avanguardie perché non c’è nessun progetto politico dedotto dal combinato disposto internazionale/nazionale. Sarebbe dunque tempo che si costruisse almeno un centro politico adeguato ai tempi. I tempi sono maturi, i soggetti pare di no.
FONTE: https://www.lafionda.org/2025/09/23/cortei-propal-del-22-settembre-alcune-brevi-considerazioni/





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