Fino a quando la finanza potrà ignorare le crisi geopolitiche? | Francesco Castelli
di L’ANTIDIPLOMATICO

“Storia in diretta”, 15 aprile 2026
Loretta Napoleoni intervista l’esperto di trading Francesco Castelli
I mercati restano calmi nonostante tensioni geopolitiche come Hormuz o i dazi, grazie a tre trasformazioni strutturali secondo Castelli. L’immunità psicologica (“TACO”): gli operatori non credono alla retorica bellicosa di Trump, ritenendola poco credibile o troppo costosa per la sua base, e scommettono che l’interesse economico prevarrà sulla forza militare.
Seconda: la rivoluzione degli ETF: i flussi passivi comprano titoli automaticamente per replicare gli indici, creando un cuscinetto che attenua le vendite da panico.
Terza: la solidità delle Big Tech (NVIDIA, Microsoft, Apple), che generano utili reali in settori strategici (AI, cloud, chip) e beneficiano del re-investimento costante dei risparmi americani (401k), riducendo la dipendenza dalle banche centrali. Infine, l’effetto memoria: dal 2008 i mercati hanno imparato a “comprare i ribassi”, grazie all’intervento tempestivo delle banche centrali (es. Covid) e alla percezione dei conflitti mediorientali come shock temporanei sull’inflazione, non come minacce agli utili tech.
Ma questa calma è fragile: se lo shock energetico diventasse permanente (es. chiusura prolungata di Hormuz), innescherebbe una recessione globale che la rete di protezione psicologica e tecnica dei mercati potrebbe non reggere.





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