Microfisica dell’alternanza scuola-lavoro

Potrebbero interessarti anche...

9 Risposte

  1. Paolo Di Remigio ha detto:

    A me sembra che l’articolo sia un po’ troppo sottile e che insinui una indebita sottigliezza anche nei riformatori della scuola. Gli sfugge la questione principale: mentre l’alternanza può essere utile negli istituti professionali e negli istituti tecnici, che sono finalizzati all’immediata entrata nel mondo del lavoro o comunque non la escludono, nei licei equivale a un sabotaggio della didattica, perché questi introducono agli studi universitari ed è impossibile stabilire un legame sensato tra lo studio teorico previsto nel curricolo e le applicazioni lavorative; dunque nei licei l’alternanza diventa una farsa. I motivi per cui i riformatori l’hanno comunque imposta non sono però le microfisiche dell’interiorizzazione delle regole del mercato e della massimizzazione. Il fine di ogni novità a scuola è uno solo: DEQUALIFICARE LA SCUOLA PUBBLICA (ripeto: PUBBLICA) fino a farla diventare un OSPIZIO, inclusivo e divertente, ma NON ISTRUTTIVO, così che si generi una domanda solvibile di istruzione che a sua volta susciti un’OFFERTA di istruzione PRIVATA. Si tratta non del subdolo tentativo di educare al mercato neoliberale: per questo è già sufficiente la disoccupazione; si tratta invece di un capitolo della privatizzazione dei settori pubblici, sulla base del dogma della superiore efficienza del produttore privato. In questo senso vanno anche i dati presentati nell’articolo: la dissipazione nel nulla delle energie di insegnanti e studenti, l’ulteriore alleggerimento di un esame di stato che già così promuove tutti.

    • Lorenzo ha detto:

      D’accordo in linea di massima, ma credo che le cose siano un po’ più sfumate e inquadrabili in un contesto generale.

      La verità è ^anche^ che, in una società in piena decadenza, la trasformazione della scuola pubblica in ostello fa comodo a tanti se non a tutti: agl’insegnanti che fanno poco o niente, ai genitori ormai in gran parte disinteressati a educare, che vogliono solo sentirsi dire che il figlio non ha problemi, ai ragazzi stessi inebetiti da pubblicità e telefonini, ai sinistrati favorevoli all’invasione migratoria cui il parcheggio sociale serve come modello di integrazione, e ovviamente al governo che taglia i fondi scolastici ed alleva generazioni di mentecatti tanto superficiali quanto ignoranti, dunque facilmente manipolabili.

      • Paolo Di Remigio ha detto:

        Che gli insegnanti facciano poco o niente è una valutazione che ignora una specificità dell’insegnamento; questa specificità consiste nel ‘tenere’ le classi per ore: è semplicemente impossibile per un insegnante fare niente o poco, perché i suoi 20-30 alunni diventerebberi selvaggi e non glielo consentirebbero. Certo, è possibile fare bene o male. Il punto dolente della scuola neoliberale è un altro, cioè che non fa fare niente AGLI ALUNNI: né sforzi di conoscenza, né esercitazioni, né verifiche, ma attività ricreative (che per l’insegnante non sono affatto più riposanti). Anche gli alunni ne soffrono: c’è in loro, come c’è in tutti, la tentazione della pigrizia, ma più forte è il bisogno di conoscere e di imparare a lavorare, dunque più cocente il senso di delusione per le ore scialacquate nel nulla.

        • Paolo Di Remigio ha detto:

          Per avere un riscontro di quanto affermo faccia un esperimento: confronti i volti degli insegnanti con quelli degli altri lavoratori della scuola: 18 ore davanti alla classe li logorano molto di più di quanto logorino 36 ore negli uffici e nei corridoi.

          • Lorenzo ha detto:

            Quel che dice è giusto ma non ci siamo capiti. Intendevo che fra massificazione e riforme liberiste, le immissioni in ruolo di cani e porci negli anni 60-70, e il fatto che la grande maggioranza degl’insegnanti sono meridionali, il livello di preparazione e motivazione spesso è basso e per questo va volentieri incontro alla richiesta di menefreghismo e di avanti tutti senza distinzioni che viene dal ministero.

  2. Paolo Di Remigio ha detto:

    Anche il pensiero che il progresso tecnologico induca una disoccupazione massiccia è quanto meno incompleto. Alla disoccupazione tecnologica si può ovviare, se lo si vuole – la Costituzione italiana, per esempio, lo vuole. Ma dai tempi dell’affermazione del neoliberalismo non lo si vuole più. Perché la disoccupazione è lo strumento con cui si fanno scendere i salari e salire i profitti, quindi, più che il problema è la soluzione, è il risultato atteso dell’esercizione delle quattro libertà di movimento neoliberali: delle merci, dei servizi, dei capitali, del lavoro. Se l’imprenditore è aiutato a delocalizzare, se l’immigrazione è incoraggiata, diminuisce la domanda di lavoro nei paesi a costo del lavoro superiore e si dirige verso l’offerta di lavoro al ribasso; così i lavoratori finiscono sul lastrico.

    • tiberio ha detto:

      Volevo far notare che il progresso tecnologico non riduce l’occupazione ma, dopo aver letto i suoi due commenti, mi sono accorto che le sue risposte spiegano magistralmente ciò che sta accadendo .

  3. Vittorio ha detto:

    L’alternanza scuola -lavoro può avere un senso per gli studenti delle scuole professionali. Per tutti gli altri si tratta solamente di ore-lavoro sottratte inutilmente allo studio. L’alternanza scuola-lavoro è un provvedimento volto alla dequalificazione della scuola e dell’istruzione pubblica. Si vuole creare inoltre una massa di lavoratori/schiavi da mettere in batteria con gli immigrati in un gioco al ribasso contrario agli interessi dei lavoratori e del paese. Una nazione sovrana tutela i legittimi interessi di se stessa e dei suoi cittadini. Tra questi riveste un’importanza strategica avere una scuola che prepari i cittadini alle sfide del futuro e fornisca al paese le risorse umane per competere con le altre nazioni. In quest’ottica ho sempre pensato che la qualità dell’istruzione che un paese garantisce ai suoi cittadini sia un ottimo indicatore del suo livello di sovranità, quindi non sono affatto sorpreso da questo accanimento demolitorio nei confronti della scuola e dell’università, progettato scientificamente e implementato con determinazione maniacale dai servi dell’UE e delle multinazionali. Un giorno ci libereremo di questi vigliacchi schifosi.

    “Istruitevi perchè avremo bisogno di tutta la Nostra Intelligenza.”

    Alcide De Gasperi (patriota)

  4. Erno Ferri ha detto:

    De Remigio ha colto molti aspetti interessanti e colmato alcune lacune dell’articolo. Che nel progetto della Buona Scuola manchino riflessioni e si manifestino obiettivi di facile consenso e dequalificazione della scuola pubblica è confermato da diversi elementi. Lorenzo sembra più condizionato da giudizi comunemente accettati anche se non frutto di considerazioni approfondite. Il lavoro dell’insegnante non si riduce alle ore di lezione ma dovrebbe comprendere sia i tempi di preparazione delle lezioni che di approfondimento delle conoscenze. La disoccupazione non è certo conseguenza dello sviluppo economico, giusto De Remigio, che questa sia una favola è dimostrato dalla semplice osservazione degli sviluppi dell’ultimo secolo. Lo sviluppo tecnologico favorisce nuovi bisogni e nuove organizzazioni del lavoro, la disoccupazione è invece figlia di un modello economico neoliberista. Periodi di permanenza degli allievi in azienda sono certamente utili negli Istituti Tecnici e Professionali, venivano fatti anche prima sfruttando le vacanze estive, ma richiedono percorsi definiti, aziende che inseriscano con correttezza gli allievi, non dovrebbe modificare il percorso formativo e dovrebbe permettere un’adeguata collaborazione azienda scuola. I rischi sono infiniti, dal ragazzo che si deprime in azienda alla risorsa a poco prezzo che fa i lavori più dequalificati. Per avvicinare la scuola al mondo reale per molte scuole sarebbe preferibile inserire nei programmi di alcune materie elementi di conoscenza dell’organizzazione e dell’economia d’azienda.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *