Cina e Russia indicano una sola salvezza: uscire dal monopartitismo bipolare
di FERDINANDO PASTORE (Pagina FB)

Come era prevedibile e disattendendo fantasiose spaccature tra le loro classi dirigenti, Russia e Cina prorogano il “Trattato di buon vicinato, amicizia e cooperazione”. “Un coordinamento strategico con una resilienza che è rimasta incrollabile”, così si è espresso Xi Jinping in merito. Un concetto enunciato in maniera inequivocabile che non lascia spazio per interpretazioni a uso e consumo di immaginari cambiamenti di fase.
Non è un caso che nei pressi dell’incontro diplomatico, se da un lato Elly Schlein si è affrettata a mettersi in posa con Obama, tanto da rimarcare l’americanismo congenito al sinistrismo civilizzatore, dall’altra gli anchorman e gli influencer della società civile hanno iniziato a sparare a zero sulla Cina, trattata come una Russia qualsiasi.
Non so chi ancora pone speranze su una ricomposizione di sinistra a quali dati della realtà si attiene, ma i fatti hanno la testa dura. Dalla sconfitta referendaria abbiamo assistito a un cambio della guardia al vertice del Paese. Le redini del monopartitismo bipolare sono state prese dal Presidente della Repubblica che ha sostanzialmente commissariato il governo, con l’aiuto della famiglia Berlusconi.
Difatti, le riforme costituzionali sono parte centrale dell’agenda neoliberale e chi fallisce il compito viene letteralmente defenestrato da ruoli di alta responsabilità politica. La Meloni ha diligentemente applicato i memorandum di Mario Draghi ma ha mancato l’obiettivo finale. Una colpa che sta già pagando.
Motivo per cui oggi sono nuovamente le star della sinistra, guardie pretoriane del Quirinale, a rimarcare le differenze tra noi, l’Occidente sano e democratico e le tirannie esotiche che distruggono l’economia e veicolano il mondo verso la guerra. Ed è il motivo per cui non vi è più alcuna reazione di massa al terrorismo di stato di Tel Aviv. Gli abusi israeliani recano indignazione ma con titoli non più a sette colonne.
Uscire dal cappio del bipolarismo. Solo in questo modo si potranno porre le basi per una reale alternativa di sistema. E non lo si potrà fare aspettando i Godot di turno. Servono costanza, organizzazione e radicalità conflittuale per essere da stimolo a una mutazione del paradigma culturale. Che è e resta quello del totalitarismo neoliberale, seppur mutato in una forma ancor più autoritaria.
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