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3 Risposte

  1. stefano.dandrea ha detto:

    "Resistere resistere resistere" non l'ha detto Borrelli, come credono i moderni. L'ha detto un italiano nato in sicilia, Vittorio Emanuele Orlando, il Presidente del Consiglio che sostitui' il generale Cadorna con il generale Diaz, a lungo, e in certo senso per sempre, il diritto pubblico italiano personificato. Finita la guerra affermo': "l'Italia è oggi un grande Stato, non già per virtù di una indulgente concessione diplomatica, ma perché essa ha rivelato una capacità di azione e di volere che la pareggia effettivamente ai più grandi Stati storici e contemporanei. È questo, secondo me, il primo e principale ingrandimento…non vi sono solo questioni economiche e territoriali che senza dubbio hanno per l'Italia un'importanza incomparabile ma vi è altresì tutto l'assetto etico e politico del mondo…". LA CAPACITA' DI AZIONE E DI VOLERE FA GRANDE UN POPOLO; essa non si manifesta necessariamente un una cultura e un atteggiamento aggressivi, imperialistici e colonialistici; puo' e deve benissimo manifestarsi in una cultura, un sentimento, un carattere di RESISTENZA. Allora resistemmo a un impero, costruito sul concetto di dinastia, concorrendo a sfaldarlo, combattendo per anni metro per metro e dimostrando di non essere da meno del nostro avversario. E resistemmo, al di là della retorica, grazie a oltre 600.000 cittadini che sacrificarono la vita.Se si fossero sentiti della napolitania o veneti o siciliani non saremmo mai riusciti. Può dispiacere ma là si forgio' il popolo, che era stato, ovviamente, poco presente nel risorgimento.

  2. AdrianOttaviani ha detto:

    Beh speriamo che non si debba aspettare un'altra Grande Guerra Patriottica per sentirci parte di un popolo…anche perché guerre come quelle è difficile che si ripropongano, oggi siamo nell'era degli interventi mirati, delle bombe intelligenti, dei droni, in cui non è dato guardare negli occhi il proprio nemico o  sentire l'odore del terrore del tuo compagno di trincea.
    Il potere a differenza di noi impara, ha imparato a gestire le masse ed evita pericolosi assembramenti, sa che le rivoluzioni nascono là dove il popolo può sentirsi forte, numeroso, come le grandi fabbriche di Pietroburgo del 1905 e tende a parcellizarlo, a renderlo un insieme atomizzato di individui.
    E il potere sa che qualsiasi idea di comunità è pericolosa , anche e sopratutto quella nazionale, ecco perché oggi non può darsi un Don Camillo che cerchi di riscaldare i cuori con il patriottismo italico come contrasto all'internazionalismo proletario dei comunisti di Don Peppone.
    Oggi la situazione è ribaltata : l'unico internazionalismo presente nello scenario mondiale è quello dei capitali ed è a quello che si vuole che le masse guardino.
    E' l'internazionalismo della CocaCola e dei MCDonald , un assetto che mi permette in qualsiasi parte del globo mi trovi di gustarmi il mio Big Mac, ecco perché oggi il Potere ha come migliore alleato un certo sentimento  internazionalista che paradossalmente si trova con più facilità tra gli eredi di Don Peppone che tra quelli di Don Camillo, oggi è la sinistra per bene , quella del PD, delle Gruber e degli Tsipras, che svolge il ruolo di architrave del sistema .
    Ed ecco il pericolo per i sovranisti : abbracciare Don Camillo ed il suo becero nazionalismo per dover contrastare il becero internazionalismo dei bilderberghini nostrani.
    A meno che…
    A meno che non rinasca un altro internazionalismo quello dei dominati contro i dominatori , e un altro nazionalismo, quello degli italiani che si guardano in faccia e si rendono conto di essere un bel popolo, pieno di gente simpatica che parla una bellissima lingua e che forse meriterebbe, come disse prima di morire Monicelli, una bella rivoluzione…ma questa è un'altra storia.

  3. aaron ha detto:

    Adriano grazie per il commento, trovo molto significativo che tu concluda con queste parole: 

     

    A meno che non rinasca un altro internazionalismo quello dei dominati contro i dominatori , e un altro nazionalismo, quello degli italiani che si guardano in faccia e si rendono conto di essere un bel popolo, pieno di gente simpatica che parla una bellissima lingua e che forse meriterebbe, come disse prima di morire Monicelli, una bella rivoluzione…ma questa è un'altra storia.

     

    Non scambiatemi per un Irredentista, non voglio evocare nessuno scenario di guerra ne partecipare ad alcuna, riconosco che la guerra è uno degli strumenti maggiormente usati per risolvere le controversie tra Potere e Popolo e la Comunità, come detto da te, è un pericolo per il nostro nemico più di qualsiasi fucile o cannone.

    Ma cosè la Comunità? Come la si costruisce? quali Azioni quotidiane devono essere messe in campo per farla maturare e non appassire?

    Penso, dalla mia esperienza, che la Comunità è prima di tutto riempirsi gli occhi di bellezza, osservando i nostri territori, la felicità e il benessere dei nostri concittadini e le pratiche delle nostre azioni. Dissi, al II congresso nazionale di ARS del 2012, che noi abbiamo un compito importante che è quello di ribellarci prima a ciò che non ci piace di noi, alla trasformazione morale ed etica che abbiamo subito in 30 anni di bombardamento ideologico e liberista. Fatto questo, che richiede uno degli sforzi maggiori, possiamo solo che unirci a coorte, cioè quella formazione disciplinata che gli Antichi Romani usavano per le loro Legioni , chiaramente in forma metaforica ma con il sentimento di allora, che è anche quello delle trincee del 15-18, dove individui apparentemente diversi scoprivano la bellezza di sentirsi parte di qualcosa, anche del tragico destino di una morte comune.

    Questo lavoro, cioè questa Ribellione Culturale, può solo condurci alla Rivoluzione di Bellezza che è quella alla quale noi di ARS decidiamo di dedicare il nostro tempo e lavoro, che all'apparenza può sembrare Tecnico e incentrato sullo Statalismo e l'Economia, ma in realtà rimette insieme dei pezzetti per costruire delle Comunità

    Siam stati per troppo tempo divisi e canaglie tra di noi, concentrati a assorbire tutto ciò che ci veniva servito in mezzo al "BigMac" ingurgitato ogni giorno, ma io viaggio per l'Italia , vado a vedere i luoghi dell'infanzia dei miei genitori o dei mie nonni, incontro gente di ogni tipo per il lavoro che faccio e so, per certo, che anche molti di coloro che sono giunti nel nostro paese con l'immigrazione degli anni '90, insieme ai tanti che non si sono ancora arresi, loro, coesi in un destino comune, saranno l'arma più vincente contro il nostro nemico.

     

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