Cipro, le basi britanniche di Akrotiri sotto attacco: l’isola paga la scelta atlantica
di L’INDIPENDENTE (Massimiliano Sfregola)

CIPRO – L’attacco iraniano con droni provenienti dal Libano contro la base britannica di Akrotiri e i due missili che il governo di Londra sostiene di aver intercettato sulla costa meridionale della Repubblica di Cipro hanno scioccato tutti sull’isola. Il governo in carica, una coalizione di centro-destra guidata dal liberale Nicos Christodulides, ha atlantizzato Cipro, aprendo alla presenza americana e costruendo un asse di ferro con Grecia e Israele, anche a costo di sacrificare i rapporti con la metà turco-cipriota che vive nel nord occupato. Ora, dopo due anni focalizzati su investimenti, mercati e rottura della tradizionale neutralità della Repubblica riconosciuta, quella greco-cipriota, è arrivato il conto: «Il governo in carica ha rotto quell’equidistanza che un Paese piccolo e diviso come il nostro dovrebbe mantenere in una regione turbolenta come questa, trasformandoci in una rampa per gli interessi dell’Occidente nella regione. E in bersagli» ha dichiarato a L’Indipendente Nicos Trimikliniotis, docente di diritto e sociologia all’Università di Nicosia.
«Cipro è passata indenne attraverso guerre e crisi regionali in Medio Oriente; anzi, ne ha spesso tratto beneficio ospitando banche e capitali in fuga. Ma questa volta è diverso. Una situazione di emergenza come questa, dal 1974, dai tempi dell’invasione turca, nessuno la ricorda», dice ancora Trimikliniotis. Ma il problema più grande riguarda i rapporti con le SBA, le Sovereign Base Areas britanniche: quella di Akrotiri è la più grande base della RAF (Royal Air Force) fuori dal Regno Unito e, insieme alla zona di Dhekelia, copre circa il 3% del territorio cipriota che la Gran Bretagna trattenne dopo la decolonizzazione. «Non solo gli inglesi hanno mentito, sostenendo di non svolgere alcuna attività militare nelle SBA, ma hanno anche violato lo stesso regolamento delle basi», prosegue Trimikliniotis, citando una clausola che impone a Londra di consultare la Repubblica di Cipro qualora le basi vengano utilizzate da Paesi non appartenenti al Commonwealth: «Starmer ha annunciato di voler concedere l’uso delle basi agli alleati USA e solo allora il governo di Nicosia si è mosso. Ma nei due anni di bombardamenti su Gaza, quando aerei spia decollavano due o tre volte al giorno da Akrotiri, erano rimasti in silenzio. Come se non li riguardasse».
La situazione tesa ha provocato una reazione nella Repubblica secessionista del nord, che condivide con la base di Dhekelia una linea di confine: anche il presidente turco-cipriota Tufan Erhürman è stato duro con la controparte del sud. «L’avevamo detto. Sapevamo che sarebbe successo, prima o poi», ha scritto su Facebook riferendosi ai rischi rappresentati dalle attività delle basi britanniche sull’isola.
La Turchia è l’unico Paese della regione ad aver condannato, in qualche modo, l’attacco di USA e Israele e, in questo momento, agli occhi di molti – anche tra i greco-ciprioti – il 37% dell’isola controllato da Ankara, con circa 30mila soldati turchi stanziati, sembra paradossalmente la zona più sicura.





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