L’embargo di Trump contro i porti dell’Iran e altre notizie interessanti
di LIMES (Mirko Mussetti)

Guerra del Golfo
A seguito del fallimento dei colloqui di pace di Islamabad (Pakistan) tra Stati Uniti e Iran e all’approssimarsi della scadenza del cessate-il-fuoco di 15 giorni tra le due potenze, le Forze armate americane hanno avviato su ordine del presidente Donald Trump un blocco navale generale verso tutti i porti della Repubblica Islamica, anche quelli con affaccio sull’Oceano Indiano. L’operazione sostenuta da oltre 15 navi a stelle e strisce mira a interdire l’accesso a ben 18 scali persiani, consentendo al contempo il transito delle navi dirette verso altri paesi rivieraschi del Golfo Persico/Arabico. Il Comando centrale Usa (Centcom) ha dichiarato che l’embargo sarà applicato a imbarcazioni di tutte le bandiere e includerà l’interdizione dei mercantili che abbiano versato pedaggi alle autorità di Teheran. Nonostante il blocco, almeno due petroliere sanzionate legate alla Cina sono riuscite ad attraversare lo Stretto di Hormuz. Sono grandi i timori internazionali nei confronti del ruolo ritorsivo che potrebbero giocare gli huthi dello Yemen – alleati dell’Iran – nello Stretto di Bab al-Mandab.
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USA – Israele – Libano
Il segretario di Stato Usa Marco Rubio si appresta a ospitare a Washington un incontro diretto tra gli ambasciatori di Israele e Libano per discutere di un possibile cessate‑il‑fuoco lungo la Linea Blu. Lo Stato ebraico ha accettato l’iniziativa su pressione della Casa Bianca, ma non ha interrotto le operazioni militari nel paese dei cedri. Le Forze armate israeliane hanno completamente accerchiato la città di confine di Bint Gubayl, storica roccaforte di Hezbollah. Il Partito di Dio ha rifiutato gli imminenti negoziati, approfondendo la frattura con il governo di Beirut. L’iniziativa di Foggy Bottom costituisce il più alto livello di dialogo diretto tra Stati Uniti e Libano dal 1993.
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Canada
A seguito di elezioni parlamentari suppletive, il Partito liberale del Canada guidato dal primo ministro Mark Carney ha conquistato la maggioranza assoluta alla Camera dei comuni (camera bassa), garantendo all’esecutivo di Ottawa un più solido appoggio parlamentare. Il rinnovato supporto di 174 deputati su 343 pone così fine a 13 mesi di governo di minoranza. Il risultato è amplificato dal passaggio nelle scorse settimane di cinque deputati d’opposizione tra le file governative (quattro conservatori e un democratico). La nuova maggioranza consentirà ai liberali di assumere il pieno controllo di tutte le commissioni parlamentari, consolidando i poteri dell’ex governatore della Banca d’Inghilterra in rotta con gli Stati Uniti di Donald Trump.
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Benin
Il ministro delle Finanze del Benin Romuald Wadagni ha ottenuto una vittoria “bulgara” alle elezioni presidenziali del 12 aprile con oltre il 94% delle preferenze espresse (affluenza alle urne al 58%). Il candidato d’opposizione Paul Hounkpe ha accettato la sconfitta. L’ex colonia francese è contraddistinta da una democrazia particolarmente fragile e da uno sviluppo socioeconomico assai contenuto.
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Botswana – Oman
Il presidente del Botswana Duma Boko è volato in Oman per incontrare il sultano Haytham bin Tariq Al Sa’id e siglare una serie di accordi nel campo dell’esplorazione mineraria, delle infrastrutture per lo stoccaggio di petrolio e delle energie rinnovabili. Il governo di Gaborone cerca da tempo di collaborare con gli Stati del Golfo nel tentativo di diversificare la propria economia, oggi incentrata sull’estrazione di diamanti, un mercato sempre più incerto. Il paese dell’Africa meridionale punta quindi sull’export sostenuto di minerali come rame, oro, grafite e ferro nella speranza che il 70% ancora inesplorato del proprio territorio possa nascondere ricchi tesori. La monarchia araba si impegna inoltre a realizzare una centrale solare da 500 megawatt nella regione nord-occidentale della terra degli tswana.
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