Le risorse della Russia possono salvare il capitalismo USA?
da OTTOLINATV (Il Marru)

L’Economist dedica un lungo articolo alla sostanza delle promesse economiche che il Cremlino avrebbe fatto per blandire Forrest Trump: “Nell’ultimo anno”, sottolinea l’articolo, “si sono tenute due serie parallele di colloqui sulla fine della guerra in Ucraina. I negoziati guidati dagli Stati Uniti con la Russia hanno prodotto una proposta dopo l’altra, ma nessun accordo su garanzie territoriali o di sicurezza. Nel frattempo, altri inviati del Cremlino e della Casa Bianca hanno discusso di affari”; “Volodymyr Zelensky, citando l’intelligence ucraina, afferma che la Russia ha promesso accordi per un valore di 12.000 miliardi di dollari agli Stati Uniti in cambio dell’allentamento delle sanzioni; una fonte interna ritiene che un pacchetto sia già stato concordato”. “Le promesse di arricchimento sono da tempo al centro della strategia di Vladimir Putin. Prima che il presidente russo incontrasse Trump ad agosto, secondo quanto appreso dall’Economist , era stata redatta una nota per il Consiglio di Sicurezza Nazionale russo in cui si spiegava come proporre l’affare migliore a Trump. Dall’aprile scorso, Kirill Dmitriev, che gestisce un fondo statale russo, ha incontrato Steve Witkoff, l’inviato speciale di Trump, almeno nove volte. Persone vicine alla famiglia Trump sono state in trattative per acquisire partecipazioni in asset energetici russi. All’America sono stati offerti accordi per petrolio e gas nell’Artico, miniere di terre rare, un centro dati a propulsione nucleare e un tunnel sotto lo Stretto di Bering”: “L’idea che l’America vinca un premio da 12.000 miliardi di dollari – equivalente a sei volte la produzione economica annuale della Russia – è chiaramente un’iperbole pensata per compiacere Trump. Gli ottimisti sostengono che l’energia a basso costo, i minerali vitali e i 145 milioni di consumatori russi potrebbero rappresentare un’enorme manna per le aziende occidentali. La nostra analisi, tuttavia, suggerisce che le ricchezze disponibili sono solo una piccola frazione di ciò che il Cremlino sta decantando. Peggio ancora, la Cina sta già superando l’America in questi premi in palio”; “Prima del 2022, le aziende occidentali che facevano affari in Russia erano in gran parte europee piuttosto che americane. Ora, l’America spera che, facendo uscire la Russia dal tunnel, le sue aziende possano trarne beneficio. Tre potrebbero essere i vantaggi: un boom commerciale, l’accesso ad asset bloccati e la possibilità di estrarre risorse naturali”, “Ma”, sottolinea l’Economist, “le aziende americane possono sperare di vendere solo una certa quantità ai russi. La loro economia, pari a 2,2 trilioni di dollari, è più piccola di quella italiana, con una classe media in calo. La KSE stima che, nel 2021, i profitti annuali totali realizzati dalle 1.500 aziende straniere che operano in Russia monitorate siano stati di soli 18 miliardi di dollari, a fronte di un fatturato di circa 300 miliardi di dollari”. “Ciò che più entusiasma gli inviati di Trump, quindi, sono le potenziali partecipazioni in mega-progetti che potrebbero trasformare i mercati mondiali delle materie prime. Il documento del Consiglio di Sicurezza Nazionale russo descrive il suo tesoro di risorse artiche e settentrionali che una dozzina di fondi sovrani e privati provenienti dagli Stati Uniti e da altri paesi attualmente ostili si affretterebbero a sfruttare. Tutti, aggiunge, guadagneranno un sacco di soldi”: “I premi in palio potrebbero essere davvero ingenti. La maggior parte dei giacimenti petroliferi russi è vecchia e significativamente esaurita; per mantenere la produzione, il Paese ha bisogno di ingenti iniezioni di tecnologia, manodopera e capitali stranieri. Questo potrebbe favorire una rivoluzione dello scisto nella Siberia occidentale, che potrebbe avere 12 miliardi di barili di petrolio e gas recuperabili, equivalenti a circa 7 anni di produzione di greggio dal Permiano, il principale bacino di scisto americano”; “La Russia artica ha un potenziale ancora più inesplorato. Con investimenti sufficienti e un prezzo del petrolio vicino ai 100 dollari al barile, stima Rystad, la regione potrebbe produrre quasi 50 miliardi di barili sfruttabili, a partire dal 2030. Al centro di questa ambizione c’è Vostok Oil, un progetto gestito da Rosneft, la più grande azienda energetica russa, che richiede 15 nuove città, tre aeroporti e 3.500 km di linee elettriche, per un costo previsto di 160 miliardi di dollari. L’iniziativa è stata ritardata dalle sanzioni, ma Rosneft afferma di poter produrre fino a 2 milioni di barili di petrolio al giorno entro il 2030, pari al 2% dell’attuale produzione mondiale”. “Inoltre, si ritiene che l’estremo nord della Russia ospiti 29 milioni di tonnellate di terre rare, equivalenti a 74 anni di produzione globale. Per sfruttarle, il Paese sta sviluppando la valle di Angara-Yenisej, un polo di lavorazione siberiano da 9 miliardi di dollari supervisionato da Sergei Shoigu, a capo del Consiglio di Sicurezza russo. La Russia spera che una zona economica speciale, nuovi collegamenti infrastrutturali e agevolazioni fiscali possano aumentare la sua quota di estrazione globale di terre rare dall’attuale 1,3% al 10% entro il 2030. Questo potrebbe includere le terre rare pesanti, che sono le più scarse e preziose”; ma, come sta accadendo in Venezuela – e come era accaduto, nel 2016, in Iran dopo la sigla del JCPOA – convincere le aziende a rischiare di loro in uno scenario geopoliticamente strutturalmente instabile come quello russo potrebbe essere piuttosto complicato: “Un’altra complicazione è che molte nicchie abbandonate dagli occidentali nel 2022 sono state da allora occupate da aziende provenienti da Asia, Turchia e altri paesi. La Cina ha fornito il 57% delle importazioni di beni della Russia nel 2024, rispetto al 23% prebellico. L’autostrada che collega l’aeroporto principale di Mosca alla città, un tempo costeggiata da concessionarie di automobili europee e giapponesi, è ora fiancheggiata da concessionarie cinesi. L’amicizia illimitata della Russia con la Cina, tanto diseguale quanto illimitata, ha fatto sì che il 30% degli scambi commerciali russi fosse denominato in yuan”. “In ambito scientifico e tecnologico, il governo russo chiede maggiore autonomia, non apertura. Avvocati, commercialisti e pubblicitari autoctoni – spesso laureati in università americane o britanniche – hanno sostituito gli occidentali, afferma Thane Gustafson della Georgetown University. Anche nell’estrazione delle risorse, i colossi statali potrebbero dimostrarsi riluttanti a condividere i bottini in calo”; “I mega-progetti per i quali la Russia ha bisogno dell’aiuto occidentale sono pieni di difficoltà. Costruire strade, ferrovie e porti è costoso e precario, soprattutto nell’estremo nord”: sono rischi che i cinesi, con la Belt and Road, hanno dimostrato di essere in grado di accollarsi. Il capitale finanziario USA, che è abituato a incassare rendite ultra-garantite, un po’ meno: “Tutto ciò suggerisce che, finché Putin sarà al potere, ci saranno scarse possibilità che un nuovo Eldorado in Russia si verifichi. Supponiamo che le importazioni russe tornino ai livelli del 2021, con l’America che ne fornisce un improbabile 50% (ovvero 190 miliardi di dollari all’anno). Supponiamo poi che i ricavi totali di tutte le imprese straniere in Russia si riprendano in modo analogo, e che anche quelle americane ne ottengano la metà (150 miliardi di dollari). I due flussi ammonterebbero comunque a soli 340 miliardi di dollari all’anno (non profitti). È estremamente improbabile che anche questi flussi possano durare, ininterrottamente, per i decenni necessari per raggiungere un valore vicino ai 12.000 miliardi di dollari promessi dal Cremlino”; “Tuttavia”, conclude l’Economist, “individui vicini alla Casa Bianca potrebbero assicurarsi accordi redditizi”. Alla fine del giro, quindi, si ritorna a bomba: Trump e i parassiti che gli stanno attorno, sembra temere l’Economist, devono decidere se salvare l’imperialismo occidentale a guida USA o se impossessarsi della maggior quantità possibile di refurtiva mentre la nave affonda. I timori dell’establishment globalista nei confronti di Forrest Trump stanno sostanzialmente tutti qua: la paura che la sua amministrazione sia all’insegna del fare per accelerare il declino.
Il buon John Helmer, ieri, cercava invece di inquadrare la questione partendo dalle divisioni interne alla Russia: “Il presidente Vladimir Putin ha dato istruzioni di accettare la richiesta dell’amministrazione Trump secondo cui, in cambio della revoca delle sanzioni contro la Russia, i capitali statunitensi devono tornare in Russia a condizioni preferenziali il prima possibile”; ma “le lotte tra fazioni attorno al Cremlino su cosa ciò significhi hanno scatenato sgomento tra gli imprenditori russi che hanno acquisito il loro nuovo potere economico con l’acquisizione di asset esteri liberati dall’uscita di società statunitensi ed europee dal 2022”. Oggi, Helmer torna di nuovo sul luogo del delitto: “Gli attacchi pubblici del ministro degli Esteri Sergei Lavrov sui punti del piano di concessioni economiche tra Stati Uniti e Russia, approvato dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov dopo i negoziati a Miami del mese scorso da Kirill Dmitriev, hanno messo in luce una perdita di fiducia nel presidente Vladimir Putin, che non è stata riconosciuta dalle fonti di Mosca dopo la rivolta di due giorni di Yevgeny Prigozhin nel giugno 2023”. Una fonte di Mosca in grado di informarsi, continua Helmer, commenta: ”Vedo questo tradimento a tutto tondo. L’unica cosa certa è che l’esercito e il GRU hanno tracciato le loro linee sulla mappa [dell’Ucraina] – non vedo alcun compromesso sul territorio e sulle condizioni militari. Ma la questione della de-dollarizzazione è in cantiere da trent’anni. È stata respinta dai cinesi. Non poteva esserci un esito diverso. Il piano Dmitriev è una pugnalata alla schiena perché Putin ha perso questo prima ancora di avviarlo. Tutto ciò che il mondo degli affari [russo] vuole è commerciare con gli americani. La cosa interessante è che tutti tacciono”.
Chiudiamo con qualche link sulla questione iraniana:
Ultimi pezzi in movimento per un potenziale attacco all’Iran, titola The War Zone; Gli Stati Uniti inviano oltre 50 aerei da combattimento in Medio Oriente per rafforzare la resistenza contro l’Iran, rilancia il Jerusalem Post. Idem Ynet: Gli Stati Uniti continuano a rafforzarsi mentre l’Iran minaccia e i funzionari affermano che “non riconosce le linee rosse”; nel frattempo, titola di nuovo sempre il Jerusalem Post, Khamenei provoca gli Stati Uniti evitando di limitare i missili e il programma nucleare, e, come riporta Haaretz, Mentre l’Iran cerca di guadagnare tempo nei colloqui con gli Stati Uniti, Israele prepara la guerra. The Cradle, intanto, riporta Netanyahu che avrebbe affermato che Gli Emirati Arabi Uniti hanno fatto tutto quello che abbiamo chiesto e anche di più, mentre fanno discutere le parole dell’ex premier israeliano Naftali Bennet che, intervenendo alla Conferenza dei Presidenti, avrebbe affermato che “La Turchia è il nuovo Iran. Erdogan è un avversario sofisticato e pericoloso che vuole circondare Israele. Non dobbiamo più chiudere un occhio. Mentre alcuni alti funzionari israeliani sono al soldo del Qatar, il Qatar e la Turchia, che ha sede in Siria e, con il consenso di Israele, a Gaza, stanno alimentando un nuovo mostruoso asse dei Fratelli Musulmani simile a quello iraniano e stanno cercando di aizzare l’Arabia Saudita contro di noi. Mentre l’attuale governo è di nuovo inattivo, intorno a noi ci sono segnali inquietanti di una minaccia radicale che si sta intensificando ai nostri confini, l’asse ostile dei Fratelli Musulmani, con una retroguardia nucleare pakistana e guidato da una Turchia ambiziosa e ostile. Dobbiamo agire in modi diversi, ma contemporaneamente, contro la minaccia di Teheran e contro l’ostilità di Ankara”.
Che le divisioni tra globalisti e sovranelli per Trump siano più di facciata che altro, è quanto sostiene anche Stephen Walt su Foreign Policy:

Trump sta giocando al poliziotto buono/poliziotto cattivo con l’Europa: “Gli Stati Uniti lasciano ispirare le loro attività diplomatiche dal programma televisivo Law and Order.
Il Soddu
Xi Jinping ha inviato una lettera rassicurante agli amici dell’Iowa sottolineando che il desiderio di scambi e cooperazione tra i popoli cinese e americano non cambierà nonostante le evoluzioni delle relazioni bilaterali: il messaggio arriva alla vigilia del vertice di aprile con Trump; nello stesso giorno, emergono rivelazioni americane su un presunto test nucleare cinese sotterraneo del 2020 a Lop Nur, mentre Pechino svela il concetto di portaerei spaziale – Luanniao. Il Capodanno Lunare continua con record di viaggi e mercati asiatici sottili, con esportazioni giapponesi in forte crescita verso la Cina nonostante le tensioni.
Le esportazioni giapponesi sono aumentate del 17% a gennaio grazie alle forti spedizioni verso la Cina e altri mercati asiatici: il Capodanno Lunare tardivo ha spostato la domanda, con la Cina che assorbe il 32% in più rispetto all’anno precedente nonostante le tensioni politiche, sostenendo la crescita nipponica e evidenziando la resilienza dei legami commerciali regionali.
Le esportazioni verso la Cina appaiono deboli, secondo il responsabile del porto di Los Angeles più trafficato: le tariffe di Trump hanno sconvolto il commercio globale e le misure di ritorsione cinesi colpiscono le esportazioni americane, con ripercussioni sul surplus commerciale bilaterale e sul volume di container in uscita dal porto più importante degli Stati Uniti.
Emirates amplia gli accordi interline in Cina con Loong Air, raggiungendo 22 città aggiuntive: questa mossa rafforza la connettività per viaggiatori d’affari e leisure, sostenendo il turismo outbound cinese durante il lungo periodo festivo e contribuendo alla ripresa del settore aviatorio post-pandemia.
I mercati asiatici salgono nonostante le preoccupazioni persistenti sull’intelligenza artificiale, mentre il petrolio attenua le perdite dopo i colloqui USA-Iran; molti mercati restano chiusi per il Capodanno Lunare, con il Nikkei in rialzo dell’1,4% e l’Australia in crescita dello 0,5%, riflettendo un sentiment cauto, ma positivo.
Il mercato obbligazionario giapponese, un tempo tranquillo, è diventato un campo di battaglia: i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi sono saliti bruscamente dopo le promesse di tagli fiscali di Takaichi Sanae, segnalando preoccupazioni sulla sostenibilità del debito pubblico da 9 trilioni di dollari e possibili trappole del debito.
La Cina deve adottare politiche macroeconomiche più proattive nel 2026 per sostenere la crescita; l’economia ha raggiunto il 5% nel 2025, ma i dati dettagliati evidenziano opportunità e rischi, con necessità di stimolare la domanda interna dopo il Capodanno Lunare per evitare rallentamenti strutturali.
Un alto funzionario americano rivela nuovi dettagli su un presunto test nucleare sotterraneo cinese del giugno 2020 a Lop Nur, citando dati che secondo lui sarebbero sismici: questa palese scemata serve a riaccendere un dibattito occidentale sulla trasparenza nucleare di Pechino e sulle verifiche internazionali, per poi iniziare a farli anche noi.
Decine di migliaia di auto straniere raggiungono la Russia attraverso la Cina, aggirando le sanzioni occidentali legate alla guerra in Ucraina: i dati di registrazione mostrano un raddoppio delle importazioni grigie dal 2023, con quasi la metà dei veicoli venduti in Russia nel 2025 provenienti da Paesi sanzionanti.
Radio Free Asia riprende le trasmissioni verso la Cina in mandarino, tibetano e uiguro dopo i tagli di finanziamento dell’amministrazione Trump: l’emittente di becerissima propaganda americana tornerà a fare da velina ai nostri giornali.
Il sostegno cinese all’Iran torna al centro dell’attenzione dopo i colloqui nucleari di Ginevra: Pechino mantiene un ruolo chiave nelle dinamiche energetiche e diplomatiche mediorientali, influenzando gli equilibri globali del petrolio e le sanzioni internazionali.
La giunta birmana promette legami più stretti con la Cina dopo le elezioni: focus sul porto di Kyaukpyu e sui gasdotti; questo consolida la proiezione della Belt and Road Initiative nel Sud-Est asiatico, nonostante l’instabilità interna.
I robot umanoidi sono protagonisti della Gala del Capodanno Lunare della CCTV, simbolo dell’ambizione cinese in robotica e intelligenza artificiale; si tratta di propaganda del soft power che proietta leadership tecnologica, con conseguenze sugli investimenti esteri nel settore.
Il fenomeno Chinamaxxing mostra come la Cina stia migliorando il proprio soft power all’estero: TikTok e meme culturali stanno cambiando la percezione globale della Cina rendendola più attraente, soprattutto tra i giovani.
Ale
La strategia USA di contenere la Cin è fallita e ora la Cina è in vantaggio.
Dove e cosa colpirebbe l’Iran nel caso in cui i colloqui con gli Usa dovessero fallire?
L’Istat ha pubblicato ieri il nuovo report sull’export italiano nel 2025. Per adesso non c’è stato l’effetto dazi: sale l’export totale (+3,3%) e negli USA (+7,2%). Continua il buco nero europeo, con la Ue che non è un mercato di sbocco e continua non puntare sulla domanda interna.
Israele approva il piano per registrare i terreni delle Palestina occupata come “proprietà statale”.
L’embargo illegale USA mette a rischio 30 mila donne incinte e 60 mila neonati a Cuba.
Aggiornamenti sui colloqui Usa-Russia-Ucraina a Ginevra: per ora, nulla di fatto; l’intensificazione degli attacchi alla vigilia dei negoziati conferma che le parti continuano a usare il campo di battaglia come leva negoziale.
FONTE: https://ottolinatv.it/2026/02/18/le-risorse-della-russia-possono-salvare-il-capitalismo-usa/





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