Tusk: “Epstein era probabilmente una spia russa”
di GIUBBE ROSSE (Canale Substack)
Il premier polacco ha ipotizzato che Epstein avesse legami con l’intelligence russa e venisse utilizzato come “trappola al miele” per compromettere le élite occidentali. Alcune nostre considerazioni.
Nel suo discorso tenuto ieri 3 febbraio 2026 durante una riunione di governo, il premier polacco Donald Tusk ha annunciato un’indagine sui possibili legami tra Jeffrey Epstein e i servizi segreti russi, nonché sulle eventuali implicazioni per la Polonia. Ha espresso preoccupazioni sulla sicurezza nazionale, suggerendo che l’operazione Epstein potrebbe essere stata co-organizzata dall’intelligence russa come una “trappola al miele” per compromettere élite occidentali.
Istituzione di un team speciale
Tusk ha annunciato che verrà istituito un gruppo di analisi che esaminerà i documenti rilasciati dagli USA, per verificare se ci sono vittime polacche (in particolare minori) e indagare su attività legate alla Polonia, come riferimenti a individui a Cracovia che avrebbero offerto “donne o ragazze polacche” a Epstein.
Legami con la Russia
Nei documenti pubblicati finora, ci sono oltre 1.000 riferimenti diretti a Vladimir Putin e 9.000 a Mosca. L’FBI avrebbe informazioni secondo cui Epstein gestiva parte della fortuna di Putin, collegandolo all’ambiente politico russo, ha detto Tusk:
“Sempre più piste, sempre più informazioni, sempre più commenti sulla stampa globale alimentano il sospetto che questo scandalo di pedofilia senza precedenti sia stato co-organizzato dai servizi segreti russi. Non ho bisogno di ricordarvi quanto sia seria per la sicurezza dello Stato polacco la possibilità che i servizi segreti russi abbiano co-organizzato questa operazione. Questo può solo significare che possiedono anche materiali compromettenti contro molti leader ancora attivi oggi.”
Tusk ha ricordato che Epstein archiviava sistematicamente messaggi, email, documenti, video e foto di leader influenti occidentali, inclusi presidenti, primi ministri e capi di grandi aziende.
Tusk rilancia un articolo speculativo di The Telegraph
Le dichiarazioni di Donald Tusk sul possibile coinvolgimento russo nello scandalo Epstein sembrano ispirate in larga parte da un articolo pubblicato il 1°febbraio da The Telegraph, intitolato “Epstein links to Putin and FSB raise fears he was a Russian agent”.
L’articolo del Telegraph, in realtà, non presenta alcuna prova concreta (documenti verificati, testimonianze dirette, evidenze forensi che dimostrino un legame operativo tra Epstein e il Cremlino) e si basa interamente su interpretazioni speculative di email, rapporti e riferimenti estratti dai file Epstein rilasciati dal Dipartimento di Giustizia USA. In particolare, l’articolo cita email dal 2011 al 2014, in cui Epstein esprime il desiderio di incontrare Vladimir Putin, ad esempio un messaggio del 2011 in cui un associato non identificato discute di un potenziale appuntamento in Russia. Epstein chiede anche assistenza per visti russi, menzionando un “amico di Putin”.
L’email fa parte dei tre milioni di documenti dei fascicoli Epstein che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato venerdì, insieme a 180.000 immagini e 2.000 video. Mostrano che giovani russe erano tra le donne che Epstein offriva per fare sesso a uomini ricchi e potenti da tutto il mondo.
Ma il vasto arsenale di fascicoli ha lasciato intendere un legame più oscuro con la Russia: che Epstein potrebbe essere stato un agente di lunga data al servizio di Mosca. Tra i fascicoli ci sono 1.056 documenti che indicano Vladimir Putin e più di 9.000 che fanno riferimento a Mosca. Suggeriscono che a Epstein sia stata concessa un’udienza con il presidente russo – anche dopo che il finanziere americano è stato condannato nel 2008 per aver procurato un bambino per la prostituzione.
L’articolo menziona poi “ragazze russe” fornite a Epstein e visite multiple a Mosca e descrive Epstein come un possibile “gestore patrimoniale” di Putin citando un rapporto dell’FBI del 2017 basato su una fonte confidenziale. A partire da questi elementi, l’articolo solleva quindi il sospetto che Epstein potesse agire come asset russo, gestendo una “operazione honeytrap” (trappola al miele) per raccogliere kompromat (materiali compromettenti) sulle élite occidentali, inclusi video e foto. Per supportare questa ipotesi, cita le opinioni di esperti di parte, come ex agenti MI6 e giornalisti ucraini.
Considerazioni finali
Le dichiarazioni rilasciate ieri dal premier polacco Donald Tusk sembrano inscriversi in un’operazione politica e mediatica più ampia, che coinvolge anche testate e opinionisti europei, finalizzata a deviare l’attenzione dell’opinione pubblica occidentale dalle pesanti implicazioni del caso Epstein per spostarla verso la consueta, prevedibile origine esterna: la Russia. Da un lato, si lancia il proverbiale sasso in piccionaia per suggerire che anche l’élite russa era coinvolta con Epstein al pari di quella occidentale, sulla base del vecchio e sempre efficace principio del “mal comune mezzo gaudio”. Dall’altro, si arriva a ipotizzare, sia pure sulla base di elementi finora puramente speculativi, che Epstein fosse fin dall’inizio un agente russo.
È ormai assodato che Jeffrey Epstein aveva rapporti privilegiati ad altissimo livello in tutto il mondo e in tutti i settori più influenti, dalla finanza, alla politica, alla scienza, alla medicina, fino all’arte e allo spettacolo. Non solo non si può escludere che tra questi contatti vi fossero pure Vladimir Putin e suoi stretti collaboratori: vista l’enorme ragnatela di relazioni dell’ex finanziere, sarebbe sorprendente che non li avesse avuti. Anche laddove tali legami con Putin venissero confermati da futuri documenti, però, resta da capire in che modo il coinvolgimento dell’élite russa dovrebbe mitigare la posizione dei personaggi occidentali finora coinvolti dal rilascio dei documenti. Ancora più difficile è capire in che modo l’eventuale connessione di Epstein con Mosca rappresenterebbe per la Polonia un problema di “sicurezza nazionale”, al punto da indurre il suo premier a istituire una task force speciale per approfondire la vicenda.
A ben guardare, il tentativo di associare Jeffrey Epstein a Vladimir Putin e alla Russia appare come la classica, consueta operazione di depistaggio che gli strateghi occidentali si inventano ogni volta per deviare l’attenzione da scandali che nascono in seno al mondo occidentale. Dal “Russia hoax”, escogitato per coprire i tentativi dell’FBI di impedire l’elezione di Donald Trump nel 2016, fino al sabotaggio del Nordstream, per mesi attribuito alla Russia senza prove e senza movente, l’argumentum ad Putinum funziona sempre. Il marciume diventa più tollerabile se viene annacquato, meglio ancora se l’opinione pubblica viene indotta a credere che sia addirittura frutto di un’operazione pilotata dall’esterno, anziché tutta interna al sistema occidentale.
Insomma, la solita minestra riscaldata che ascoltiamo almeno dal 2016. Una comoda interpretazione che permette ogni volta di spiegare scandali, problemi e aporie interne al sistema occidentale individuandone la causa in attori maligni esterni e interferenze esterne.
Fonte: https://giubberosse.substack.com/p/tusk-epstein-era-probabilmente-una?triedRedirect=true





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