Corto circuito europeo: la UE vieta il gas russo ma ne aumenta le importazioni
di L’INDIPENDENTE (Dario Lucisano)

Nonostante dichiarazioni, sanzioni e divieti, l’Unione Europea non sta solo continuando a importare gas russo, ma ne sta aumentando l’acquisto. Nel primo trimestre del 2026, le importazioni europee di gas naturale liquefatto dalla penisola siberiana di Jamal sono aumentate del 17% rispetto al medesimo periodo nel 2025, raggiungendo i 5 milioni di tonnellate. I dati provengono dal gruppo di ricerca energetica Kpler, ripreso dal quotidiano britannico Financial Times. Le importazioni hanno portato gli Stati membri dell’UE a spendere circa 2,88 miliardi di euro per il gas proveniente dall’impianto siberiano. Tali dati, sostengono gli attivisti, dimostrano che malgrado l’approvato stop alle importazioni, «gli acquirenti europei non hanno alcuna intenzione di smettere di acquistare GNL russo»; l’aumento negli acquisti arriva in un periodo di crisi del settore energetico, scattato con la guerra israelo-statunitense all’Iran, che ha portato l’amministratore delegato di ENI, Claudio Descalzi, a chiedere una revisione delle politiche comunitarie sul gas russo.
Secondo i dati di Kpler ripresi dal FT, nei primi tre mesi dell’anno, il blocco europeo ha ricevuto 69 carichi dal giacimento di Jamal, di cui 25 a marzo – numero superiore rispetto a quelli registrati a gennaio e febbraio. In totale, dalla infrastruttura sono partiti 71 carichi, di cui 2 indirizzati verso l’Asia; questo implica che il 97% dei carichi è stato spedito verso Paesi UE. Durante lo stesso periodo dell’anno scorso, Jamal ha spedito un totale di 68 carichi, di cui l’87% verso l’UE. Quest’anno si parla in totale di 5 milioni di tonnellate di GNL, di cui 1,8 milioni consegnate a marzo. Visti tali dati, il quotidiano britannico sostiene che il giacimento avrebbe beneficiato dell’impennata dei prezzi del gas legata alla crisi in Asia Occidentale: l’aumento stimato della spesa dell’UE per il GNL russo nel primo trimestre, sostiene infatti il FT, si baserebbe sul forte incremento dei prezzi del gas registrato il mese scorso; a marzo, i prezzi medi del gas in Europa si sono attestati intorno ai 52,87 euro al megawattora contro i 35 euro al megawattora di gennaio e febbraio. Sebbene i dettagli dei contratti di Jamal non siano noti, sostiene il FT citando fonti vicine al progetto, i prezzi previsti dagli accordi a lungo termine godono di una certa flessibilità e aumentano nei periodi di prezzi energetici elevati.
L’aumento della spesa per l’importazione di GNL russo da parte del blocco europeo arriva nonostante le numerose sanzioni agli idrocarburi e al commercio energetico russi, e il blocco degli acquisti approvato lo scorso dicembre. Secondo il quadro definito dall’UE, il bando interesserebbe prima il gas naturale liquefatto (GNL), con divieto totale già a fine 2026, poi il gas via gasdotto, con blocco definitivo entro il 30 settembre 2027 (o al più tardi entro il 1° novembre 2027, condizionato però al livello di riempimento degli stoccaggi). Per i contratti già in essere, la tempistica prevedrebbe scadenze differenziate: i contratti a breve termine dovrebbero cessare dal 25 aprile 2026 (per il GNL) e dal 17 giugno 2026 (per il gas da gasdotto); quelli a lungo termine – almeno per il GNL – si chiuderebbero dal 1° gennaio 2027. Nonostante gli accordi, il gas russo è continuato ad arrivare in Europa passando dalla Turchia, e lo scorso mese, con l’avvio della guerra israelo-statunitense contro l’Iran, la Commissione Europea ha deciso di posticipare la presentazione della proposta di legge per vietarne in modo permanente le importazioni.
Contro la proposta di bloccare del tutto le importazioni di gas dalla Russia si sono schierate prevalentemente Ungheria e Slovacchia, ancora fortemente dipendenti dall’energia moscovita. Recentemente, con l’aggravarsi della crisi energetica, si è sbilanciato anche l’AD di ENI Descalzi, affermando che di fronte allo «shock più importante degli ultimi quarant’anni» (la crisi in Asia Occidentale) è necessario mettere in atto risposte eccezionali, tra cui proprio la revisione allo stop totale al gas russo. «Quando ci sono emergenze non possiamo più dire ‘andiamo in Germania o negli Stati Uniti’», ha commentato, sottolineando che l’Italia non ha a disposizione un proprio grezzo o una capacità di raffinazione potente. «La flessibilità sulla rete la dà il gas, non le rinnovabili e neanche il nucleare che non abbiamo: di gas ne abbiamo bisogno», motivo per il quale, secondo l’AD, è necessario rivedere le scelte in merito.





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