Trump contro la Chiesa Cattolica: attacca Papa Leone XIV e si paragona a Gesù
di INSIDE OVER (Andrea Muratore)

Nella notte italiana il presidente statunitense Donald Trump ha attaccato duramente Papa Leone XIV in un lungo post sul suo social media Truth, definendo il pontefice “debole su criminalità e politica estera” e evocando addirittura l’ipotesi che Robert Francis Prevost sia stato nominato alla carica di pontefice romano dal conclave del maggio 2025 “solo perché era americano” e che di conseguenza “se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”.
Leone XIV contro le guerre e Trump va all’attacco
“Non voglio un Papa che pensi che sia giusto che l’Iran abbia un’arma nucleare. Non voglio un Papa che pensi che sia terribile che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che inviava enormi quantità di droga negli Stati Uniti”, scrive Trump, aggiungendo che “la debolezza di Leone sulla criminalità e sulle armi nucleari non mi va giù”. Nelle scorse settimane, senza riferirsi direttamente a Trump, Leone XIV ha invocato la fine delle guerre e dell’uso della violenza come strumento di risoluzione delle controversie internazionali, dicendo che “la guerra è tornata di moda” dopo il raid statunitense in Venezuela del 3 gennaio e ricordando alla Via Crucis dello scorso 3 aprile che “c’è chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento” mentre gli Usa, assieme a Israele, proseguivano una guerra all’Iran poi definita “ingiusta” dal Papa poche ore prima che l’8 aprile scorso venisse concordato il cessate il fuoco.
Leone XIV non ha solo speso parole che possono essere ricondotte a una critica delle iniziative statunitensi, ma più volte ha inoltre chiesto la fine dell’invasione russa dell’Ucraina e mostrato la sua attenzione per Paesi martoriati, dal Libano da lui visitato a fine 2025 al Sudan. Il Papa, inoltre, su molti fronti è la vera e propria alternativa alla visione del mondo perorata dal movimento populista Maga. Lo confermano le posizioni sui migranti e il trattamento da loro subito in America e le critiche alle pulsioni tecno-oligarchiche degli alleati di Trump sull’intelligenza artificiale.
Gli scontri tra Usa e Vaticano
L’assalto di Trump alla Chiesa cattolica segue di poco meno di una settimana la notizia riportata da Letters from Leo, il portale del giornalista Cristopher Hale dedicato al pontificato di Prevost, circa le presunte intimidazioni del Pentagono al Vaticano per le posizioni anti-belliciste del Santo Padre, su questo in totale continuità col predecessore Francesco. Pete Hegseth, Segretario della Difesa di Trump, ha più volte usato l’elemento religioso per giustificare la guerra all’Iran, inserendosi in un trend di fanatismo religioso evangelico in sostegno al conflitto e a Israele respinto da Leone XIV secondo cui “Dio non ascolta le preghiere di chi fa la guerra” (29 marzo).
L’attacco di Trump alla Chiesa cattolica riflette la pesantezza di uno scontro alimentato dall’autonomia della Conferenza Episcopale statunitense dalle pressioni della Casa Bianca e dal fatto che Prevost il 4 luglio, 250esimo anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti, sarà distante dal suo Paese di origine e sarà a Lampedusa, periferia esistenziale del Mediterraneo e frontiera, spesso di morte, per i migranti che vengono dall’Africa. Il pontefice non dà sponda al teismo politico statunitense, che prova a dare a Dio la bandiera statunitense e usa la fede per coprire l’idea di un rinnovato destino manifesto a cui molti sedicenti cattolici del Trump 2.0 sembrano credere, come il Segretario di Stato Marco Rubio. Per la Chiesa cattolica, del resto, Leone XIV è il vicario di Cristo sulla Terra. Trump, invece, dimostra di avere ambizioni più alte: in un secondo post su Truth, senza didascalia, appare nelle vesti bianche e rosse di cui spesso è vestito Gesù nell’iconografia, intento a ridare la vita o curare un uomo allettato mentre attorno a lui delle persone pregano.
Leone XIV, l’antidoto al messianesimo Maga
Il Maga trumpiano è come un movimento fondato su un culto della personalità verso un solo uomo prima ancora che su un’ideologia politica, con una deriva di fanatismo cavalcata dai predicatori pro-Trump come la consulente spirituale della Casa Bianca Paula White che ha colorato di toni messianici la cordata a sostegno del presidente.
La Chiesa cattolica, in tal senso, è una forma di istituzione religiosa organizzata temuta dai fautori della disintermediazione, del potere politico duro, della lotta a ogni idea emancipatrice dai gangli e dalle tenaglie del potere e della logica della giungla. Nella nuova “era dei predatori” Trump e i suoi alleati, moderni Valentino Borgia, perorano la logica del potere come leva di trasformazione del mondo, scevro da regole comuni. In una comunità internazionale fragile, la proiezione globale e geopolitica del Vaticano crea uno di quei poteri frenanti (katekhon) capaci di contenere la corsa verso un’anarchia generalizzata.
Trump attacca frontalmente Leone XIV ignorando, forse, che la Chiesa cattolica nella storia si è confrontata e ha avuto relazioni spesso travagliate, se non conflittuali, con l’Impero romano, i regni barbari del Medioevo italiano, il Sacro Romano Impero, la Francia rivoluzionaria e napoleonica, la Germania imperiale e nazionalsocialista, i regimi comunisti dell’Est Europa, sopravvivendo a tutti questi potentati terreni. Non abbiamo la sfera di cristallo, ma siamo abbastanza certi sarà così anche per quanto riguarda l’Impero americano, nel cui cuore, peraltro, i cattolici sono in aumento e hanno sostenuto Trump in maggioranza al voto presidenziale del 2024. Ora il loro consenso per la presidenza è inferiore al 50% e dopo l’attacco al Papa presumibilmente si incrinerà ulteriormente. Con le Midterm da qui a pochi mesi, l’attacco a Leone è una mossa che Trump rischia di pagare duramente.





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